Toscana. Rossi: “Rilanciare i valori di giustizia del Ssn”. E sulla libera professione: “Va abolita”

Toscana. Rossi: “Rilanciare i valori di giustizia del Ssn”. E sulla libera professione: “Va abolita”

Toscana. Rossi: “Rilanciare i valori di giustizia del Ssn”. E sulla libera professione: “Va abolita”
Così il presidente della Regione è intervenuto alla festa della Cgil a La Spezia sul tema del futuro della sanità pubblica. "In Toscana abbiamo provato ad attuare l'intramoenia come previsto dalla lege, ma non funziona. Dobbiamo mettere mano a tutto questo. Se i medici abbandonano il sistema pubblico, sapete quanto giovani ci sono disposti ad entrare al posto di chi lascia per il privato?".

Rilanciare il servizio sanitario nazionale ripartendo dai valori di uguaglianza sociale che hanno ispirato la legge 833, la riforma della sanità pubblica il cui impianto, valido ancora oggi, ha solo bisogno di essere aggiornato. Questo il filo conduttore dell'intervento del presidente della Regione Enrico Rossi alla festa della Cgil a La Spezia sul tema del futuro della sanità pubblica.
 
Un rilancio di un servizio sanitario, che "non ha bisogno di sconvolgimenti ma di paziente manutenzione" che passa da quello che il presidente chiama "un patto con i medici e gli operatori per arrivare con il rinnovo del contratto, che si attende da sette anni e che dovrà prevede la possibilità di far entrare nel sistema forze nuove, per far lavorare i giovani". E accanto questo, un'altra proposta forte. "Sono drastico: la libera professione va abolita. In Toscana abbiamo provato ad attuare l'intramoenia come previsto dalla lege, ma non funziona. Dobbiamo mettere mano a tutto questo, non possiamo possiamo giustificare agli occhi dei cittadini che chi paga può essere curato, chi non paga no. Se i medici abbandonano il sistema pubblico, sapete quanto giovani ci sono disposti ad entrare al posto di chi lascia per il privato?".
 
E se l'accordo sui Lea, i livelli esssenziali di assistenza, fermi da 15 anni, raggiunto ieri fra ministero e Regioni è un passo avanti, sarà necessario mettere davvero le Regioni e le Asl in condizioni di attuarli davvero. Come? "Uniformando il paese sugli standard di qualità più elevati, diffondendo le buone pratiche e facendo in modo che gli obiettivi migliori raggiunti in una regione siano patrimonio di tutti. Spero che siamo all'inizio di una svolta. Un ritorno alla sostanza di quella che per l'Italia è stata forse la più grande conquista socialista del secolo scorso, anche se ad attuarla è stata una democristiana: dobbiamo tenere la corda tesa verso quegli obiettivi di giustizia, un sistema sanitario nel quale tutti i cittadini hanno diritto a curarsi bene e nello stesso modo e dove chi può dovrà contribuire di più".
 
Ultimo tema. "Chi di noi va in ospedale ne esce abbastanza soddisfatto, certo la perfezione non fa parte di questo mondo, ma è anche vero che in un paese di invidualisti siamo riusciti a creare un sistema nazionale e a livello superiore ad altri paesi. Guardiamo le cose come stanno. Alla riforma della 833 è mancato il territorio sulla lungodegenza. Allora la popolazione invecchiava meno, si moriva prima. La mia proposta è quella di creare un fondo per l'assistenza degli anziani, faccciamolo subito perché possa funzionare fra 15 anni. Avremmo così persone competenti, badanti che non lavorano al nero. Ci vogliono più soldi, più convinzione politica e l'idea che la spesa sociale non è solo un costo da tagliare ma è un bene per la collettività e per lo sviluppo. Si aprirebbero tanti posti di lavoro nell'arco di qualche anno, e sarebbe un bel contribuito alla salute del paese e anche all'occupazione".

09 Settembre 2016

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