Alzheimer. Neurogranina possibile marker della malattia

Alzheimer. Neurogranina possibile marker della malattia

Alzheimer. Neurogranina possibile marker della malattia
Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista JAMA Neurology, ipotizza che la proteina neurogranina nel fluido cerebrospinale (CSF) possa essere una spia della patologia sinaptica negli stadi iniziali dell’Alzheimer e della demenza.

(Reuters Health) –  “Questo studio dimostra che i marker nel liquido cerebrospinale possono essere l’elemento attraverso il quale diagnosticare, in un soggetto asintomatico, il rischio di sviluppare una demenza o l’Alzheimer” dice Beverly G. Windham, responsabile del dipartimento di Geriatria e Gerontologia del Medical Center dell’Università del Mississipi. “Prima che i pazienti mostrino i sintomi della malattia – aggiunge Windham – a livello celebrale si sono già verificati significativi cambiamenti patologici. Gli scienziati ritengono che i trattamenti potrebbero essere efficaci se somministrati negli stadi iniziali della patologia”.
 
Lo studio
Lo studio è stato condotto da un èquipe di medici della scuola di medicina dell’Università di Washington a St. Louis, Missouri, guidata dal dottor David Holtzman. Il team di ricercatori ha messo a confronto per 11 anni un gruppo di pazienti volontari (95), residenti nella zona, ai quali era stata fatta una diagnosi della malattia allo stadio iniziale, con soggetti cognitivamente normali (207). 73 anni l’età media del campione, con un buono stato di salute, senza altre patologie che potessero influire con la demenza e senza controindicazioni all’esecuzione di iniezioni lombari o risonanze magnetiche.
I livelli di neurogranina nel liquido cerebrospinale hanno chiaramente mostrato chi erano i pazienti con sintomi iniziali di AD rispetto a quelli del gruppo di controllo, attraverso l’utilizzo di strumenti diagnostici usati per altri markers del liquido cerebro-spinale.

I test clinici utilizzati comprendevano le valutazioni per identificare lo stadio di demenza. Tra questi, il Clinical Dementia Rating (CDR), CDR sum of boxes (CDR-SB), il test per la valutazione dei disturbi dell’efficienza intellettiva e della presenza di deterioramento cognitivo (Mini-Mental State Examination) e un’ora e mezza di test batteria fisiometrici.

I risultati
Nei pazienti con diagnosi di Alzheimer, i livelli di neurogranina sono risultati direttamente correlati ad una perdita del volume cerebrale, della corteccia entorinale e del tessuto ippocampale; in quelli ad uno stadio pre-clinico della malattia, la neurogranina è legata alla presenza nelle sinapsi della proteina beta-amiloide. La presenza di neurogranina è risultata predittiva anche di future deficienze cognitive nel gruppo di controllo e, nel tempo, di declino cognitivo nei pazienti con Alzheimer asintomatico.

I commenti
Secondo il Direttore del Centro ricerca sull’Alzheimer di Santafé presso l’Università della Florida, David R. Borchelt: “I biomarcatori possono essere utili nel determinare lo stadio della malattia, o se un paziente è un buon candidato per una particolare terapia. Il monitoraggio dei marker può fornire un’indicazione anche sulla potenziale efficacia di un farmaco specifico” Borchelt, che non ha partecipato allo studio, come anche Windham, converge sull’idea che la neurogranina non sia ancora utilizzata nella routine delle diagnosi cliniche, ma che questa nuova scoperta rappresenta un elemento importante nella conoscenza del funzionamento della comunicazione tra neuroni nel campo delle malattie neurodegenerative.

In un editoriale di appendice allo studio, due medici dell’Università della Florida – Steven T. DeKosky e Todd Golde – affermano che “Identificare un marker preclinico che rispecchi il declino del processo cognitivo negli stadi preliminari dell’Alzheimer è una conquista importante nella comprensione dei meccanismi della malattia e ci da un parametro sull’efficacia dei trattamenti terapeutici, spiegando forse anche le piccole, sottili e variabili differenze che noi ascriviamo come riserva cognitiva. La neurogranina, come qualsiasi altro marker sinaptico in grado di quantificare il liquido cerebrospinale allo stadio preclinico della malattia, può essere un valido aiuto nel comprendere i casi in cui un paziente mantiene una normale funzione cognitiva nonostante una significativa presenza di placche amiloidi e grovigli neurofibrillari, verificati al momento dell’autopsia”.
 
Fonte: JAMA Neurology 2016

Will Boggs MD

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Will Boggs MD

11 Aprile 2016

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