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L’Italia alle urne si dimentica della scienza. A dirlo è Nature

di Attilia Burke

In un lungo reportage la rivista americana riporta diverse dichiarazioni di esponenti del mondo scientifico italiano che esprimono le loro perplessità sull’interesse per la scienza e la ricerca da parte dei partiti italiani che correranno alle prossime elezioni. Nessuno escluso

22 FEB - Il problema è nostrano, ma la 'denuncia' arriva da oltreconfine e si legge tra le pagine di una delle più antiche ed importanti riviste scientifiche al mondo. “Le speranze che i ricercatori (italiani) ripongono nel prossimo governo in materia di investimenti in un sistema - quello della ricerca - già sottofinanziato, sono molto scarse”. Così Nature apre la polemica su un tema che sembrerebbe non essere stato al centro, e forse neanche ai margini, del dibattiti politici pre-elezioni.
 
A una settimana dalla visita alle urne, le preoccupazioni degli scienziati nostrani fanno eco all'estero. Nature, in un’analisi firmata da Alison Abbott dell'attuale situazione del Bel Paese, sottolinea come “i ricercatori di tutto il Paese temono che i tagli al budget destinato alla scienza, così come lo stesso interesse nella materia, continueranno a scemare, a prescindere dai risultati delle votazioni del 4 Marzo”.
 
“È probabile che emerga un complesso governo di coalizione. I partiti tradizionali del centro-sinistra e del centro-destra si sono frantumati e una miriade di piccoli partiti cercano di farsi strada, come ad esempio il populista Movimento cinque stelle. Argomenti come l'immigrazione, l'afflusso di rifugiati e l'appartenenza all'eurozona sono stati dominati nei principali dibattiti”, scrive ancora Abbott.
 
Benché il tema della vaccinazione obbligatoria sia stato sotto la luce dei riflettori per molti mesi, le ombre delle polemiche hanno prevalso: "Siamo sull'orlo del collasso – dice a Nature Mario Pianta, economista dell'Università di Roma, che aiuta a preparare le statistiche dell'Italia su ricerca e sviluppo (R & S) per la Commissione europea”.
 
Ma, “l'eccellenza scientifica in Italia non manca - aggiunge - come la fisica delle particelle e la biomedicina. Tuttavia, a differenza di tanti altri Paesi, non è riuscita a modernizzare il suo sistema scientifico negli ultimi decenni. I budget erano troppo bassi. Secondo molti scienziati, le pratiche di assunzione accademiche possono essere complicate e la burocrazia è paralizzante. Le organizzazioni scientifiche hanno sempre avuto scarso potere politico, e non sono state in grado di placare la crescente influenza di chi ha demonizzato le vaccinazioni e promosso cure da ciarlatani”.
 
Inoltre, secondo Raffaella Rumiati, vicepresidente dell'agenzia nazionale per la valutazione della ricerca in Italia (ANVUR): “In materia di investimenti e nel raggiungimento di obiettivi in campo scientifico il gap tra il Nord benestante e il Sud povero sta ampiamente contribuendo ad alimentare politiche populiste e regionaliste. A gennaio, l'agenzia ha annunciato i risultati del suo primo concorso per premiare i dipartimenti universitari con le migliori performance e le istituzioni settentrionali hanno ricevuto una quota schiacciante dei fondi”.
 
Tornando sul discorso politico, Abbott ricorda che “il governo uscente della coalizione di centro-sinistra, guidato da Paolo Gentiloni del Partito Democratico, ha introdotto alcune iniziative per la ricerca, tra cui l'apertura dello Human Technopole, un centro di ricerca da 1,5 miliardi di dollari, a Milano, focalizzato sulla genomica e sulla medicina personalizzata. Nel programma del PD ci sono alcune iniziative politiche legate alla scienza, che promettono più soldi, posti di lavoro per i ricercatori e competizione istituzionale”.
 
