Disturbo post traumatico da stress: c’è anche la forma ‘complessa’

Disturbo post traumatico da stress: c’è anche la forma ‘complessa’

Disturbo post traumatico da stress: c’è anche la forma ‘complessa’
Un team internazionale guidato da Andrea Maercker dell’Università di Zurigo, ha pubblicato su The Lancet le raccomandazioni per la diagnosi, oltre che le linee guida per la valutazione clinica e il trattamento, di una nuova tipologia di disturbo post traumatico da stress, definita dall’OMS ‘complessa’.

Una delle risposte più note allo stress è il disturbo post traumatico (PTSD). Le persone con questo disturbo mentale vengono spesso sopraffatte da flashback, incubi, rifiuto sociale e ipervigilanza.

Tuttavia, gli esperti internazionali sanno da tempo che alcune vittime di trauma o sopravvissuti di episodi particolari hanno un ampio spettro di cambiamenti psicologici, più comunemente dopo eventi prolungati o ripetuti, come l’esposizione alla guerra, ad abusi sessuali o a violenza domestica, che rientrano in una forma, appunto, ‘complessa’, come l’ha definita l’OMS

Molti clinici hanno chiesto di adattare la diagnosi di PTSD a questa tipologia particolare di risposta.

Il team internazionale guidato da Andrea Maercker dell’Università di Zurigo, ha pubblicato su The Lancet , in dettaglio,  le indicazioni su come fare la diagnosi di PTSD di forma “complessa” sulla base dei sintomi del paziente.

Lo studio descrive le difficoltà che si possono incontrare, le caratteristiche distintive della forma di PTSD in bambini e adolescenti e le differenze nella diagnosi che devono essere fatte rispetto ad altri problemi di salute mentale correlati, come la depressione grave, i disturbi bipolari, le psicosi e i disturbi di personalità.

Queste raccomandazioni che sarebbero particolarmente importanti “perché non tutti i paesi usano la classificazione delle malattie dell’OMS. Alcuni adottano la classificazione DSM-5, pubblicata dall’American Psychiatric Association, che “attualmente non elenca una diagnosi di PTSD di forma complessa”, come sottolinea Maercker.

Fonte: The Lancet

04 Luglio 2022

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