Veneto. Femminicidio, Donazzan: “La prima arma è l’educazione affettiva”

Veneto. Femminicidio, Donazzan: “La prima arma è l’educazione affettiva”

Veneto. Femminicidio, Donazzan: “La prima arma è l’educazione affettiva”
L’assessore all’istruzione chiamerà a raccolta una squadra di esperti per avviare un progetto di “educazione sentimentale”, a partire dalle scuole. “Basta parlare solo di educazione sessuale”. Confermato l’impegno della Regione anche rispetto ai servizi e ai fondi dedicati ai centri antiviolenza.

“Le sole leggi di contrasto non siano sufficienti, prima di tutto è necessario intervenire con un progetto di educazione sentimentale, a partire dalle scuole”. Ad affermarlo è l’assessore alla scuola della Regione Veneto, Elena Donazzan, intervenendo dopo gli ultimi casi di femminicidio in Italia e precisando che tra educazione sentimentale ed educazione sessuale c’è differenza. “Quando si è parlato di educare bambini e ragazzi nelle scuole alle relazioni interpersonali – spiega in una nota – si è puntato prevalentemente all’educazione sessuale. Il percorso educativo dovrebbe invece puntare all'educazione all’affettività per entrambi i generi, ad un amore rispettoso e dolce, che pare invece essere stato sostituito da possesso e ossessività”.

Per questo Donazzan annuncia che chiederà “ai maggiori esperti tra educatori, pedagogisti, teologi e psicologi di aiutarmi in questa sfida culturale per la scuola veneta. Ha ragione  la presidente della Federazione italiana degli psicologi Vera Slepoj ad evidenziare che la politica non può tacere e né limitarsi a mere condanne formali o a emanare norme che rischiano di rimanere proclami nominali: l’educazione sentimentale deve entrare nelle scuole e diventare materia di apprendimento”.

Sul fenomeno della violenza contro le donne interviene, in Veneto, anche l’assessore al Sociale Manuela Lanzarin, che conferma l’impegno della Regione nei confronti dei servizi dedicati. “La Regione Veneto, con una rete di 41 strutture tra centri antiviolenza, case rifugio e strutture protette, rientra appieno nei parametri nazionali previsti dalla legge 119 del 2013. E le risorse sinora stanziate non sono affatto in diminuzione: nel 2014 sono stati erogati oltre un milione di fondi pubblici, di cui 400 mila regionali, per sostenere i centri antiviolenza e le strutture di secondo livello; nel periodo 2015-2017 l’impegno finanziario regionale per il funzionamento dei centri è confermato con 800 mila euro, in attesa del promesso riparto del fondo nazionale per le iniziative di contrasto alla violenza di genere”.

E il Veneto, ribadisce la referente per le politiche sociali, “non intende abbassare la guardia ed è in prima fila nel promuovere progetti di sensibilizzazione e di rete, d’intesa con associazionismo, volontariato, enti locali e aziende sanitarie. Ci siamo rivolti anche all’Unione europea per rafforzare la rete dei centri e delle strutture antiviolenza, presentando un progetto, insieme al Centro antiviolenza di Padova e all’associazione nazionale dei centri antiviolenza (D.I. Re), per rafforzare e coordinare le procedure di accoglienza e presa in carico delle segnalazioni delle donne, e proponendo una campagna di sensibilizzazione rivolta agli operatori dell’informazione, ai media e all’opinione pubblica, finanziabile dalla Direzione generale Giustizia della commissione europea con il bando contro la violenza sulle donne. Perché – conclude l’assessore – la prima e vera battaglia contro le prevaricazioni  di genere è culturale e va condotta nei media, nelle scuole, nei luoghi di socializzazione, là dove si forma l’educazione ai sentimenti e ai rapporti familiari e interpersonali”.

10 Giugno 2016

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