Umbria e Lazio siglano accordo sulla mobilità sanitaria

Umbria e Lazio siglano accordo sulla mobilità sanitaria

Umbria e Lazio siglano accordo sulla mobilità sanitaria
Grazie all'accordo sono stati definiti gli obiettivi specifici a cui dovranno uniformarsi i Piani di attività delle Regioni in base all’Accordo quadro triennale 2015-2017. Saranno approfondite le problematiche specifiche degli scambi tra le due Regioni, individuando le diverse tipologie di domanda e l’eventuale livello di inappropriatezza.

Individuare le reti di servizi da riorganizzare in modo integrato in ambito sovraregionale; garantire la regolazione e la facilitazione di accesso alle prestazioni dei pazienti dell’altra Regione attraverso adeguati sistemi di informazione e la semplificazione delle procedure amministrative. E ancora, definire criteri di appropriatezza comuni per l’accesso alle prestazioni sanitarie nei diversi regimi assistenziali; prevedere la mobilità di equipe di professionisti di una regione nelle strutture dell’altra.
 
Sono questi solo alcuni degli obiettivi specifici a cui dovranno uniformarsi i Piani di attività delle Regioni Umbria e Lazio in base all’Accordo quadro triennale 2015-2017 per la gestione della mobilità sanitaria fra le due Regioni sottoscritto oggi a Terni, dai rispettivi presidenti, Nicola Zingaretti e Catiuscia Marini.
 
L'accordo prevede inoltre: la rivalutazione della  rete dell’emergenza nelle zone di confine al fine di far afferire le urgenze/emergenze alla struttura ospedaliera più accessibile; prevedere attività di training all’interno di specifici progetti volti, in particolare, a favorire l’integrazione fra professionisti dell’area territoriale e specialistica delle due regioni; stabilire tetti massimi di finanziamento per i volumi di prestazioni erogate; eliminare progressivamente le eventuali differenze tariffarie, prevedendo aggiornamenti puntuali; condividere programmi di monitoraggio e controllo dell’attività effettuata e di valutazioni dell’appropriatezza delle tipologie e delle prestazioni erogate e prevedere eventuali misure di penalizzazione degli effetti distorsivi (superamento tetti, ricoveri inappropriati, ricoveri ripetuti o troppo brevi).
 
Gli ambiti di lavoro individuati nel documento riguardano l’analisi dei fenomeni di mobilità sanitaria, la mobilità ospedaliera e specialistica ambulatoriale e le problematiche specifiche delle aree di confine. In particolare nell’Accordo si sottolinea che la mobilità sanitaria per essere governata debba essere ben conosciuta e quindi dovranno essere preliminarmente approfondite le problematiche specifiche degli scambi tra le due Regioni,  individuando le diverse tipologie di domanda a cui il fenomeno risponde e l’eventuale livello di inappropriatezza. Relativamente alla  mobilità ospedaliera e specialistica ambulatoriale si  conviene che ricoveri e prestazioni specialistiche costituiscono le aree a cui vanno rivolti prioritariamente gli interventi di governo dei flussi di mobilità per migliorare l’appropriatezza clinica e organizzativa, favorendo il trasferimento delle attività dal regime di ricovero a quello ambulatoriale, adottando criteri di accesso alle prestazioni omogenei fra le due Regioni.
 
Infine, per quanto riguarda le problematiche specifiche delle aree di confine vengono indicate nell’atto come  il tema di maggior interesse, in quanto costituiscono l’ambito per sperimentare concretamente l’idea di un federalismo solidale. A tal fine verrà  approfondita la possibilità di definire accordi relativi a tali aree, per garantire la miglior qualità e continuità assistenziale in un sistema funzionalmente integrato di servizi che sappia valorizzare le opportunità presenti in un’ottica di ottimizzazione complessiva delle risorse impegnate.
 
Le due Regioni potranno inoltre individuare ulteriori specifici settori assistenziali di comune interesse per i quali verranno sviluppati programmi su scala regionale o in ambito territoriale.
Per dare attuazione all’Accordo verrà definito uno specifico Piano di attività, il cui tetto di riferimento è il dato 2013, con possibilità di rivalutazione per gli anni successivi al primo. Le regioni si impegnano inoltre ad effettuare il monitoraggio dell’attività e, qualora, in particolari aree, emergano eventuali scostamenti rispetto all’andamento atteso, ad intervenire al fine di eliminare le criticità.
 
 

09 Gennaio 2015

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