Diabete. Da Cuba un nuovo farmaco contro il piede diabetico

Diabete. Da Cuba un nuovo farmaco contro il piede diabetico

Diabete. Da Cuba un nuovo farmaco contro il piede diabetico
La nuova molecola “heberprot-p” studiata a Cuba dal 2007, ha portato all’avvento di un nuovo farmaco che garantisce ottime possibilità di guarigione e riduzione del rischio di amputazione. La molecola è stata presentata al Settimo Simposio Internazionale sul tema, che si è chiuso ieri ad Amsterdam. Uccioli (Tor Vergata): "Una grande speranza per tutti i malati".

Ottime possibilità di guarigione e riduzione del rischio di amputazione. È quello che garantisce “l’heberprot-p”, la nuova molecola studiata a Cuba dal 2007, che ha portato all’avvento di un nuovo farmaco per la cura del piede diabetico. La molecola è stata presentata nel corso del Settimo Simposio Internazionale sul tema, che si è chiuso ieri ad Amsterdam. Già presente in 23 Paesi, il nuovo farmaco sta per essere approvato dall’EMA, l’Agenzia Europa del Farmaco, e sarà presto disponibile anche per tutti i pazienti europei affetti da piede diabetico, una complicanza che si manifesta con ulcera e/o gangrena del piede, che colpisce ogni anno circa 300.000 tra i 4 milioni di diabetici che ci sono in Italia.

Il diabete è uno tra i più gravi problemi sanitari a livello mondiale, tanto da essere definito dall’ONU “l’epidemia del ventesimo secolo”. Una malattia cronica caratterizzata da livelli di zucchero (glucosio) nel sangue più elevati rispetto alla norma (iperglicemia), a causa di un’inadeguata (o assente) produzione dell’ormone insulina (Diabete di tipo 1) o di una scarsa capacità dei tessuti di utilizzare l’insulina stessa (Diabete di tipo 2).

“Il paziente diabetico dopo anni di malattia mal curata va incontro a complicanze croniche con sofferenza dei nervi e dei vasi arteriosi soprattutto degli arti inferiori. – spiega Luigi Uccioli, specialista in diabetologia e docente all’Università di Tor Vergata di Roma –, che comportano problemi di sensibilità e, di appoggio durante il cammino e quindi la comparsa di ulcere, oppure problemi di alterata circolazione del sangue che colpiscono oltre alle arterie degli arti inferiori, con un elevato rischio di amputazione, anche le arterie coronarie con maggiori probabilità di infarto, e le arterie che vanno alla testa con un rischio aumentato di ictus. Entrambe queste complicanze possono portare separatamente allo sviluppo di ulcere al piede, ma nel 40% dei casi le due condizioni si sovrappongono. Si tratta, in genere, di lesioni difficili da guarire, che comportano un rischio di amputazione elevato”. Il piede diabetico è la prima causa di amputazione di un arto nel mondo occidentale. “Solo in Italia – aggiunge Uccioli – si stimano 3000 amputazioni per piede diabetico ogni anno. Dobbiamo poi sottolineare che l’amputazione degli arti inferiori non e’ solo una menomazione o una perdita di autonomia, purtroppo è questa condizione comporta sempre una riduzione delle aspettativa di vita: tra i pazienti con piede diabetico chi la subisce muore di più e prima di chi, invece, riesce a guarire”.

Il nuovo farmaco viene presentato come una nuova risorsa nella cura delle ulcere, con ottime prospettive di guarigione e di sopravvivenza. “Il nostro farmaco fa sì che le lesioni diventino così piccole da cicatrizzare in poco tempo – spiega Manuel Raices, del gruppo di ricerca del Center for genetic engineering and biotechnology a l’Havana, Cuba – La conseguenza è una diminuzione dell'amputazione degli arti e una diminuzione dei costi diretti”. La ricerca cubana in questo settore è molto promettente: solo a l’Havana esistono diverse cliniche dove trattare l’ulcera al piede, alcune distano meno di 5 km di distanza l’una dall’altra. In queste cliniche il farmaco viene somministrato tramite infiltrazione dell’ulcera tre volte la settimana. “Il nostro centro di ricerca – aggiunge Raices – quando produce una terapia, la vende direttamente al sistema sanitario che la applica gratuitamente nelle cliniche. Nel nostro Paese, c’è una visione strategica secondo la quale “in salute non si guadagna”: è più conveniente finanziare la ricerca e programmi di prevenzione, anziché spendere poi soldi in futuro per cure e pensioni”.

“Lo studio dell’heberprot-p – aggiunge Jorge Berlanda, ricercatore al Center for genetic engineering and biotechnology di L’Havana, Cuba – è frutto di un procedimento durato oltre dieci anni. Siamo partiti con numerosissimi esperimenti. Abbiamo notato subito una maggiore risposta di efficacia in molti animali diversi con le infiltrazioni rispetto alla somministrazione topica. Subito dopo abbiamo iniziato la sperimentazione sull’uomo. Vorremmo che questa nuova terapia cubana possa dar beneficio a tutta la popolazione diabetica mondiale". 
 
“Curare un piede diabetico significa salvare una vita umana –. prosegue Luigi Uccioli – Il farmaco cubano è stato sperimentato su decine di migliaia di pazienti a Cuba e nei paesi Latino-americani.  Gli effetti collaterali sono modesti, comunque transitori e non condizionanti. Per arrivare in Italia ed in Europa, il farmaco però deve fare la trafila dettata dalle normative regolatorie vigenti ed essere inserito in un protocollo di studio controllato con valutazione oggettiva”. La ricerca cubana farmacologica è di ottimo livello. Cuba vuole dimostrare che con una buona politica e un disegno di implementazione di programma, si può aiutare significativamente i malati e abbassare anche il costo diretto della malattia con riduzione del tempo di guarigione delle ulcere e del numero di amputazioni. “In sostanza, ci guadagna tutto il mondo. Se può farlo Cuba, possono farlo anche altri paesi europei o americani: abbiamo un’esperienza molto grande e vorremmo metterla a disposizione degli altri” – concludono i ricercatori cubani. 

È importante, però, prima della cura, investire nella prevenzione. “Il diabete di tipo 2 ad esempio non si manifesta dall’oggi al domani – conclude Uccioli – nel caso in cui altri familiari ne sono affetti il rischio di diventare diabetici è direttamente proporzionale al proprio peso.In questo contesto le campagne di informazione tese a modificare lo stile di vita, le abitudini alimentari e la sedentarietà potrebbero essere vincenti riducendo il rischio di sviluppare il diabete. Il controllo e’ altrettanto importante quando il diabete è già presente. Un adeguato monitoraggio può evitare le complicanze croniche, dato che la malattia è tanto più aggressiva quanto più la glicemia è alta e vi è un assenza di controllo. Una cura adeguata del diabete perseguita nel tempo e’ in grado di prevenire le conseguenze più gravi come quelle del piede diabetico” 

25 Maggio 2015

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