Tumori prostata. Campus Bio-Medico primo centro accreditato nel Lazio con biopsia ‘fusion’

Tumori prostata. Campus Bio-Medico primo centro accreditato nel Lazio con biopsia ‘fusion’

Tumori prostata. Campus Bio-Medico primo centro accreditato nel Lazio con biopsia ‘fusion’
L'Unità Operativa di Urologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, diretta da Giovanni Muto, è tra le prime strutture in Italia a offrire questa innovativa possibilità di diagnosi per la forma tumorale oggi a più alta incidenza negli uomini over-50. Una mappatura 3D meno invasiva e più efficace.

Un ‘navigatore’ che fonde le immagini della risonanza magnetica con quelle dell’ecografia tridimensionale, guidando l’ago della biopsia fino al ‘bersaglio', ovvero le cellule neoplastiche all’interno della prostata: è la possibilità offerta dalla tecnologia ‘fusion’, ora disponibile presso l’Unità Operativa di Urologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, diretta da Giovanni Muto. La struttura è la prima nel Lazio, tra quelle accreditate con il Servizio sanitario nazionale, e una delle prime in Italia a poter offrire ai suoi pazienti questa innovativa tipologia di esame diagnostico. Oltre a ridurre in modo significativo il rischio che alcuni tumori prostatici possano passare inosservati, la biopsia per fusione evita di dover pungere più volte la stessa area, perché rende visibile il tessuto tumorale in modo differenziato rispetto a quello sano, superando il limite della tradizionale ecografia ad ultrasuoni.

“Le immagini tridimensionali messe a disposizione dalla biopsia ‘fusion' – spiega Muto – forniscono all'operatore le coordinate necessarie a individuare e raggiungere con l'ago, durante l'esame, la massa tumorale. Una novità importante, perchè fino ad oggi la neoplasia visibile sulla risonanza magnetica non poteva poi essere individuata in modo 'mirato' con l'ecografo durante l'indagine, che veniva effettuata in modo casuale. Per questo, i pazienti erano costretti a sottoporsi anche a due o tre biopsie negative prima di ottenere un risultato positivo. Inoltre, per avere maggiori probabilità d'incontrare il tumore, la tecnica tradizionale richiedeva almeno dodici prelievi di tessuto, con una percentuale d'individuazione che non superava comunque il 35 per cento. Ora ne bastano due o tre per consentire al clinico d'impostare una terapia del carcinoma prostatico riscontrato realmente su misura".

Una novità, quella della biopsia ‘fusion’, che interessa un numero crescente di persone: secondo i dati della Società Italiana di Urologia, infatti, tra gli uomini over-50 il carcinoma della prostata è il principale tumore maligno in termini d’incidenza (12 per cento, ha superato anche quello al polmone, fermo al 10 per cento) e rappresenta circa il 15 per cento di tutti i tumori maschili diagnosticati. Peraltro, l’incidenza negli ultimi dieci anni è più che raddoppiata (+53 per cento), anche a seguito dell’aumento dell’età media della popolazione e dell’introduzione dell’esame dell’Antigene prostatico specifico, o PSA.

13 Maggio 2015

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