Emicrania a scuola. Ne soffre un bambino su 10. Sisc: “Per l’età pediatrica mancano farmaci specifici”

Emicrania a scuola. Ne soffre un bambino su 10. Sisc: “Per l’età pediatrica mancano farmaci specifici”

Emicrania a scuola. Ne soffre un bambino su 10. Sisc: “Per l’età pediatrica mancano farmaci specifici”

In Italia la prevalenza dell’emicrania è stimata al 5% a 10 anni, mentre a livello internazionale supera il 10% tra bambini e adolescenti. Il ritorno a scuola, con stress e cambiamento dei ritmi quotidiani, può favorire gli attacchi. De Tommaso (Sisc): “Abbiamo un arsenale terapeutico validissimo, ma mancano sperimentazioni cliniche specifiche”. Il rendimento scolastico può ridursi fino al 30%

Tra i bambini e i ragazzi che in queste settimane hanno ripreso la scuola sono molti quelli che soffrono di emicrania: uno su 20 secondo i dati italiani e oltre uno su 10 secondo una metanalisi internazionale. Un problema che diventa particolarmente evidente con la ripresa dell’attività scolastica, quando ansia e cambiamento dei ritmi quotidiani possono favorire gli attacchi negli alunni già predisposti.

A complicare il quadro è la mancanza di farmaci specifici per l’età pediatrica. Esistono quelli utilizzati negli adulti – con i più recenti si risolvono oltre il 70-80% dei casi – ma non sono sperimentati nei bambini e negli adolescenti. Gli specialisti sono quindi costretti a prescriverli con la massima prudenza in modalità off label, ossia al di fuori delle indicazioni ufficiali, con la conseguenza che probabilmente non vengono utilizzati in tutti i casi in cui potrebbero essere utili.

“È una situazione paradossale perché abbiamo ormai un arsenale terapeutico validissimo sia per curare gli attacchi sia per prevenirli, cioè i gepanti e gli anticorpi monoclonali per via sistemica, la tossina botulinica localmente. Ma non possiamo utilizzarli con la stessa sicurezza e tranquillità che abbiamo per i pazienti adulti, perché mancano le sperimentazioni cliniche specifiche e quindi le direttive chiare su dosi e uso”, spiega Marina De Tommaso, Ordinario di Neurologia all’Università di Bari e Presidente della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (Sisc).

La conseguenza, secondo De Tommaso, è un sottoutilizzo delle terapie, con ricadute sul rendimento scolastico, assenze anche più volte al mese e soprattutto inutili sofferenze.

In Italia almeno un bambino per classe Il mal di testa più diffuso in età pediatrica è quello di tipo emicranico. Si manifesta intorno ai 7-8 anni e aumenta durante l’adolescenza, nella fascia tra i 13 e i 18 anni.

Secondo un focus dell’Irccs materno-infantile Burlo Garofolo di Trieste, pubblicato nel gennaio 2023, la prevalenza dell’emicrania nei bambini italiani è del 5% a 10 anni: uno su 20, almeno un alunno per ogni classe. Una metanalisi pubblicata sempre nel 2023 su The Journal of Headache and Pain indica invece che a livello internazionale soffre di emicrania oltre il 10% dei bambini e degli adolescenti, uno su 10. Una stima definita “ragionevole” ed estrapolata da questi dati indica, per l’Italia, oltre 160mila bambini e 500mila adolescenti.

“Quasi tutti i bambini e adolescenti che soffrono di questo disturbo stanno decisamente meglio durante le vacanze estive, mentre peggiorano durante l’anno scolastico. I periodi più critici sono l’inizio della scuola e il ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale – spiega Massimiliano Valeriani, Direttore della Developmental Neurology Unit dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma – la prevalenza dell’emicrania è simile nei due sessi fino all’età di 9-10 anni, dopodiché la forbice tra maschi e femmine aumenta sempre più, a scapito di queste ultime”.

Il rendimento scolastico può calare fino al 30%

L’emicrania può incidere in molti modi sul rendimento scolastico, con una riduzione che, secondo studi americani, può arrivare al 30%. Lo stress, ad esempio quello legato all’ansia, favorisce l’attacco emicranico e il dolore provoca una riduzione dell’attenzione e delle capacità di apprendimento, aumentando ulteriormente lo stress.

A pesare sono anche le assenze: da quattro a cinque giorni l’anno, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Child Neurology nell’agosto 2026.

“Un grave problema è rappresentato dagli insegnanti, che generalmente interpretano il mal di testa dei propri alunni come una scusa per evitare compiti, interrogazioni e verifiche – osserva Valeriani – e questo genera frustrazione nei bambini che vedono aggiungere al danno, il mal di testa, la beffa di non essere compresi e creduti”.

