Depressione. Trend in calo tra gli italiani: nel 2016 l’ha provata il 5,6% contro il 7,8% del 2008

Depressione. Trend in calo tra gli italiani: nel 2016 l’ha provata il 5,6% contro il 7,8% del 2008

Depressione. Trend in calo tra gli italiani: nel 2016 l’ha provata il 5,6% contro il 7,8% del 2008
I dati del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel triennio 2013-2016 le Regioni più colpite sono state il Molise (il 10,1% dei cittadini ha dichiarato sintomi di depressione), la Sardegna (8,4%) e l’Umbria (8,2%). Il trend in calo sarebbe spiegabile per il superamento, o comunque l’accettazione, della crisi che ha colpito il Paese negli anni passati.

Nel triennio 2013 – 2016 circa il 6% degli italiani tra i 18 e i 69 anni (circa 2mln e mezzo) ha riferito sintomi depressivi e ha percepito compromesso il proprio benessere psicologico. Nel triennio 2013-2016 le Regioni più colpite sono state il Molise (il 10,1% dei cittadini ha dichiarato sintomi di depressione), la Sardegna (8,4%) e l’Umbria (8,2%). Un dato, quello nazionale, comunque in miglioramento rispetto al 2008, quando a dichiarare sintomi di depressione era stato il (7,8%). In particolare, nel 2016 il dato si sarebbe assestato a 5,6%. Ad evidenziarlo sono i dati del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità.
 
Secondo il parere di Massimo Cozza, psichiatra, Coordinatore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Roma 2, il più grande d’Italia con circa 1mln 300mila abitanti, “dobbiamo considerare che i sintomi depressivi nascono da diversi fattori sociali e psicologi, oltre che da una base biologica di partenza in particolare per quelli più gravi. Quindi il trend in diminuzione può avere diverse spiegazioni, a partire da un lieve
miglioramento delle condizioni economiche, sociali e di salute rispetto all’esplosione della crisi del 2008, e da una naturale tendenza psicologica della nostra mente a superare le fasi negative della vita”, ha spiegato Cozza intervistato dall’Ansa.

 

“In questo senso – continua lo psichiatra – possiamo leggere il dato di una minore percentuale di sintomi depressivi tra chi non ha la cittadinanza italiana (6,1%), in quanto proviene da condizioni peggiori di vita rispetto a chi è cittadino italiano (5,2%)”. Citando ancora i dati dell’Iss, l’esperto evidenzia come “una speranza maggiore e la proiezione verso il futuro può, invece, spiegare il dato del 4,4% di sintomi depressivi per chi ha tra 18 e 34 anni rispetto al ben più alto 7,7% per chi ha tra 50 e 69 anni”.

I dati più rilevanti percentualmente sono però legati alle difficoltà economiche (11,3% rispetto al 3,7% di chi non le ha) ed allo stato di salute (12,6% per chi soffre di patologie croniche rispetto al 4,6% di chi non ne ha).

“Si conferma – commenta ancora Cozza – il ruolo fondamentale giocato dai fattori sociali e psicologi nell’insorgenza dei sintomi depressivi. Va però chiarito che i sentimenti di tristezza sono normali in seguito ad eventi negativi della vita, sia di carattere economico che affettivo. Patologico sarebbe rimanere  senza emozioni”.

Ma se i disturbi persistono nel tempo, diventando invalidanti, “è opportuno rivolgersi al medico di famiglia o direttamente ai Centri di Salute Mentale delle Asl”, precisa l’esperto,
 
Dall’ultimo Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute risulta una prescrizione per la categoria antidepressivi di circa 34 milioni di confezioni in regime di assistenza convenzionata e di 639mila in distribuzione diretta. “Questi elevati numeri – secondo Cozza – possono far pensare che la depressione sia considerata troppo spesso una malattia grave, e quindi da curare sempre con i farmaci. E’ invece opportuno precisare che nei disturbi depressivi più lievi o moderati può essere più appropriato un intervento psicoterapeutico, e in quelli più gravi un intervento psicofarmacologico, fermo restando la possibilità di integrazione. Dobbiamo però sempre tenere presente l’unicità di ogni persona, con la sua storia familiare, psicologia e sociale, e l’alleanza terapeutica con il curante all’interno della quale
condividere le scelte terapeutiche”.

03 Gennaio 2018

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