Arriva la PET indossabile

Arriva la PET indossabile

Arriva la PET indossabile
Consentirà di studiare i fenomeni che avvengono nel cervello mentre il soggetto è in movimento. Per ora, i ricercatori, puntano a un suo utilizzo sugli animali, ma in futuro potrebbe rivoluzionare le nostre conoscenze del cervello umano.

Cosa succede nel cervello di un atleta mentre corre i 100 metri? O in quello di una donna che sta facendo la spesa?Al momento è possibile fare soltanto ipotesi, ma in futuro i circuiti che vengono accesi o spenti nello svolgere qualunque azione potrebbero essere monitorati grazie alla messa a punto, da parte di un gruppo di ricercatori della Stony Brook University di New York, una PET miniaturizzata e indossabile.
L’efficacia del nuovo dispositivo diagnostico è stata illustrata nei giorni scorsi in uno studio che verrà pubblicato ad aprile su Nature Methods.Nello sviluppare il nuovo strumento, in realtà, il team ha pensato poco al suo impiego sull’uomo. Il problema da risolvere era lo studio delle funzionalità cerebrali negli animali, dal momento che non è semplice sottoporre una bestiola all’esame diagnostico.
Finora, ha spiegato David Schlyer, uno degli autori dello studio si era costretti a immobilizzare o anestetizzare l’animale e questo “ha reso impossibile studiare simultaneamente la neurochimica e i comportamenti degli animali, che sono poi il risultato di ciò che avviene nel cervello. Il nostro approccio è stato finalizzato a eliminare ogni costrizione sviluppando una PET che si muovesse con l’animale. Esserci riusciti – ha aggiunto – apre alla possibilità di correlare direttamente i dati relativi ai fenomeni che avvengono nel cervello con quelli relativi al comportamento”.Del peso di 250 grammi la mini-Pet è stata testata su topi (da qui il nome di RatCAP che sta per Rat Conscious Animal PET) che “sembra si siano adattati bene al punto da muoversi liberamente nel loro ambiente”, hanno spiegato i ricercatori. Il primo esame è stato verificare la correlazione tra rilascio di dopamina e movimento dei topi. Esperimento riuscito: bassi livelli di dopamina correlano con una più alta attività degli animali. “Si tratta forse di un risultato contrario alle aspettative perché l’attivazione del comportamento è in genere associata a un maggiore rilascio di dopamina”, ha commentato Daniela Schulz coautrice dello studio. Ma tant’è.
Al di là di questa “piccola” scoperta, sono le potenzialità della nuova tecnica a dare rilievo alla scoperta. “Il nostro metodo fornisce dati che potrebbero cambiare i tradizionali paradigmi e in definitiva migliorare la nostra comprensione del sistema dopaminergico”. Ma non soltanto di quello.

14 Marzo 2011

© Riproduzione riservata

Prurito. Dermatologi: “Riconoscerlo come malattia e campanello d’allarme di condizioni sistemiche”
Prurito. Dermatologi: “Riconoscerlo come malattia e campanello d’allarme di condizioni sistemiche”

Fastidioso, persistente, talvolta insopportabile: il prurito è uno dei sintomi più diffusi nella popolazione generale e, nelle forme croniche, può incidere sulla qualità della vita in modo paragonabile al dolore...

Come migliorare le prestazioni degli atleti attraverso il riposo
Come migliorare le prestazioni degli atleti attraverso il riposo

La gestione del riposo notturno rappresenta una componente critica nel recupero dell'atleta, con implicazioni dirette sulla salute sistemica e sulla performance. Una recente indagine pubblicata sulla rivista International Journal of...

COVID-19: nello studio COMPARE il vaccino proteico di Sanofi riduce gli effetti avversi
COVID-19: nello studio COMPARE il vaccino proteico di Sanofi riduce gli effetti avversi

In tutti gli endpoint predefiniti dello studio COMPARE, il vaccino anti-COVID-19 a base proteica non mRNA di Sanofi (NVX-CoV2705 ) ha mostrato una reattogenicità sistemica significativamente inferiore rispetto al vaccino...

Trisomia 21, anche una reazione autoimmune dietro la Sindrome di Down. Lo Studio della Cattolica
Trisomia 21, anche una reazione autoimmune dietro la Sindrome di Down. Lo Studio della Cattolica

La Sindrome di Down potrebbe dipendere in alcuni casi anche da una reazione autoimmune – in cui gli anticorpi materni attaccano la membrana che riveste l’ovocita – e questo meccanismo...