Toscana. Ipasvi Pisa: “Rossi dimentica la netta distinzione tra infermieri e operatori socio sanitari”

Toscana. Ipasvi Pisa: “Rossi dimentica la netta distinzione tra infermieri e operatori socio sanitari”

Toscana. Ipasvi Pisa: “Rossi dimentica la netta distinzione tra infermieri e operatori socio sanitari”
Gli infermieri pisani replicano all'ntervento del governatore. "La responsabilità giuridica e le competenze sanitarie che la legge attribuisce all’infermiere non possono in alcun modo essere esercitate, ma anzi sono vietate, all’operatore socio sanitario".

“L’infermiere è per legge il responsabile dell’assistenza generale infermieristica, è un professionista laureato e iscritto ad un ordine professionale”. Con questa secca constatazione il Collegio Ipasvi di Pisa replica a al Presidente toscano Enrico Rossi intervenuto pochi giorni fa su Quotidiano Sanità. D’altra parte, sottolineano gli infermieri toscani, l’operatore socio sanitario “è una figura tecnica (non sanitaria) che attraverso un corso regionale della durata variabile tra sei mesi e un anno, svolge attività di tipo domestico e alberghiero e di supporto assistenziale in collaborazione con le altre figure responsabili dell’assistenza”.

Le due figure, precisa la nota dell’Ipasvi di Pisa, “sono quindi estremamente diverse per formazione: 5 anni di scuola superiore e 3 anni di università più master specialistici per l’infermiere; licenza media e corso regionale di 1 solo anno per l’operatore socio sanitario”. Gli infermieri controbattono con questa distinzione alle parole di Rossi che aveva espresso. “Almeno in parte sarà possibile sostituire il gran numero di infermieri, che potranno andare in pensione, con un certo numero di giovani Operatori Socio Sanitari preparati, pieni di voglia di fare, e non ancora colpiti da quel fenomeno serio, come il burn out, che in sanità fiacca molte energie che tanto hanno dato, e stanno dando, al Servizio Sanitario”. Di conseguenza, ragiona l’Ipasvi di Pisa, “la responsabilità giuridica e le competenze sanitarie che la legge attribuisce all’infermiere non possono in alcun modo essere esercitate, ma anzi sono vietate, all’OSS”.

E, per sostenere il loro ragionamento, gli infermieri riportano alcuni esempi. “L’infermiere è al tavolo operatorio in sala operatoria, esegue prelievi per esami diagnostici, può somministrare ogni tipo di terapia, può posizionare dispositivi cruenti (cannule endovenose, cateteri vescicali, sondini nasogastrici), gestire apparecchiature elettromedicali (es. pompe infusionali, apparecchi diagnostici, ventilatori polmonari, macchine da dialisi) e la lista è ancora lunga”. Tutte cose che, sottolineano, “gli OSS no possono fare avendo il campo limitato all’ambito igienico e domestico-alberghiero”.
Ma il ragionamento dell’Ipasvi procede ancora più in profondità. “L’ abbaglio del presidente appare ancor più evidente quando attribuisce alla categoria degli infermieri il bollino di ‘anziani’ e ‘bruciati dal burn out’. Non rendendosi forse conto che la colpa è che il sistema sanitario regionale da lui amministrato da ormai 15 anni”.

Ci sono moltissimi giovani laureati in Infermieristica, osserva l’Ipasvi, ”che sono motivatissimi e non aspettano altro che essere chiamati a fare il loro lavoro in aiuto al cittadino malato. Il ricambio generazionale è una risorsa ed una risposta assolutamente benefica in tutti i settori e la sanità non sfugge a questa regola, e gli Infermieri quanto a motivazione non sono secondi a nessuno e soprattutto non possono e non devono essere sostituiti da personale caratteristiche e competenze inferiori. Ne va della salute della cittadinanza”.

Sulla base di questi elementi, gli infermieri pisani denunciano “gioco al ribasso sulle competenze sanitarie operato dai vertici politico istituzionali, a favore del risparmio ma a tutto svantaggio e a rischio degli utenti e dei pazienti delle strutture sanitarie, che come collegio professionale siamo chiamati a difendere”. E, infine, rivolgono una domanda al governatore Rossi: “Per riorganizzazione dell’assistenza intende un risparmio sui reali sprechi o intende un ulteriore abbassamento dei livelli assistenziali sulla pelle dei cittadini e degli ammalati?”.

25 Febbraio 2015

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