Cancro del colon-retto. Usa: aumentano i casi tra i ventenni e i trentenni

Cancro del colon-retto. Usa: aumentano i casi tra i ventenni e i trentenni

Cancro del colon-retto. Usa: aumentano i casi tra i ventenni e i trentenni
Uno studio pubblicato su Jama Surgery rivela un inaspettato aumento di incidenza del cancro del colon tra i giovani americani. Le proiezioni per il 2030 prevedono un aumento di incidenza del 90% per i tumori del colon e di oltre il 124% per quelli del retto nella fascia d’età tra i 20 e i 34 anni

L’incidenza del tumore del colon retto, uno dei più importanti big killer tra i tumori, tradizionalmente appannaggio delle decadi d’età più avanzate, sta mostrando uno strano andamento negli ultimi tempi, almeno negli Stati Uniti. In particolare, i dati epidemiologici degli ultimi 25 anni segnalano una flessione di incidenza tra gli over 50, a scapito però delle decadi più giovani, tra le quali questo tumore è in netto aumento.

Per analizzare meglio il fenomeno, Christina E. Bailey e colleghi dell’Università del Texas, Anderson Cancer Center, Houston (USA), hanno condotto uno studio di coorte retrospettivo utilizzando i dati del registro SEER (Surveillance, Epidemiology, and End Results) del National Cancer Institute per il carcinoma del colon, dal primo gennaio 1975 al 31 dicembre 2010. L’età al momento della diagnosi è stata analizzata ad intervalli di 15 anni, a partire dall’età di 20 anni. Il registro SEER è fonte molto autorevole circa i dati di incidenza, sopravvivenza e prevalenza dei tumori ed è rappresentativo di circa un terzo della popolazione statunitense.

Nel periodo compreso tra il 1975 e il 2010, l’incidenza complessiva del tumore del colon-retto negli Stati Uniti si è ridotta dello 0,92%. La riduzione di incidenza è stata costante tra gli over 50, mentre tra i giovani adulti (20-39 anni) si è assistito ad un aumento di incidenza. Ed è allarme: le proiezioni per il 2030 – basate sugli attuali trend di crescita – portano a prevedere un aumento di incidenza del 90% per i tumori del colon e di oltre il 124% per quelli del retto nella fascia d’età compresa tra i 20 e i 34 anni; la crescita d’incidenza prevista nella popolazione tra 35 e 49 anni è invece rispettivamente del 27,7% e del 46%.

Gli autori non sanno dare una spiegazione a questo fenomeno ed auspicano dunque che futuri studi consentano di determinarne le cause, così da poter mettere in atto opportune misure di prevenzione e strategie di diagnosi precoce.

Il cancro del colon-retto è il terzo tumore più frequente in entrambi i sessi. Negli Usa lo scorso anno ha fatto registrare circa 143 mila neodiagnosi e provocato 50.830 decessi (in Italia si stimano 52 mila nuovi casi  e circa 20 mila decessi l’anno; e sono circa 300 mila gli italiani con una pregressa diagnosi di carcinoma del colon-retto ).

Dal 1998 al 2006 negli USA l’incidenza di questo tumore si è ridotta del 3% l’anno negli uomini e del 2,4% l’anno nelle donne, in gran parte grazie allo screening, sempre più praticato e basato specificamente sulla colonscopia, che in questo Paese, come in Italia, viene raccomandata a partire dai 50 anni (il programma di screening del colon-retto in Italia è diretto alle persone tra i 50 e i 69 anni e consiste nel test del sangue occulto nelle feci, seguito da colonscopia nei casi positivi, da ripetere ogni 2 anni).

Lo screening riduce l’incidenza del tumore poiché consente di individuare e quindi rimuovere i polipi adenomatosi, che sono lesioni precancerose. Le persone con meno di 50 anni, per le quali non è previsto lo screening con queste modalità, arrivano invece spesso alla diagnosi con una malattia in fase avanzata.
 
Non è chiaro cosa ci sia dietro l’aumento di incidenza di cancro del colon retto tra i giovani adulti; un fenomeno analogo è stato segnalato per il cancro della mammella tra le giovani donne.
 
In un articolo di commento apparso sullo stesso numero del giornale, Kiran K. Turaga del Medical College of Wisconsin, Surgery, (Milwaukee, USA) sottolinea l’importanza che ha avuto nella riduzione di incidenza di questo tumore l’ampia adozione delle linee guida della US Preventative Task Force per lo screening del colon-retto, il miglioramento degli strumenti a fibre ottiche e naturalmente il training dei medici.
 
Ma l’articolo della Bailey non consente di cullarsi sugli allori e anzi lancia l’allarme circa l’aumento di incidenza del tumore del colon retto tra i giovani adulti. Dando per scontato che questo sia un fenomeno reale – prosegue Turaga –  c’è da chiedersi quale ne sia la causa e cosa si possa fare. Gli autori dello studio suggeriscono che la dieta e lo stile di vita ‘occidentale’ possano avere una qualche responsabilità. I tumori che si sviluppano nei pazienti più giovani spesso differiscono nella loro espressione di instabilità dei microsatelliti, di BRAF, KRAS o nel fenotipo metilatore delle isole CpG; sono inoltre più spesso mucinosi e aggressivi.
 
L’idea di allargare lo screening anche alle fasce d’età più giovani è tuttavia peregrina – afferma Turaga – visto che, nonostante l’aumento di incidenza, il contributo della fascia 20-34 anni a tutti i casi di tumore del colon retto è di appena l’1% e quello della fascia 35-49 anni, del 6,8%. Lo screening non sarebbe cioè cost-effective.
 
Invece – propone l’autore – questo studio dovrebbe essere di stimolo a ricercare strumenti migliori per la predizione del rischio, che aiutino ad caratterizzare meglio i soggetti a rischio, per sottoporli precocemente a strategie di screening e prevenzione mirate. A questo proposito sembrano interessanti l’uso del DNA fecale, il profiling genetico e modelli matematici che potrebbero entrare nel repertorio diagnostico degli oncologi del futuro.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

07 Novembre 2014

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