Diabete. Un “aiuto” dal testosterone

Diabete. Un “aiuto” dal testosterone

Diabete. Un “aiuto” dal testosterone
La somministrazione di testosterone ad adulti con diabete di tipo 2 e bassi livelli circolanti di questo ormone, nell’arco di 24 settimane ha prodotto una riduzione della massa grassa, un parallelo aumento di quella muscolare ed un netto miglioramento della sensibilità all’insulina, documentato da un aumento dell’espressione dei geni del segnale insulinico e da una riduzione di 12 mg/dl della glicemia a digiuno

I maschi con diabete da oggi hanno un motivo in più per non trascurare il calo del testosterone. Una ricerca, finanziata dai National Institues of Health americani, appena pubblicata online first su Diabetes Care rivela che i pazienti con diabete e bassi livelli di testosterone, possono trarre un gran beneficio dalla terapia sostitutiva con testosterone. Anche per quanto riguarda il compenso metabolico. E’ la conclusione alla quale i ricercatori dell’Università di Buffalo sono giunti, effettuando per la prima volta al mondo uno studio randomizzato in doppio cieco, controllato versus placebo, sugli effetti di una terapia a base di testosterone in un gruppo di pazienti con diabete di tipo 2. Gli studiosi americani hanno valutato lo stato di insulino-resistenza e l’infiammazione, prima e dopo la terapia con testosterone.
 
Lo studio dimostra che bassi livelli di testosterone si associano ad un’insulino-sensibilità decisamente ridotta; in particolare i ricercatori americano hanno evidenziato che i pazienti con bassi livelli di testosterone presentano una riduzione del 36% della velocità di consumo di glucosio da parte dei tessuti, quando viene somministrata loro una quantità fissa di insulina.
 
“Questi risultati forniscono la prova definitiva – spiega Paresh Dandona, coordinatore dello studio e direttore dell’Endocrinologia, diabete e metabolismo , Dipartimento di Medicina , Università di Buffalo (USA) – che il testosterone agisce come insulino-sensibilizzante e dunque come ormone con attività metabolica”.
 
L’Università di Buffalo lavora a questo filone di ricerche dal 2004, quando per la prima volta dimostrò un’associazione tra bassi livelli di testosterone e diabete di tipo 2. Qualche anno dopo, in un altro studio si dimostrò che il 33% dei maschi con diabete di tipo 2, obesi o non, e il 25% dei maschi non diabetici ma obesi, presentano basse concentrazioni di testosterone.
 
“Alla luce di questi risultati – spiega Dandona – abbiamo ipotizzato che il testosterone abbia un effetto antinfiammatorio e insulino-sensibilizzante ; è noto infatti da tempo che il testosterone riduce il tessuto adiposo e aumenta la massa muscolare. Altri nostri studi hanno dimostrato che l’obesità si associa a stress ossidativo e infiammazione; è noto inoltre che i mediatori dell’infiammazione  interferiscono con il segnale insulinico”.
 
Lo studio pubblicato su Diabetes Care ha interessato 94 uomini con diabete di tipo 2. Prima dell’inizio del trattamento, è stato evidenziato che i 44 maschi dello studio con bassi livelli di testosterone esprimevano livelli significativamente inferiori dei geni del segnale insulinico e dunque presentavano una ridotta sensibilità all’insulina. Questi soggetti sono stati randomizzati a ricevere iniezioni di testosterone o di placebo ogni settimana per 24 settimane.
 
Lo studio ha dimostrato che in assenza di variazioni del peso corporeo, il trattamento con testosterone ha prodotto una riduzione di 3 Kg della quantità di grasso corporeo, che è stata sostituita da altrettanta massa muscolare. “Ma la cosa più importante – afferma Dandona – è che abbiamo assistito ad un drammatico aumento di sensibilità insulinica, testimoniata da un aumento del 32% dell’uptake di glucosio da parte dei tessuti, in risposta all’insulina”. Allo stesso tempo i ricercatori hanno osservato un aumento nell’espressione dei principali geni implicati nel segnale insulinico.
 
Al termine dello studio non sono state osservate variazioni nei livelli di emoglobina glicata, mentre la glicemia a digiuno è risultata notevolmente ridotta (in media di 12 mg/dl). Gli autori ritengono che probabilmente, prolungando la durata dello studio, anche i livelli di emoglobina glicata potrebbero ridursi. Ma questo deve essere ancora dimostrato.
 
I ricercatori americani adesso hanno intenzione di valutare gli effetti del trattamento con testosterone su insulino-resistenza e infiammazione in altre popolazione di pazienti, quali quelli con insufficienza renale cronica e ipogonadismo. In un primo lavoro pubblicato a giugno su European Journal of Endocrinology, i ricercatori dell’Università di Buffalo hanno rilevato che 2 pazienti diabetici su 3 di quelli con insufficienza renale cronica presentavano bassi livelli di testosterone e addirittura tra i soggetti in dialisi, il 90% presenta valori di testosterone molto ridotti.
 
Un altro filone di ricerca riguarderà l’effetto dell’obesità sulle concentrazioni di testosterone tra i giovani maschi. Un loro lavoro pubblicato qualche anno fa dallo stesso gruppo ha evidenziato che i teenager obesi presentano concentrazioni di testosterone dimezzate rispetto ai loro pari normopeso.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

30 Novembre 2015

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