Toscana. Opi Firenze-Pistoia: “Mancano 5mila infermieri”

Toscana. Opi Firenze-Pistoia: “Mancano 5mila infermieri”

Toscana. Opi Firenze-Pistoia: “Mancano 5mila infermieri”

Il presidente Davide Nucci avverte: “Il quadro che emerge dai dati della Corte dei Conti e dalle denunce sindacali evidenzia una crisi strutturale. Oltre alle 800 dimissioni del 2025. Senza un adeguamento dei contratti e delle condizioni operative, il capitale umano rischia di disperdersi verso l'estero o il privato”.

“Valorizzare il capitale umano infermieristico, rimodulando le condizioni operative, adeguando il trattamento economico, investendo nelle competenze e coinvolgendo gli infermieri nelle decisioni strategiche: questi sono i punti non più rimandabili per invertire la tendenza”. A dirlo è David Nucci, presidente dell’Ordine delle Professioni infermieristiche interprovinciale Firenze-Pistoia, commentando i dati presentati dalla Corte dei Conti nel corso di una audizione, a fine aprile, presso le commissioni riunite Bilancio del Senato e della Camera, sul Documento di Finanza Pubblica 2026. Audizione nel corso del quale (vedi documento) veniva riferito come “il fenomeno delle dimissioni anticipate è ancora evidente, su tutto il territorio, con particolare riferimento alla professione infermieristica, per la quale nel 2025 si registrano dimissioni che variano da 1.605 unità in Lombardia a circa 800 in Toscana e Veneto, circa 600 in Emilia-Romagna e Piemonte, 345 in Campania, circa 200 in Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche, Puglia e Sardegna, 80 in Umbria, 85 a Bolzano, 51 in Abruzzo, 29 in Valle d’Aosta e 16 in Basilicata”.

“Il quadro che emerge dai dati della Corte dei Conti e dalle denunce sindacali evidenzia una crisi strutturale – commenta David Nucci -. Oltre alle 800 dimissioni del 2025, si stima che nella regione manchino complessivamente circa 5mila infermieri per garantire i servizi minimi. Nella sola Asl Toscana Centro (che include Firenze, Prato e Pistoia), si è registrata una perdita di quasi 160 infermieri nell’ultimo anno. Gli esperti e i quotidiani come La Repubblica attribuiscono l’abbandono a carichi di lavoro insostenibili (turni fino a 12 ore), stipendi non adeguati e il fenomeno del ‘burnout’ post-pandemia. La ‘retention’ del personale è oggi una sfida prioritaria vista la carenza di professionisti – prosegue -. È necessario introdurre orari flessibili, soprattutto per i genitori, e agevolare trasferimenti vicino a casa, per una migliore conciliazione vita-lavoro. Ma sarebbe importante anche passare da modelli gerarchici a reti assistenziali integrate dove l’infermiere collabora paritariamente con altre figure sanitarie e creare ambienti di lavoro sicuri, dove l’errore sia visto come momento di miglioramento e non di giudizio”.

Non secondario il tema del riconoscimento economico. “In Toscana, un infermiere guadagna mediamente tra i 1850 e i 2.100 euro netti al mese, cifre spesso ritenute insufficienti rispetto alle responsabilità e al costo della vita – prosegue Nucci -. La carenza di personale sta mettendo a rischio l’attuazione dei progetti legati al Pnrr, come l’apertura delle Case della Comunità: secondo la Corte dei Conti, a livello nazionale solo il 3,8% di queste strutture è pienamente operativo a causa della mancanza di personale. In Toscana, la situazione si riflette anche in un aumento delle liste d’attesa e in una pressione crescente sui reparti di emergenza-urgenza. Senza un adeguamento dei contratti e delle condizioni operative, il capitale umano rischia di disperdersi verso l’estero o il settore privato. È necessaria una revisione dei trattamenti salariali per rendere la professione competitiva e attrattiva per i giovani”.

“Ma bisogna lavorare anche sullo sviluppo di nuovi modelli, valorizzando l’infermiere di famiglia e di comunità per la gestione della cronicità sul territorio, come previsto dal Pnrr – spiega David Nucci -, senza dimenticare il tema del riconoscimento delle competenze: dovremmo implementare percorsi di carriera che valorizzino i Master specialistici (es. in area critica, cure primarie, oncologia) ma anche promuovere un addestramento pratico e continuo che aumenti la sicurezza e l’autonomia decisionale, oltre a incentivare la partecipazione degli infermieri a studi clinici e all’adozione di tecnologie di digital health come la teleassistenza. Infine – conclude Nucci -. L’infermiere dev’essere protagonista dei cambiamenti organizzativi: inserire stabilmente gli infermieri nei tavoli di programmazione sanitaria e nella definizione dei piani di lavoro dev’essere una priorità. Così come integrare la voce dei pazienti e dei caregiver per identificare inefficienze e proporre modelli assistenziali più aderenti ai bisogni reali. Il tempo per gli spot sui social è finito, attendiamo un incontro fattivo con i decisori al fine di interrompere questa drammatica emorragia”.

05 Maggio 2026

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