Veneto. Ancora scintille tra Zaia e i medici di famiglia sulla medicina di gruppo

Veneto. Ancora scintille tra Zaia e i medici di famiglia sulla medicina di gruppo

Veneto. Ancora scintille tra Zaia e i medici di famiglia sulla medicina di gruppo
Il presidente ha espresso dubbi sull’utilità, in Veneto, della medicina di gruppo: “Funziona nei grandi agglomerati, in cui un anziano può prendere un autobus e raggiungere il centro medico. Ma nei nostri paesi un anziano se non c’è un medico non si cura”. I sindacati replicano: “Abbiamo sempre sostenuto la necessità del mantenimento degli ambulatori periferici nei paesi medio-piccoli, sono i funzionari della Regione e delle singole ASL che spingono per l’attività dei medici di famiglia esclusivamente nelle sedi principali”.

Ancora scintille tra il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e i sindacati della medicina generale. A scatenarle, stavolta, alcune dichiarazioni di Zaia riprese dall’Ansa in merito alla Medicina di Gruppo Integrata (Mdg), sulla cui utilità il presidente ha espresso dei dubbi. “Nella nostra regione – ha detto, secondo quanto riportato dall’Ansa – c’è una antropizzazione distribuita su 574 comuni che polverizza la popolazione. La Mgi funziona nei grandi agglomerati, in cui un anziano può prendere un autobus e raggiungere il centro medico. Ma nei nostri paesi un anziano se non c’è un medico non si cura. Il nostro servizio di prossimità va salvaguardato – ha concluso Zaia – e io credo siano fondamentali in questa partita i medici di base”.
 
Parole, quelle di Zaia, che hanno lasciato stupiti i sindacati della medicina generale Fimmg, Snami, Smi e Intesa Sindacale, che evidenziano come l’intenzione di accentrare l’attività dei medici di famiglia in poche sedi principali fosse proprio della Regione e delle Asl.
 
“Leggiamo con stupore il comunicato Ansa che riporta la dichiarazione del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia sulla efficacia delle MGI nella Regione Veneto. Fin dall’inizio, circa otto anni fa, della progettazione di questo modello, le Organizzazioni rappresentative dei Medici di Famiglia hanno sostenuto la necessità del mantenimento degli ambulatori periferici nei paesi medio-piccoli. Addirittura nei modelli proposti alla Regione c’è quello per le zone disperse e montane che non prevede una sede principale ma solo sedi periferiche. In questi mesi sui Tavoli Regionali sono state fortissime le discussioni con i funzionari della Regione e delle singole ASL che invece spingono affinché l’attività dei Medici di Famiglia di svolgesse tutta ed esclusivamente nelle sedi principali”, sostengono i quattro sindacati in una nota congiunta.


 


I sindacati proseguono: “Se il Governatore ci volesse ricevere (non lo fa da febbraio 2017 nonostante le nostre richieste) avremmo modo di dimostrare attraverso atti ufficiali la nostra ferrea volontà di non chiudere neanche un ambulatorio periferico ed evidenziargli come anche in questo momento i suoi Uffici spingono, attraverso interpretazioni normative fantasiose, per la chiusura degli ambulatori nei comuni medio-piccoli”.
 
“Vogliamo rassicurare il Governatore che i Medici di famiglia del Veneto saranno sempre al suo fianco per migliorare e rendere più accessibile la medicina territoriale ai cittadini della nostra Regione ma, a parte la loro professionalità, questo sarà possibile esclusivamente se la politica metterà al loro supporto le risorse umane e la strumentazione necessarie per una medicina di famiglia moderna”, evidenziano i sindacati.   

12 Aprile 2018

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