Consumare cibi antinfiammatori riduce rischio CV

Consumare cibi antinfiammatori riduce rischio CV

Consumare cibi antinfiammatori riduce rischio CV
Un gruppo di ricercatori del Brigham and Women’s Hospital e della Harvard Medical School di Boston ha sviluppato e convalidato un punteggio basato sull’assunzione di 18 gruppi di alimenti associati a diversi livelli di marcatori infiammatori e, successivamente, ha confrontato i risultati con gli eventi cardiovascolari registrati in tre ampi studi, riscontrando aumenti del rischio mai inferiori a percentuali a due cifre.

(Reuters Health) – Le persone che consumano una grande quantità di alimenti che promuovono l’infiammazione sono a maggior rischio di malattie cardiovascolari. È la conclusione cui è arrivato uno studio pubblicato dal Journal of the American College of Cardiology (JACC) da un gruppo di ricercatori del Brigham and Women’s Hospital e della Harvard Medical School di Boston (USA), guidato da Frank Hu.
 
Il team ha sviluppato e convalidato il punteggio EDIP (empirical dietary inflammatory pattern) basato sull’assunzione di 18 gruppi di alimenti associati a diversi livelli di marcatori infiammatori, con i cibi pro-infiammatori che includono carne rossa, carne lavorata, carne di organi, carboidrati raffinati e bevande zuccherate, e i cibi antinfiammatori che comprendono verdure a foglie verdi, verdure giallo scuro, cereali integrali, frutta, tè, caffè e vino.
 
Nello studio, Hu e colleghi hanno confrontato il punteggio EDIP con il rischio cardiovascolare in 74.578 donne dello studio Nurses’ Health Study (NHS), 91.656 donne dello studio NHS II e 43.911 uomini dello studio Health Professionals Follow-up Study. In totale, sono stati registrati 15.837 nuovi casi di malattia cardiovascolare, inclusi 9.794 casi di malattia coronarica e 6.174 casi di ictus.
 
Dopo aver preso in considerazione l’uso di farmaci antinfiammatori e fattori di rischio cardiovascolare, gli autori hanno scoperto che i partecipanti nel quintile più alto al punteggio EDIP, rispetto a quelli nel quintile più basso, avevano un rischio maggiore del 38% di soffrire di malattia cardiovascolare, un rischio maggiore del 46% di soffrire di malattia coronarica e un 28% di rischio più elevato di andare incontro a ictus. Infine, l’analisi di un sottogruppo di partecipanti allo studio ha mostrato un’associazione tra EDIP più alto e trigliceridi nel sangue più elevati, colesterolo ad alta densità (HDL) più basso e una piccola riduzione del colesterolo totale.
 
Sullo stesso numero di JACC è stata poi pubblicata una lettera che riporta una ricerca su 324 anziani sani che, consumando da 30 a 60 grammi di noci al giorno, avevano concentrazioni ridotte di sei biomarcatori infiammatori su dieci a due anni, rispetto ai coetanei che non ne mangiavano.
 
“È scientificamente provato che mangiare noci abbassa il colesterolo LDL e ora è incoraggiante sapere che può ridurre anche l’infiammazione, un altro fattore di rischio cardiovascolare”, ha spiegato Sujatha Rajaram, della Loma Linda University, in California. “Includere le noci nella dieta è un semplice consiglio che i medici possono dare ai pazienti che hanno un colesterolo alto o altri fattori di rischio cardiovascolare”, ha concluso l’esperto.
 
Fonte: Journal of the American College of Cardiology

Anne Harding

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Anne Harding

09 Novembre 2020

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