Alzheimer: e se fosse colpa dell’acido ialuronico?

Alzheimer: e se fosse colpa dell’acido ialuronico?

Alzheimer: e se fosse colpa dell’acido ialuronico?
Uno studio dell’Istituto Italiano di Tecnologia rivela il ruolo dell’acido ialuronico nella regolazione della capacità delle cellule cerebrali di adattarsi agli stimoli esterni. Un processo alterato in molte patologie neurologiche. 

Non soltanto un toccasana per i trattamenti antiaging, dal momento che rappresenta il componente primario della matrice extracellulare che circonda le cellule dando loro supporto strutturale. L’acido ialuronico potrebbe avere un ruolo chiave nell’insorgenza di Alzheimer, epilessia e sclerosi multipla. La scoperta, pubblicata su Neuron, arriva dal dipartimento di Neuroscienze e Neurotecnologie dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.
Il lavoro, frutto di una collaborazione con alcune delle maggiori strutture mondiali dedicate alla ricerca in campo neurologico, ha dimostrato il ruolo fondamentale dell’acido ialuronico nella regolazione della plasticità sinaptica dell’ippocampo, cioè della capacità dei neuroni di adattarsi agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno. Un meccanismo alla base della memoria a breve e lungo termine che è conseguenza della capacità delle connessioni neuronali di adattarsi in risposta al tipo di stimolo ricevuto.
Nello studio, i ricercatori hanno scoperto che rimuovendo dalla matrice extracellulare l’acido ialuronico risultano compromessi sia la plasticità sinaptica, sia la memoria a lungo termine. Questo perché l’eliminazione dell’acido ialuronico riduce l’attività dei canali per il calcio di tipo L presenti sui neuroni diminuendo l’ingresso degli ioni calcio all’interno di queste cellule, passaggio necessario all’attivazione del processo della plasticità sinaptica.
In base a questa scoperta, è plausibile ipotizzare che un eccesso di acido ialuronico possa aumentare l’attività del canali del calcio, scatenando delle forme patologiche di plasticità. Non è un caso che un aumento di acido ialuronico si registri infatti in patologie come l’Alzheimer, l’epilessia e la sclerosi multipla.
“Questo studio rappresenta un passo avanti importante nello studio di patologie gravi, croniche e altamente invalidanti, in quanto non esistono cure efficaci per chi ne è affetto”, ha commentato il coordinatore della ricerca Alexander Dityatev. “Proprio per la complessità di queste malattie, si sta rivelando molto utile partire dalla comprensione dei meccanismi molecolari sottesi a esse. Questo studio propone un meccanismo che mette in relazione alterazioni della matrice extracellulare con difetti della memoria. Ma non solo. Quello che è risultato fondamentale è anche la creazione di gruppi di studio ampi e provenienti da diversi paesi, che hanno dato prova di una grande capacità di collaborazione, per raggiungere dei risultati così importanti”. 

15 Luglio 2010

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