EULAR 2010: Un trattamento mirato per l’artrite reumatoide

EULAR 2010: Un trattamento mirato per l’artrite reumatoide

EULAR 2010: Un trattamento mirato per l’artrite reumatoide
L’identificazione di bersagli biologici consente per la prima volta di affrontare in maniera più specifica la patologia. Diversi studi presentati nel corso del congresso hanno preso in considerazione l’efficacia e la sicurezza di rituximab nel trattamento dell’artrite reumatoide.

“I biomarker possono essere utili per individuare i pazienti affetti da artrite reumatoide che risponderanno in modo soddisfacente al trattamento con rituximab. Tutto ciò ha implicazioni positive in termini di pratica clinica. Trattando i pazienti con la migliore opzione terapeutica per la loro malattia è possibile tenere sotto controllo l’artrite reumatoide più precocemente, più rapidamente e preservare la funzionalità. Riducendo inoltre il dolore e mantenendo una qualità di vita dei pazienti più elevata”. Così John Isaacs, docente alla Newcastle University (Regno Unito), ha spiegato l’utilità di una terapia mirata contro l’artrite reumatoide nel corso del Congresso Eular 2010.
Anche per questa patologia cominciano infatti a essere identificati marcatori che potrebbero cambiare le strategie per fronteggiarla: in particolare il fattore reumatoide e l’anti-peptide citrullinato ciclico (Anti-CCP), due caratteristici auto-anticorpi prodotti dalle cellule B auto-reattive che si trovano in circa l’80% dei pazienti affetti da artrite reumatoide. Per questi pazienti, rituximab potrebbe potenzialmente offrire maggiori vantaggi.
I dati derivanti da due studi di Fase III sul farmaco, che colpisce selettivamente le cellule B, hanno dimostrato infatti che i pazienti risultati positivi al test per il fattore reumatoide o l’anti-CCP (definiti perciò sieropositivi) hanno una probabilità due o tre volte superiore di raggiungere un miglioramento del 70% della sintomatologia, quando trattati con rituximab, rispetto a quelli che non hanno tali auto-anticorpi (il 20,9% dei pazienti siero-positivi ha raggiunto questa soglia di miglioramento rispetto al 6,9% di pazienti sieronegativi).
Il Congresso Eular è stato inoltre occasione per la presentazione di diversi altri studi sull’impiego del farmaco nel trattamento dell’artrite reumatoide che hanno evidenziato che:

  • se i pazienti vengono valutati ogni 6 mesi e sottoposti a trattamento continuativo quando la remissione  non è stata raggiunta, si può ottenere un controllo più incisivo della malattia. Dopo questo regime di cura più del doppio dei pazienti (12.3% rispetto a 5.1%)  ha ottenuto una risposta clinica maggiore per almeno sei mesi consecutivi.
  • rituximab, in combinazione con metotrexate, è ben tollerato in cicli di trattamento ripetuti ed è paragonabile alla terapia con il solo metotrexate. Gli effetti indesiderati più frequenti nel gruppo di pazienti trattati con rituximab sono stati le reazioni infusionali, con lo 0,5% dei casi considerato grave (considerando tutti i cicli di trattamento). La percentuale complessiva di infezioni serie è stata invece paragonabile a quella osservata nel gruppo placebo.  

17 Giugno 2010

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