L’emicrania può comparire anche molto presto. Già tra i 4 e i 7 anni il bambino può lamentare chiaramente il mal di testa, anche se a queste età l’attacco può durare meno di dieci minuti. “E non dimentichiamo che l’emicrania può colpire anche i più piccoli e manifestarsi con sintomi diversi dal mal di testa, quali le coliche gassose del lattante, il torcicollo parossistico benigno, le vertigini parossistiche benigne, la sindrome del vomito ciclico, i dolori addominali ricorrenti, i cosiddetti dolori di crescita e la cinetosi”, spiega Valeriani.

Quanto all’uso di pc e smartphone, per gli esperti non si può affermare che siano causa degli attacchi. “Non si può dire che siano causa di attacchi di mal di testa ma è chiaro che in un bambino emicranico l’uso esagerato degli schermi può influire negativamente sulla severità della malattia”, precisa Valeriani.

Le “red flags” da non sottovalutare

Soprattutto i genitori devono sapere riconoscere i segnali che richiedono un tempestivo approfondimento specialistico. “Per il bambino sono valide ovviamente le raccomandazioni sulle cosiddette ‘red flags’, cioè bandierine rosse per evidenziare i sintomi e i segni critici di allarme su patologie neurologiche e sistemiche che richiedono tempestivi approcci specialistici”, spiega De Tommaso.

Tra questi figurano l’esordio improvviso e violento, con un mal di testa che raggiunge la massima intensità in pochi minuti; la cefalea notturna o al risveglio; un peggioramento progressivo per frequenza e intensità nel corso di settimane o mesi; il dolore che compare o peggiora nettamente con tosse, starnuti, defecazione o sforzo fisico; e un’età molto precoce, sotto i tre anni.

“Il primo medico da sentire è il pediatra, che deve avere competenza in tema di diagnosi delle cefalee più rappresentate nell’età pediatrica, cioè emicrania e cefalea tensiva”, precisa De Tommaso.

I consigli della Sisc

Ai genitori la Sisc raccomanda innanzitutto di non sottovalutare il mal di testa e di rivolgersi in prima battuta al pediatra, prima di sottoporre il bambino ad accertamenti spesso inutili, come la visita oculistica o l’elettroencefalogramma. È inoltre importante valutare l’eventuale presenza di un disagio psicologico del bambino nell’ambito della scuola o della famiglia e riferirlo al medico.

Agli insegnanti viene invece consigliato di osservare la frequenza e la potenziale gravità della cefalea e di aiutare il bambino nel percorso scolastico quando il disturbo crea difficoltà, cercando anche di capire se nel contesto scolastico siano presenti eventuali fattori scatenanti.

24 Settembre 2026

© Riproduzione riservata

La Commissione Europea approva ensitrelvir (Zokovea®) di Shionogi per la profilassi post-esposizione al COVID-19
La Commissione Europea approva ensitrelvir (Zokovea®) di Shionogi per la profilassi post-esposizione al COVID-19

Shionogi & Co., Ltd. annuncia che la Commissione Europea ha approvato ensitrelvir (Zokovea®) per la profilassi post-esposizione (PEP) al COVID-19 negli adulti e negli adolescenti di età pari o superiore...

Farmaci. Al via la revisione del Prontuario. Aifa: “Recepito atto indirizzo del Ministero”
Farmaci. Al via la revisione del Prontuario. Aifa: “Recepito atto indirizzo del Ministero”

Il Consiglio di Amministrazione dell'Agenzia ha recepito l'atto di indirizzo strategico del Ministero della Salute in merito alla revisione del Prontuario farmaceutico nazionale. In particolare, nell’ambito dell’aggiornamento dell’elenco dei farmaci rimborsati...

Contraccezione. L’Oms amplia le possibilità di scelta: nuove indicazioni su pillola, impianti e contraccezione d’emergenza
Contraccezione. L’Oms amplia le possibilità di scelta: nuove indicazioni su pillola, impianti e contraccezione d’emergenza

Dalla possibilità di assumere la pillola anticoncezionale per periodi prolungati o continuativamente fino a un anno all’utilizzo fino a cinque anni dell’impianto contraccettivo a base di etonogestrel. E ancora, il...

Cancro infantile. Oms: sopravvivenza fino al 90% nei Paesi ad alto reddito, nei sistemi sanitari più deboli si ferma intorno al 40%
Cancro infantile. Oms: sopravvivenza fino al 90% nei Paesi ad alto reddito, nei sistemi sanitari più deboli si ferma intorno al 40%

Per un bambino o un adolescente colpito da tumore le probabilità di sopravvivere continuano a dipendere fortemente dal luogo in cui vive. Nei Paesi ad alto reddito i tassi di...