Violenza contro gli operatori sanitari. “Strumentalizzato uno studio che non parla di noi”, la denuncia degli Opi Puglia

Violenza contro gli operatori sanitari. “Strumentalizzato uno studio che non parla di noi”, la denuncia degli Opi Puglia

Violenza contro gli operatori sanitari. “Strumentalizzato uno studio che non parla di noi”, la denuncia degli Opi Puglia
Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Puglia denunciano la strumentalizzazione politica di uno studio sulle violenze in sanità, che non analizza realmente la situazione regionale né coinvolge gli infermieri. Contestano l’esclusione dall’Osservatorio regionale sulla sicurezza e chiedono un nuovo studio indipendente, un tavolo tecnico con rappresentanza infermieristica e misure concrete per tutelare chi lavora in prima linea.

Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Puglia rompono il silenzio e contestano con fermezza la narrazione istituzionale sulla violenza contro gli operatori sanitari. Al centro delle polemiche, l’utilizzo da parte dell’Assessorato alla Sanità regionale dello studio “Gender disparities in workplace violence among Italian healthcare workers”, descritto come una ricerca commissionata dalla Regione dopo le aggressioni avvenute nei presidi pugliesi. Ma secondo gli infermieri, la realtà è ben diversa.

In una nota congiunta, gli OPI pugliesi denunciano gravi distorsioni informative: lo studio in questione, spiegano, non è stato né promosso né finanziato dalla Regione, non risulta pubblicato su alcuna rivista scientifica e non analizza nello specifico la realtà pugliese. Si tratta invece di una ricerca accademica avviata quattro anni fa da un singolo dipartimento universitario, approvata dal Comitato Etico dell’AOU di Bari, e focalizzata sulle disparità di genere nel contesto sanitario, in particolare sui soggetti transgender e gender expansive.

“Nessun dato su reparti, territori o professioni sanitarie”, denunciano gli infermieri. “Lo studio non analizza il disagio dei Pronto soccorso, le carenze nelle cure territoriali. Non parla delle condizioni lavorative degli infermieri, che pure rappresentano il 40% del campione e sono i più colpiti da violenze fisiche e verbali secondo i dati INAIL, CEASE-IT e ISS”.

Ma la critica si estende anche all’esclusione della rappresentanza infermieristica dall’ORSEPS, il nuovo Osservatorio Regionale per la Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie. “Una scelta politica – affermano – che tradisce lo spirito di collaborazione e mortifica chi è ogni giorno in prima linea. Non ci si può sedere a un tavolo istituzionale come comparse, senza voce né ruolo definito. Per questo abbiamo scelto, responsabilmente, di non partecipare all’insediamento del 30 giugno”.

Gli OPI pugliesi lanciano dunque tre richieste alla Regione:

  • Un nuovo studio regionale, indipendente, multidisciplinare/multicentrico, professione-specifico, che analizzi la violenza sul lavoro in sanità stratificando per contesto, reparto, setting e responsabilità;
  • La costituzione di un tavolo tecnico permanente, dove l’Infermieristica non sia una “parte” indistinta, ma una voce riconosciuta, competente, protagonista;
  • Azioni concrete, strutturali, misurabili, che restituiscano fiducia, sicurezza e dignità a chi ogni giorno cura, ascolta, contiene, resiste.

“Non vogliamo visibilità, vogliamo rispetto – concludono – non cerchiamo titoli, ma tutele. Siamo 460.000 in Italia, quelli che aprono le stanze chiuse, varcano soglie fragili, sostengono corpi e vite. Siamo quelli che non si possono escludere. E se qualcuno pensa di farlo, deve sapere che non resteremo in silenzio

09 Luglio 2025

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