Attacco cardiaco. La diagnosi si fa con l’iPhone

Attacco cardiaco. La diagnosi si fa con l’iPhone

Attacco cardiaco. La diagnosi si fa con l’iPhone
Quando un paziente è colto da infarto l’intervento immediato è importante, ma quando è colto da infarto miocardico acuto diventa assolutamente cruciale, se gli si vuole salvare la vita. Oggi un’app per smartphone potrebbe aiutare, rendendo l’intervento ancora più tempestivo e affidabile.

È ancora sperimentale, l’app che potrebbe presto cambiare i metodi diagnostici per le malattie cardiache: trasmette le immagini, come quelle registrate nell’elettrocardiogramma, in maniera sicura, rapida e ad alta risoluzione. Uno strumento di questo tipo potrebbe aiutare a velocizzare la diagnosi soprattutto nei casi di attacchi cardiaci più improvvisi e letali, come in caso di infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI). L’app, sviluppata dall’Università della Virginia è stata presentata nel corso delle Quality of Care and Outcomes Research Scientific Sessions 2013 dell’American Heart Association.
 
La telemedicina si sta negli ultimi anni pian piano diffondendo anche in Italia: il successo di questa tecnologia è dovuto principalmente alla possibilità di effettuare a distanza una diagnosi precoce e di ridurre così il tempo di intervento, fatto particolarmente importante nel trattamento dell’infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST. In questo tipo di attacchi cardiaci, infatti, la finestra in cui l’intervento chirurgico ha la maggiore probabilità di essere efficace è piuttosto breve, entro i 90 minuti nel caso di intervento a cuore aperto, entro 30 nel caso di intervento solo farmacologico.
Perché una diagnosi possa essere fatta abbastanza in fretta è stata dunque introdotta la telemedicina, che si basa su un sistema di trasmissione tempestiva delle analisi dal luogo di primo intervento all’ospedale. L’idea alla base di questa pratica è che, ad esempio, l’elettrocardiogramma che mostra evidenza di un attacco cardiaco possa arrivare ai medici che tratteranno il paziente in emergenza subito prima (o quantomeno contemporaneamente) al paziente stesso.
 
Fino ad oggi, questo tipo di trasmissione avviene tramite sistemi commerciali specializzati che funzionano via web, oppure – talvolta –via cellulare. Il vero problema di queste immagini però è che devono essere ad alta risoluzione, e per questo possono occupare molto spazio e il loro invio può essere molto lungo o poco affidabile, soprattutto nei punti in cui la rete/connessione non è molto potente. “Ed è proprio in questo caso che un semplice smartphone potrebbe salvare vite”, ha spiegato David R. Burt, ideatore principale dell’app e docente di medicina d’urgenza alla Scuola di Medicina dell’Università della Virginia, a Charlottesville. “L’app che abbiamo sviluppato può rendere la trasmissione degli elettrocardiogrammi pre-accettazione in ospedale molto meno costosa e nello stesso tempo molto più affidabile. E ciò si traduce immediatamente in un intervento più veloce e dunque in più vite salvate”. L’app è in grado anche di modificare la dimensione della foto, e di “centrarla”, se fosse necessario.
 
Per verificarne il corretto funzionamento, gli scienziati hanno testato l’invio di immagini di elettrocardiogramma per oltre 1500 volte, in area urbana. Nei test effettuati sull’applicazione, sviluppata per iPhone, le immagini, trasmesse con diversi operatori, arrivavano in appena 4-6 secondi, contro i 38-114 secondi che impiega ad arrivare via mail un elettrocardiogramma a dimensione reale e ai 17-48 secondi che necessita l’invio di una immagine grande, ma ottimizzata per il web. Inoltre, il tasso di fallimento dell’invio a 120 secondi era meno dello 0,5%, mentre quello per le immagini inviate via mail può variare dal 3 al 71 per cento.
Al più presto i ricercatori testeranno l’app anche in zone rurali, con un accesso alla rete più difficoltoso.”Ci aspettiamo che in molti luoghi sarà possibile trasmettere queste immagini di vitale importanza in maniera molto più efficace rispetto ad altri network commerciali, o anche in luoghi dove questi non arrivano”, ha spiegato Burt.

21 Maggio 2013

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