Virus sinciziale. Come fare per rendere gratuito il monoclonale Nirsevimab? Ecco le strade su cui si sta ragionando. Ma vanno prima trovate le risorse, circa 100 mln

Virus sinciziale. Come fare per rendere gratuito il monoclonale Nirsevimab? Ecco le strade su cui si sta ragionando. Ma vanno prima trovate le risorse, circa 100 mln

Virus sinciziale. Come fare per rendere gratuito il monoclonale Nirsevimab? Ecco le strade su cui si sta ragionando. Ma vanno prima trovate le risorse, circa 100 mln
Il Ministero della Salute dopo le polemiche con le Regioni ha deciso di attivarsi per poter fornire gratuitamente l’anticorpo monoclonale, utilizzato per la cura delle infezioni di virus respiratorio sinciziale (Rsv) ai bambini al di sotto di un anno. Tra le ipotesi l’inserimento in fascia A o la diretta autorizzazione della Salute alle Regioni per poterlo acquistare a carico del Ssn. Ma vanno trovate le risorse, circa 100 mln.

Una corsa contro il tempo per poter fornire gratuitamente l’anticorpo monoclonale Nirsevimab-Beyfortus, utilizzato per la cura delle infezioni di virus respiratorio sinciziale (Rsv) ai bambini al di sotto di un anno. Il Ministero della Salute dopo aver specificato che le Regioni in Piano di rientro non avrebbero potuto acquistare il farmaco per offrirlo ai cittadini e le altre avrebbero potuto ma finanziandole con risorse extra Fondo sanitario, ha deciso di attivarsi dopo la mole di polemiche che hanno caratterizzato la giornata di ieri.

Infatti si è svolto oggi, presso il Ministero della Salute, un incontro dei Capi dipartimento e i direttori generali della Prevenzione e della Programmazione sanitaria con il presidente e il direttore tecnico scientifico di Aifa, in merito all’anticorpo monoclonale per le infezioni da virus respiratorio sinciziale. “Si è condivisa – si legge in una nota – la necessità di individuare una soluzione rapida per eliminare disparità di trattamento nelle Regioni in piano di rientro in merito all’utilizzo del monoclonale. Per questo è stato chiesto ad Aifa di valutare e indicare il percorso più idoneo e veloce per il raggiungimento dell’obiettivo”.

Ricordiamo che il farmaco è in fascia C, a carico del cittadino, in quanto è stata l’azienda stessa (Sanofi ndr.) a richiederne l’inserimento nella classe.

Ma, detto ciò, come fare? La prima strada sarebbe quella d’inserire il farmaco in Fascia A. L’Aifa sarebbe disponibile per velocizzare l’iter e a convocare una Cse straordinaria ma è chiaro che anche a voler essere rapidissimi ci vorrebbero almeno un mese e mezzo-due mesi per chiudere l’istruttoria. In ogni caso per percorrere questa strada l’azienda dovrebbe richiedere l’inserimento in fascia A (sottoposta però a payback e con i tetti di spesa che vengono ampiamente sforati da anni).

Altra via, come già accaduto in passato, dovrebbe invece prevedere che il Ministero della Salute desse l’autorizzazione alle Regioni di poter acquistare il prodotto (che costa di base 420 euro a trattamento anche se molte regioni hanno pagato tra i 230-250 euro) a carico del Ssn.

Al momento, il costo stimato per l’operazione è di circa 100 milioni di euro per coprire la platea. Risorse che ovviamente vanno trovate (e non sembra cosa facile) a prescindere dalla strada che s’intenda seguire. E intanto le Regioni stanno andando avanti con gli ordinativi, nella speranza che la situazione si risolva in breve tempo.

L.F.

L.F.

20 Settembre 2024

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