È allarme demenza con i “vecchi” anticoagulanti orali

È allarme demenza con i “vecchi” anticoagulanti orali

È allarme demenza con i “vecchi” anticoagulanti orali
Ritenuti un presidio terapeutico fondamentale per ridurre il rischio di ictus tromboembolico in corso di fibrillazione atriale o di altre condizioni come le valvulopatie, i vecchi anticoagulanti come il warfarin sembrano loro stessi conferire un aumento di rischio per varie forme di demenza, da quella microvascolare all’Alzheimer. Soprattutto nei pazienti con fibrillazione atriale, al di sotto dei 70 anni e con INR molto instabile

Uno studio condotto su oltre 10 mila pazienti trattati a lungo termine con warfarin ha evidenziato la presenza di elevati tassi di demenza vascolare e di Alzheimer, nei soggetti con fibrillazione atriale, rispetto a quelli non affetti da questa aritmia. I risultati di questa ricerca condotta dall’Intermountain Medical Center Heart Institute di Salt Lake City sono stati presentati nei giorni scorsi al congresso annuale dell’Heart Rhythm Society.
 
La fibrillazione atriale è l’aritmia più comune, con tassi di incidenza in crescita esponenziale per l’invecchiamento della popolazione. La demenza dal canto suo, oltre ad essere una condizione invalidante, con un peso sociale e umano elevatissimo, viene elencata anche tra le cause principali di mortalità e morbilità nelle nazioni industrializzate.
E’ noto da tempo che la fibrillazione atriale possa aumentare il rischio di demenza perché rappresenta un importante fattore di rischio per ictus embolico e microembolico; ma gli anticoagulanti orali, che vengono somministrati allo scopo di ridurre questo rischio, possono causare a loro volta emorragie cerebrali di varia entità, che hanno un impatto negativo sulle funzioni cognitive.
 
Lo studio, presentato al congresso americano e condotto dal Servizio di Terapia Anticoagulante dell’Intermountain Healthcare di Salt Lake City, ha incluso 10.537 pazienti senza storia nota di demenza al momento dell’arruolamento; tutti erano in terapia anticoagulante orale per fibrillazione atriale, valvulopatie o malattie tromboemboliche. Dopo un follow up medio di sette anni, i ricercatori americani hanno evidenziato che, nel gruppo di pazienti con fibrillazione atriale, tutte le forme di demenza risultavano più rappresentate, rispetto ai pazienti non affetti da questa aritmia. In entrambi i gruppi tuttavia i tassi di demenza erano più elevati nei soggetti con un tempo in range terapeutico ridotto o troppo instabile. Nei soggetti con livelli di INR troppo alti o troppo bassi, il tasso di demenza aumenta, nonostante che i pazienti fossero in terapia anticoagulante. E comunque, al di là dall’efficacia o meno della terapia anticoagulante, sono i pazienti con fibrillazione atriale a mostrare invariabilmente tassi più elevati di demenza; i più esposti a questo rischio sembrano essere in particolare quelli al di sotto di 70 anni.
 
“E’ la prima volta – afferma T. Jared Bunch, direttore della ricerca aritmologica dell’Intermountain  – che uno studio dimostra che i pazienti trattati in cronico con warfarin presentano un rischio importante di alterazioni cognitive, a prescindere dall’indicazione per la quale sono terapia anticoagulante. Come medici dobbiamo dunque ricordarci che, nonostante un appropriato utilizzo del warfarin per varie indicazioni, quali la prevenzione dell’ictus nei soggetti con fibrillazione atriale, questo farmaco comporta dei rischi, che stiamo cominciando a scoprire solo adesso. Per questo riteniamo che solo i pazienti con una necessità assoluta di queste terapie, debbano assumerle a lungo termine. Inoltre, a meno che non ci siano delle indicazioni mediche specifiche, andrebbe evitata l’assunzione di farmaci come l’aspirina , che può aumentare l’effetto degli anticoagulanti. Infine, nei soggetti in trattamento con warfarin che presentino livelli di INR difficili da controllare, sarebbe opportuno considerare lo switch ai nuovi anticoagulanti per ridurre i rischi.”
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

07 Maggio 2016

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