Fibrillazione atriale. Un paziente su due non assume terapia adeguata

Fibrillazione atriale. Un paziente su due non assume terapia adeguata

Fibrillazione atriale. Un paziente su due non assume terapia adeguata
Solo un paziente su due viene trattato in modo corretto per prevenire la formazione di coaguli. Il 30% prende l'aspirina mentre uno su quattro non assume farmaci. Lo studio su JAMA Cardiology.

(Reuters Health) – Un paziente su due con fibrillazione atriale non riceve la terapia adeguata, con anticoagulanti per via orale, per ridurre il rischio di ictus. A dimostrarlo è stato uno studio su 430mila persone coordinato da Jonathan Hsu, dell’Università della California di San Diego, e pubblicato su JAMA Cardiology. I pazienti con fibrillazione atriale hanno un rischio fino a sette volte maggiore di soffrire di ictus rispetto a persone senza questo problema cardiaco.

Lo studio
Per vedere quanti pazienti ricevevano la terapia che previene la formazione dei coaguli di sangue, Hsu e colleghi hanno preso in considerazione i dati raccolti in un registro nazionale sulle malattie cardiovascolari tra il 2008 e il 2012. I pazienti avevano in media 71 anni e per il 56% erano uomini. In tutto, solo il 45% aveva ricevuto la terapia anticoagulante. Un altro 31% aveva assunto aspirina, che può ridurre il rischio di ictus, qualche volta insieme ai farmaci della classe delle tienopiridine. Circa un paziente su quattro, invece, non aveva preso farmaci per prevenire ictus e coaguli. Gli effetti collaterali potrebbero in parte spiegare perché non sono stati somministrati gli anticoagulanti.

I commenti
Come hanno fatto notare gli stessi autori, lo studio non ha indagato sul perché alcune persone non sono state trattate con gli anticoagulanti e se c’erano ragioni cliniche dietro questa scelta. Le persone a rischio di emorragia, per esempio con pressione alta, tumori, problemi renali o alcolismo, non dovrebbero, infatti, prendere gli anticoagulanti.

Nello studio, tra l’altro, i ricercatori hanno verificato la somministrazione degli anticoagulanti solo dai dati raccolti dopo la visita iniziale, ma non hanno visto se la terapia proseguiva o veniva interrotta nei controlli successivi. “Ci vuole molto tempo e un grande sforzo per avere una discussione appropriata con i pazienti e con i loro familiari per prescrivere e monitorare queste terapie” ha dichiarato Gregg Fonarow, del Los Angeles Preventive Cardiology Program dell’Università della California, secondo il quale gli anticoagulanti possono ridurre dell’80% il rischio di ictus nei pazienti con fibrillazione atriale. “I pazienti con fibrillazione atriale che non stanno assumendo anticoagulanti per via orale dovrebbero discutere con i loro medici sui rischi e i benefici di questa terapia”, ha concluso Fonarow.

Fonte: JAMA Cardiol 2016

Lisa Rapaport

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

27 Marzo 2016

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