Ed è poi sempre Pianta ad affermare che “ulteriori riforme del sistema di ricerca devono essere supportate da maggiori budget. Ma dalla crisi economica del 2008, la già bassa spesa in R&D dell'Italia è diminuita del 20% in termini reali - ben € 1,2 miliardi. Nel 2016 ammontava a € 8,7 miliardi. Il budget dell'università si è ridotto di circa un quinto - a 7 miliardi di euro - così come il numero di professori a livello nazionale. Il finanziamento per gli istituti di ricerca pubblici non è superiore a quello del 2008, con un calo del 9%. E il deficit sostanziale dell'Italia significa che è improbabile che la situazione migliori presto. Peggio ancora, dal 2008 più scienziati hanno lasciato il paese di quanti ne siano entrati, secondo le statistiche dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico”.
 
"Gli scienziati non stanno migrando solo verso paesi conosciuti per avere solide basi scientifiche – dice ancora Pianta – Ma molti si recano anche in paesi come la Spagna". Ma, nonostante questo, nota ancora Nature, “paradossalmente nel complesso la ricerca sta andando fin troppo bene. Dal 2005, l'Italia ha aumentato il suo contributo in materia di pubblicazioni più citate al mondo. E produce più pubblicazioni per unità di spesa per ricerca e sviluppo rispetto a qualsiasi altro paese dell'Unione europea ad eccezione del Regno Unito. "Il felice paradosso non può durare - afferma Pianta - Stiamo andando verso la mediocrità".
 
Una delle maggiori preoccupazioni che affliggono il mondo accademico e che segnano la via verso la sopracitata mediocrità sono le “paure antiscientifiche – scrive Nature - I sondaggi suggeriscono che il Movimento Cinque Stelle, riceverà il maggior numero di voti. Di Maio ha attivamente corteggiato accademici, portando alcuni a bordo come consulenti. Secondo la piattaforma elettorale, i Cinque Stelle vorrebbero rivedere il sistema di valutazione, aumentare i finanziamenti della ricerca e istituire un'agenzia dedicata per selezionare i fondi per la ricerca. Ma la maggior parte dei ricercatori considerano il Movimento con allarmismo. Alcuni dei suoi membri hanno sostenuto campagne anti-scientifiche, tra cui quella contro i vaccini. (Marco Bella, un chimico dell'Università La Sapienza di Roma, che è candidato a con i Cinque Stelle, afferma del resto che tutte le parti hanno i loro estremisti e che la maggior parte dei membri del movimento ora preferisce la vaccinazione). Molti scienziati considerano il crescente sentimento no-vax dell'Italia come uno degli sviluppi più preoccupanti degli ultimi anni, soprattutto da quando il governo ha reso obbligatorie 10 vaccinazioni per gli scolari lo scorso luglio”.
 
L'ingegnere italiano Mattia Butta, della Czech Technical University di Praga, era così stanco della retorica anti-scientifica nel suo paese d'origine da aver fondato l'anno scorso un partito politico a favore della scienza. "Volevo che il metodo scientifico entrasse in parlamento", afferma parlando con Nature.
“Il suo partito, 'W la Fisica', non è riuscito a raccogliere abbastanza aiuti per ottenere la lista elettorale. Ma un altro partito che si batteva contro la vaccinazione, chiamato SiAmo, lo ha fatto”.
 
Secondo quanto riportato da Nature: “È improbabile che il Movimento Cinque Stelle partecipi a qualsiasi coalizione di governo. Quindi il governo più probabile che emergerà sarà un mix di partiti di centrodestra guidati da Forza Italia di Silvio Berlusconi, inclusi la Lega, che dovrebbe ricevere il secondo più alto numero di voti. Questo gruppo non ha fatto proposte concrete sul fronte scientifico, anche se Forza Italia ha attratto candidati da un piccolo partito contrario alla ricerca sugli animali. Una coalizione di centrodestra potrebbe conquistare abbastanza posti per formare un governo. In caso contrario, potrebbe formare una coalizione più ampia con il Partito Democratico. Ma qualunque sia il prossimo governo - afferma su Nature Butta - è improbabile che cambi radicalmente la cultura scientifica”.
 
Attilia Burke

22 febbraio 2018
© Riproduzione riservata

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