GVHD cronica, nuove prospettive per pazienti e medici per affrontare la malattia del trapianto contro l’ospite

GVHD cronica, nuove prospettive per pazienti e medici per affrontare la malattia del trapianto contro l’ospite

GVHD cronica, nuove prospettive per pazienti e medici per affrontare la malattia del trapianto contro l’ospite

La dottoressa Francesca Bonifazi racconta il peso della GVHD cronica e le prospettive offerte da farmaci più mirati, capaci di incidere su infiammazione e fibrosi, migliorando sopravvivenza e qualità di vita

Per anni la malattia del trapianto contro l’ospite, o GVHD, ha rappresentato una delle complicanze più complesse a seguito di un trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche, in un contesto segnato da opzioni terapeutiche limitate e da una gestione spesso articolata su più linee di trattamento. “La GVHD o malattia del trapianto contro l’ospite, è una malattia invalidante” che condiziona sia la sopravvivenza, sia la qualità della vita. I pazienti presentano una probabilità di risposta intorno al 50%, ma una quota analoga tende a perdere il beneficio nel tempo, rendendo spesso necessario il ricorso a più linee terapeutiche. A fronte di queste criticità, l’arrivo di soluzioni terapeutiche mirate potrà rappresentare una novità rilevante, soprattutto per le forme croniche steroido-refrattarie.”

Una malattia cronica che pesa su pazienti e caregiver

La GVHD cronica è una malattia che accompagna a lungo il paziente, incidendo in modo significativo sulla qualità della vita. “È una malattia cronica, quindi ha un effetto che dura nel tempo“, sottolinea la specialista, richiamando l’impatto continuo sulla quotidianità. “Anche sul piano clinico e organizzativo il carico è rilevante. Seguire un paziente con GVHD cronica richiede un impegno notevole“, spiega Bonifazi, tra ambulatori dedicati, controlli regolari e una gestione attenta delle complicanze. Pure quando il follow-up avviene in regime ambulatoriale, resta essenziale il riferimento a centri con una specifica esperienza.

Per i pazienti, questo si traduce spesso in difficoltà concrete, non solo sanitarie ma anche organizzative, economiche e psicologiche. “Chi soffre di questa patologia deve mettere in conto la necessità di raggiungere il centro trapianti più spesso di quanto previsto“, osserva, con ricadute dirette sulla vita familiare e sul ruolo dei caregiver. Nei casi più complessi, come nelle forme con interessamento polmonare, la situazione può aggravarsi ulteriormente: “A volte è necessario anche il sostegno con ossigeno, rendendo gli spostamenti ancora più difficili“. Rimangono tuttavia diversi bisogni ancora insoddisfatti, soprattutto quando le terapie non riescono a controllare la malattia. “Se le risposte non ci sono e la terapia si accompagna a un aumento delle infezioni, questo diventa un problema difficilmente gestibile“.

La sfida della complessità: una malattia multiorgano

Uno degli elementi che rendono la GVHD particolarmente complessa è il suo coinvolgimento multiorgano: “Interessa la cute, il fegato, l’intestino, le mucose, ma anche il polmone, le articolazioni, il sistema nervoso, il rene“, spiega Bonifazi. Questa eterogeneità richiede un approccio multidisciplinare strutturato. “Il medico ematologo trapiantologo deve coordinare un team multidisciplinare abbastanza complesso“, sottolinea, coinvolgendo specialisti diversi a seconda degli organi interessati e delle complicanze. Tuttavia, proprio su questo fronte emergono alcune criticità. “Non sempre è facile coinvolgere ginecologi, dermatologi, pneumologi“, osserva la specialista, anche in considerazione della particolare fragilità di questi pazienti. La GVHD, infatti, determina una condizione di duplice immunosoppressione: “Una è quella legata ai farmaci immunosoppressori, l’altra è che la GVHD rappresenta una condizione di profonda alterazione della risposta immunitaria“. Secondo la specialista, uno dei bisogni ancora non completamente soddisfatti riguarda proprio la disponibilità di team multidisciplinari realmente integrati sul territorio: “Non sempre, e nemmeno ovunque, è facile che il gruppo multidisciplinare possa contare sul supporto di tutte le figure realmente necessarie”, evidenzia.

