Epatite C. Con sofosbuvir risposta virologica fino al 90% dei pazienti

Epatite C. Con sofosbuvir risposta virologica fino al 90% dei pazienti

Epatite C. Con sofosbuvir risposta virologica fino al 90% dei pazienti
I dati emergono da quattro trial pubblicati sul New England Journal of Medicine: 12 settimane dopo il completamento della terapia i tassi totali di Risposta Virologica Sostenuta oscillavano tra il 50 e il 90 per cento, a seconda del genotipo del virus e della durata del trattamento.

Sono stati pubblicati questa settimana, su New England Journal of Medicine, i risultati dei quattro studi clinici di Fase 3 (NEUTRINO, FISSION, POSITRON e FUSION) tesi a valutare sofosbuvir, inibitore nucleotidico NS5B prodotto dall’azienda Gilead Sciences. Il farmaco era oggetto dello studio in mono-somministrazione quotidiana per il trattamento dell'infezione cronica da virus dell'epatite C (HCV): sono stati osservati tassi totali di Risposta Virologica Sostenuta (SVR12) 12 settimane dopo il completamento della terapia del 50-90%. I pazienti che raggiungono la SVR12 sono considerati guariti dall'infezione da HCV. Tutti i risultati saranno presentati anche nel corso di sessioni orali al 48° meeting annuale dell'European Association for the Study of the Liver (International Liver Congress 2013), questa settimana ad Amsterdam.
 
“Esiste un urgente bisogno clinico insoddisfatto per i soggetti ai quali viene diagnosticata un'infezione cronica da virus dell'epatite C,” ha commentato Ira Jacobson, MD, Direttore del Dipartimento di gastroenterologia ed epatologia, Vincent Astor Distinguished Professor di Medicina, The Joan Sanford I. Weill Medical College of Cornell University, Attending Physician, NewYork-Presbyterian Hospital Cornell Campus. "L'ampiezza dei dati emersi dal programma di Fase 3 che ha valutato sofosbuvir aiuteranno i medici a comprendere come trattare la malattia in futuro nei vari genotipi dell'HCV e nelle differenti popolazioni di pazienti". 
Sofosbuvir è un inibitore appartenente alla classe degli analoghi nucleotidici della proteina NS5B dell'HCV, che svolge un ruolo fondamentale nella replicazione dell'HCV.  Il farmaco è un agente ad azione diretta, il che significa che interferisce direttamente con il ciclo di vita dell'HCV sopprimendo la replicazione virale, e potrebbe forse divenire una pietra miliare dei regimi terapeutici senza interferone, completamente orali per il trattamento dell'HCV che consentono di ottenere un tasso di guarigione più elevato in tempi più ridotti e con meno effetti collaterali rispetto alle opzioni terapeutiche disponibili al momento.
 
Nel corso di questi quattro studi, sofosbuvir – che rimane comunque un prodotto sperimentale, la cui sicurezza ed efficacia non sono ancora state stabilite – è stato somministrato a circa 1.000 pazienti affetti da infezione cronica da HCV come parte di un regime terapeutico completamente orale della durata di 12 o 16 settimane in combinazione con  ribavirina (RBV) nei genotipi 2 e 3 (FISSION, POSITRON, FUSION), o con RBV e interferone pegilato (peg-IFN) per 12 settimane nei genotipi 1, 4, 5 e 6 (NEUTRINO). In quest’ultimo si è registrato il tasso di Risposta Virologica Sostenuta migliore, raggiunto nel 90% dei pazienti trattati; mentre negli altri i risultati oscillavano tra il 50% dei pazienti nello studio FUSION (12 settimane), al 78% dello studio POSITRON, passando per il 67% di FISSION e per il 73% di FUSION nel caso di trattamento prolungato (16 settimane).
 Ad eccezione di un paziente non aderente alla terapia nello studio FISSION, le recidive sono da attribuire tutte ai fallimenti virologici. Gli eventi avversi in genere sono stati di lieve entità e hanno incluso spossatezza, nausea, cefalea, insonnia, prurito, anemia e vertigini. Meno del 2% dei pazienti inclusi nei gruppi di trattamento con  sofosbuvir hanno interrotto lo studio a causa degli eventi avversi. "In questi particolari studi, la terapia a base del farmaco sperimentale ha evidenziato tassi di efficacia elevati e un profilo di sicurezza favorevole, riducendo nel contempo la necessità di iniezioni di interferone per 12 settimane o eliminando completamente l'interferone dal regime terapeutico", ha affermato Eric Lawitz, MD, Presidente e Dirigente medico, The Texas Liver Institute, University of Texas Health Science Center, San Antonio. “Sulla base di questi risultati, sofosbuvir, una volta approvato, può potenzialmente svolgere un ruolo importante nel trattamento dell'epidemia globale di epatite C.”
 
L'8 aprile, Gilead ha depositato una domanda di approvazione per un nuovo farmaco (NDA) presso  la Food and Drug Administration statunitense (FDA) per sofosbuvir per il trattamento dell'infezione da HCV, e  prevede di presentare domanda per l'approvazione regolatoria in altre aree geografiche, tra cui l'Unione europea, nel secondo trimestre del 2013. L'Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha accolto la richiesta di Gilead per una valutazione accelerata, una designazione concessa ai nuovi medicinali di rilevante interesse per la salute pubblica. La valutazione accelerata potrebbe abbreviare i tempi di revisione  di sofosbuvir da parte dell'EMA a due mesi. La concessione della valutazione accelerata non è garanzia di parere favorevole da parte del CHMP né di approvazione da parte della Commissione europea.

 

24 Aprile 2013

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