Doxa Pharma e Janssen Italia: gli italiani chiedono una sanità più vicina

Doxa Pharma e Janssen Italia: gli italiani chiedono una sanità più vicina

Doxa Pharma e Janssen Italia: gli italiani chiedono una sanità più vicina
Vicina e “prossima”, uniforme sul territorio nazionale e sempre più digitale. È questa la sanità che i cittadini italiani vogliono, secondo quanto emerge da un’indagine realizzata da Doxa Pharma con Janssen Italia. “Oggi dobbiamo agire su tre direttrici: un programma assunzionale straordinario, che permetta di valorizzare anche economicamente medici e infermieri; una rapida trasformazione digitale e un coinvolgimenti attivo dei cittadini”, commenta Walter Ricciardi, Consigliere scientifico del Ministro della Salute per la pandemia da Coronavirus

Una sanità più vicina (anche fisicamente) ai cittadini, più digitale e maggiormente uniforme sul territorio nazionale. Sono questi i bisogni principali emersi da un’indagine realizzata da Doxa Pharma con Janssen Italia, l’azienda farmaceutica del Gruppo Johnson & Johnson. Il Servizio sanitario universalistico, comunque, resta un punto fermo: è apprezzato dall’86% degli italiani, che tuttavia richiedono un intervento immediato nella prenotazione e gestione delle visite, che durante i mesi di lockdown hanno subito un netto rallentamento.

Walter Ricciardi, Consigliere scientifico del Ministro della Salute per la pandemia da Coronavirus, presente alla presentazione dei dati avvenuta all’interno della conferenza stampa virtuale “Next Generation Health: le priorità degli Italiani per la sanità del futuro”, ha commentato: “Oggi dobbiamo agire su tre direttrici: un programma assunzionale straordinario, che permetta di valorizzare anche economicamente medici e infermieri; una rapida trasformazione digitale e un coinvolgimenti attivo dei cittadini”. Tre aspetti non semplici da concretizzare, ma necessari per migliorare il rapporto tra la sanità e i cittadini.

Cittadini che sembrano avere le idee abbastanza chiare sui propri bisogni: il 92% si dichiara favorevole a presidi territoriali multi-specialistici sul territorio, in modo da evitare di dover sempre ricorrere all’ospedale e il 72% apprezzerebbe la domiciliazione delle terapie, anche se rimane forte il ruolo di presidio territoriale delle farmacie e il conseguente ruolo di consulente di salute del farmacista. “Allo stesso modo – ha sottolineato Paola Parenti, Vice President di Doxapharma – il 90% degli italiani ritiene che la digitalizzazione delle prescrizioni mediche e in generale il canale digitale siano diventati imprescindibili, soprattutto per l’ambito della diagnostica e per facilitare la relazione medico-paziente, con il 76% che è favorevole a visite mediche da remoto, anche per il futuro, pur in assenza di situazioni complesse come quella che stiamo vivendo”.

Non ci sono distinguo invece sulla richiesta di maggiore uniformità dell’offerta sanitaria: l’86% degli intervistati ritiene che debba essere uguale per tutti perché “abitiamo tutti in Italia”, a prescindere dalla regione di appartenenza. Questo quadro è stato sostanzialmente confermato da una seconda rilevazione effettuata per tener conto dell’evoluzione della pandemia nelle ultime settimane. Sono addirittura aumentate la preoccupazione per la propria salute e il timore di riprendere le abitudini della normalità pre-pandemica. Gli italiani che hanno ritenuto fondamentale l’assistenza domiciliare sono aumentati sensibilmente, passando dal 29 al 41%.
 
Partnership tra pubblico-privato
Dalla ricerca emerge inoltre che per 1 intervistato su 2 le aziende farmaceutiche sono chiamate a dare il loro contributo non solo in termini di ricerca e produzione dei farmaci, ma in un’ottica più ampia per il funzionamento del sistema. “Dobbiamo costruire una parnership pubblico-privato che vada al di là delle mere risorse – ha affermato Ricciardi – Dobbiamo essere in grado di co-pianificare con aziende e cittadini”.

Dal canto loro, le aziende farmaceutiche si dicono pronte ad accettare la sfida: “La pandemia attuale sta evidenziando due aspetti – ha notato Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen Italia – che la tutela della salute deve diventare una responsabilità collettiva e che dobbiamo essere in grado di andare oltre l’ordinario. Questo significa uscire dall’ottica dei silos e abbracciare un approccio più olistico, non essere vincolati ai tetti di spesa che trasformano le risorse sanitarie in una spesa e non in un investimento e non perdere il treno della digitalizzazione”.

Sul fronte della digitalizzazione, è nato il progetto Janssen Genia, una piattaforma che grazie ad un software di Intelligenza Artificiale è in grado – con semplici comandi vocali – di fornire ai farmacisti ospedalieri informazioni preziose e costantemente aggiornate per la gestione dei farmaci. Sul fronte della medicina di prossimità a beneficio di tutti i pazienti, a partire dallo scorso aprile Janssen ha attivato in collaborazione con le Regioni “Janssen a Casa Tua”, un servizio di consegna gratuito di farmaci ospedalieri per l’oncologia, l’ematologia, l’mmunologia, l’Hiv e l’ipertensione polmonare arteriosa sono.

Presente all’incontro anche Raffaele Donini, assessore alle politiche per la salute dell’Emilia Romagna, che ha portato l’esperienza della sua regione: “Dal 2012 abbiamo aperto 121 Case della salute e ne abbiamo n programma altre 20 per i prossimi anni. Questo non significa rinunciare a investire su hub ospedalieri iperspecializzati, ma consente di avvicinare la sanità al territorio, garantendo l’appropriatezza della cura e la continuità di risposta ai bisogni del cittadino”. Nell’esperienza dell’Emilia Romagna, i medici di medicina generale non si limitano a condividere la segreteria, ma l’intera esperienza professionale. “Nel 2020 abbiamo investito 14 milioni di euro per infrastrutture e piattaforme tecnologiche per svolgere alcune mansioni di diagnostica.
 
Crediamo sia fondamentale far coincidere questa potenzialità tecnologica con la condivisione di responsabilità clinica tra medicina del territorio e specialista. Permettere alla medicina del territorio di dialogare facilmente e in modo agile con gli specialisti sarebbe davvero una rivoluzione culturale!”, ha concluso l’assessore.
 
Michela Perrone

Michela Perrone

26 Novembre 2020

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