Nuove terapie: la risposta a infiammazione e fibrosi

L’introduzione di farmaci più mirati segna un cambiamento significativo anche rispetto al passato. “Per anni abbiamo utilizzato immunosoppressori non specifici, come il cortisone“, ricorda Bonifazi, “farmaci efficaci ma associati a numerosi effetti collaterali, dai disturbi metabolici all’osteoporosi, fino a complicanze più gravi.

Le nuove opzioni terapeutiche punteranno, invece, a un’azione più selettiva. “La possibilità di avere farmaci che abbiano un’efficacia come immunosoppressori, ma specifici e quindi con minori effetti immunosoppressivi globali“, spiega, consente di ridurre complicanze e migliorare la qualità della vita. Questo si traduce concretamente nella possibilità per il paziente di “condurre una vita più serena, stare più a casa, tornare più facilmente al lavoro“. Un ulteriore elemento innovativo è la capacità di agire sia sull’infiammazione, sia sulla fibrosi. “La possibilità di avere in futuro opzioni terapeutiche sia attive sia sulla fase infiammatoria che su quella fibrotica permette di aggredire questa malattia da più punti di vista“, afferma. Un aspetto cruciale se si considera che “nella patogenesi ci sono entrambe le situazioni, quella infiammatoria e quella fibrotica“.

Verso un nuovo percorso di cura

L’arrivo di nuove terapie apre quindi prospettive diverse anche nel percorso di cura. I benefici attesi sono molteplici: “Il primo è per il paziente, perché se il trattamento è efficace significa che la malattia si riduce”. Accanto al vantaggio clinico, si intravedono anche miglioramenti nella gestione complessiva, grazie a terapie più mirate e meglio tollerate. In definitiva, la disponibilità di nuove opzioni terapeutiche potrebbe contribuire a colmare parte dei bisogni ancora insoddisfatti e a modificare l’approccio alla GVHD cronica. Un cambiamento che, come emerge dalle parole della specialista, ha un preciso obiettivo: restituire ai pazienti una qualità di vita più stabile, riducendo il peso di una malattia che, finora, ha inciso profondamente sulla loro quotidianità.

Isabella Faggiano

11 Maggio 2026

© Riproduzione riservata

Mobilità attiva. Iss: “Migliora la salute”. In Italia 4 adulti su 10 si spostano a piedi e uno su 10 in bicicletta, ma l’abitudine è in calo
Mobilità attiva. Iss: “Migliora la salute”. In Italia 4 adulti su 10 si spostano a piedi e uno su 10 in bicicletta, ma l’abitudine è in calo

Quasi quattro adulti su dieci in Italia si spostano abitualmente a piedi e uno su dieci utilizza la bicicletta per andare al lavoro, a scuola o per gli spostamenti quotidiani....

Lotta alla Sepsi. Ministero della Salute: “Investire per salvare vite”. Diagnosi precoce e cure tempestive fondamentali
Lotta alla Sepsi. Ministero della Salute: “Investire per salvare vite”. Diagnosi precoce e cure tempestive fondamentali

Prevenire le infezioni, riconoscere tempestivamente i segnali della sepsi e garantire cure appropriate fin dalle prime fasi. È il richiamo del Ministero della Salute che ieri, 13 settembre, in occasione...

Dai laboratori alla città, la ricerca si racconta: torna la Settimana della Scienza per i 90 anni dello Spallanzani
Dai laboratori alla città, la ricerca si racconta: torna la Settimana della Scienza per i 90 anni dello Spallanzani

Si parte “di corsa” verso un’unica destinazione: avvicinare la scienza alle persone. Domenica 20 settembre, con "Corri per la Scienza", prende il via la seconda Settimana della Scienza dell'Istituto Nazionale...

Carenze farmaci. Ami: “Non dipendono dal commercio parallelo. È ora di iniziare un confronto basato su dati ed evidenze oggettive”
Carenze farmaci. Ami: “Non dipendono dal commercio parallelo. È ora di iniziare un confronto basato su dati ed evidenze oggettive”

Le carenze di farmaci non dipendono dal commercio parallelo e il dibattito su questo problema deve basarsi su dati ed evidenze oggettive. È questa la posizione di Affordable Medicines Italia...