Fast food e preconfezionati. Con gli ftalati aumenta il rischio di cancro

Fast food e preconfezionati. Con gli ftalati aumenta il rischio di cancro

Fast food e preconfezionati. Con gli ftalati aumenta il rischio di cancro
I cibi pronti e preconfezionati avrebbero alti contenuti di ftalati che passano nell’organismo. La contaminazione potrebbe arrivare nelle diverse fasi di lavorazione o dagli imballaggi di plastica che li contengono. Inoltre, le persone che mangiano molto ‘fast food’, sarebbero più esposte ad alti quantitativi di additivi chimici che alterano le funzioni ormonali e che potrebbero anche causare il cancro.

(Reuters Health) – A dimostrarlo è stato uno studio americano che ha evidenziato un aumento del 39% di ftalati nelle urine delle persone che mangiavano più fast food, rispetto a chi ne consumava meno o non ne mangiava affatto. La ricerca è stata pubblicata su Environmental Health Perspectives.
 
“Più cibo confezionato e lavorato si mangia – ha dichiarato Ami Zota del dipartimento dell’ambiente e della salute occupazionale al Milken Institute School of Public Health della George Washington University di Washington – e maggiori sono i livelli di due particolari ftalati utilizzati nei contenitori per i cibi e nei materiali che entrano in contatto con gli alimenti”.

Cosa sono gli ftalati
Gli ftalati servono a rendere le plastiche, come il PVC (cloruro di polivinile), più flessibili e sono utilizzati nella realizzazione di pavimenti, adesivi, detergenti, oli lubrificanti e nel settore automobilistico. Secondo i Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie americani (CDC), le persone possono essere esposte a queste sostanze mangiando e bevendo alimenti che sono entrati in contatto con questi contenitori di plastica. Gli effetti sulla salute dell’uomo non sono noti, ma studi su animali da laboratorio hanno dimostrato che potrebbero alterare il sistema riproduttivo. Gli ftalati, infatti, possono mimare gli effetti degli ormoni nell’organismo.

Lo studio
Per lo studio, i ricercatori americani hanno utilizzato i dati provenienti da più di ottomila persone che hanno preso parte al National Health and Nutrition Examination Surveys tra il 2003 e il 2010 che includeva una parte di domande sulla tipologia di cibi preconfezionati consumati, il quantitativo e il contenuto di grasso degli alimenti ingeriti nelle 24 ore precedenti. L’indagine includeva anche la misurazione di alcune sostanze chimiche nelle urine.

Secondo i risultati, con l’aumentare del consumo di fast food, aumentavano i quantitativi di ftalati nelle urine. Mentre non c’è stato un aumento dei livelli di bisfenolo A, uno dei tre additivi plastici misurati dai ricercatori americani. Ma le persone che ricevevano più di un terzo delle calorie giornaliere da cibi preconfezionati avevano il 24% in più di livelli di dietilftalato e il 39% in più di diisononilftalato, rispetto a chi non aveva mangiato allo stesso modo.
L’esposizione a questi agenti chimici sembrerebbe inoltre dipendente dal quantitativo di alimenti a base di grano o di grano e carne si consuma. E nonostante Zota e colleghi abbiano ‘aggiustato’ i dati in base all’età, al sesso, alla razza, al peso corporeo, al consumo domestico e ad altre potenziali fonti di ftalati, il risultato non è cambiato. “Questi studi non possono da soli stabilire un nesso di causalità – ha dichiarato Zota – ma i risultati sono significativi. Alcune fonti di esposizione potrebbero trovarsi nei processi di lavorazione della carne, così come nell’imballaggio nella diverse fasi di produzione, ma anche i guanti di chi maneggia questi cibi”, ha sottolineato Zota che ha spiegato che i livelli di ftalati sono regolamenteti in Europa, ma non negli USA.

Fonte: Environ Health Perspect 2016

Kathryn Doyle

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

Kathryn Doyle

14 Aprile 2016

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