Cancro. Una cura dagli enzimi che riparano le nostre cellule

Cancro. Una cura dagli enzimi che riparano le nostre cellule

Cancro. Una cura dagli enzimi che riparano le nostre cellule
La proteina PNKP, che l’organismo usa per riparare le alterazioni dei geni sani, potrebbe essere usata contro le unità biologiche malate. Come? Evitando che questa le aiuti, correggendo anche i loro danni. Lo studio su Pnas.

Capire la struttura delle molecole che riparano i danni dell’organismo umano potrebbe aiutarci a capire come creare farmaci e terapie ancor più efficaci. Questa l’idea alla base dell’ultima ricerca dei genetisti dell’Università di Alberta. Che proprio a partire da questo hanno pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences un lavoro che potrebbe aiutare a capire cosa succede al Dna delle cellule quando viene danneggiato, grazie allo studio della struttura dell’enzima PNKP (polynucleotide kinase/phosphatase).

I ricercatori conoscevano da precedenti studi il ruolo cruciale della proteina nella riparazione del genoma, ma fino ad oggi nessuno aveva ancora spiegato come essa trovasse e agisse sul danno. “L’enzima rompe le coppie di basi azotate che costituiscono i nucleotidi del Dna, sfila la parte rovinata e la fa entrare al suo interno. Qui il danno viene invertito”, ha spiegato Mark Glover, docente della facoltà di Medicina e Odontoiatria all’Università di Alberta. “Avviene una reazione chimica che permette di ‘curare’ il danno, cosicché il Dna ripristinato possa essere risaldato nella doppia elica. È proprio questo enzima che ci protegge dal cancro”.

Nelle cellule normali le alterazioni del Dna possono portare al collasso di interi cromosomi, causando, a volte, anche il cancro. D’altra parte danneggiare il codice genetico nelle cellule è una cosa utile per ucciderle: allo stesso modo in cui la molecola studiata protegge le cellule sane, protegge anche quelle tumorali, dunque la sua inibizione potrebbe aiutare nella cura al cancro. “Pensiamo che in molte delle neoplasie che diventano resistenti alle terapie, sia che queste siano farmacologiche sia che si tratti di chemio, la sensibilità al trattamento potrebbe essere in un certo senso ‘riattivata’ usando PNKP. L’idea è inibirne l’azione”, ha specificato Glover.

A lungo termine, questo tipo di ricerca potrebbe dunque portare a scoprire il modo di indirizzare l’enzima a lavorare solo sulle cellule sane, ovvero a bloccare la riparazione del Dna in quelle tumorali. “Siamo effettivamente riusciti a fermare l’enzima prima che riparasse il danno nelle cellule malate. Questo è stato possibile solo perché abbiamo capito la struttura dell’enzima PNKP, o meglio della parte che gli permette di legarsi al Dna”, ha aggiunto il ricercatore.
Ad oggi il team di ricerca sta testando alcuni composti che possono agire come inibitori della molecola nei tumori, ed hanno già ottenuto risultati incoraggianti. La difficoltà rimane quella di creare dei farmaci che possano funzionare su tutti i tipi di cancro. “La difficoltà non è tanto quella della ricerca applicata, relativa a questa particolare molecola”, ha concluso Glover: “Il problema è quello di portare avanti la ricerca di base, in modo da capire quale sia la biologia dei diversi tipi di cancro”.

Laura Berardi

14 Febbraio 2012

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