Veneto, nelle liste d’attesa priorità agli assistiti residenti

Veneto, nelle liste d’attesa priorità agli assistiti residenti

Veneto, nelle liste d’attesa priorità agli assistiti residenti
Liste d’attesa al  centro dell’incontro tra l’Assessore alla Sanità, Luca Coletto e i Dg. Per Coletto, nelle Ulss,  occorre dare precedenza  ai residenti, gli utenti extra-regione riceveranno risposte adeguate nei tempi oggettivamente possibili.

Liste d’attesa sotto la lente. L’assessore alla sanità della regione Veneto, Luca Coletto si è incontrato oggi con i manager delle Ulss e delle Ao per dare risposte al problema dei tempi di attesa tema prioritario per l’amministrazione regionale. “Dobbiamo quindi migliorare la nostra capacità di risposta alle esigenze della gente e, pur sapendo che nessuno può avere la bacchetta magica, concentrare l’attenzione di tutti su tutte le possibili azioni da mettere in campo per migliorare la situazione” ha detto l’assessore che ha posto l’accento sulla necessità assoluta che, in Veneto, venga data la precedenza ai cittadini assistiti residenti. “Non intendiamo discriminare nessuno – ha tenuto a precisare Coletto – ma se un’Ulss ha 100mila assistiti residenti è alle loro necessità che deve prioritariamente dare risposta. Gli utenti di altri territori, anche fuori dal Veneto, riceveranno una risposta adeguata nei tempi oggettivamente possibili. Diverso è il discorso per le Aziende Ospedaliere di Padova e Verona – ha aggiunto l’assessore – che sono strutture di assoluta eccellenza e lavorano, con le rispettive Università, per dare risposte a tutta Italia”.
Nel corso dell’incontro sono stati poi approfonditi aspetti legati alla gestione delle liste d’attesa: il governo del funzionamento dei Cup; la gestione delle agende, che deve essere differenziata tra prima visita e visita di controllo; la “provincializzazione” delle agende per le prestazioni di fascia più alta che non possono essere erogate in tutte le strutture; il rafforzamento dell’informatizzazione; la circolazione in tutte le aziende delle “buone pratiche” già presenti in molte realtà; una migliore gestione delle disdette (che in alcune aree superano il 30%) utilizzando nuove tecnologie che permettano al cittadino di comunicare la propria disdetta (in molti casi ciò non avviene) 24 ore su 24.
Decisa, infine, l’istituzione, di un tavolo tecnico per fare periodicamente il punto della situazione e valutare “in corso d’opera” le iniziative attuate e quelle da intraprendere.

02 Settembre 2010

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