Hiv ed Epatite C. Due virus a confronto in un convegno dell’Iss

Hiv ed Epatite C. Due virus a confronto in un convegno dell’Iss

Hiv ed Epatite C. Due virus a confronto in un convegno dell’Iss
Dall’Epatite si può guarire, di Aids si può non morire. Molti malati non sanno di esserlo e dunque non si curano, ma se lo facessero avrebbero a disposizione farmaci sempre più efficaci. Ma quali sono le prossime sfide della ricerca e della società? Di questo hanno discusso gli esperti a Roma.

Una persona ogni 180 nel mondo è sieropositiva: 7400 nuovi contagi al giorno, una morte per Aids ogni 30 secondi. Secondo le ultime stime le persone affette da Hiv nel mondo sono 34 milioni, come tutta la popolazione del Canada. Nel nostro Paese i sieropositivi sono 170/180 mila e uno su quattro non sa di esserlo. Poi c’è l’epatite C, altro virus, altra piaga che si stenta ad estirpare: è ancora una persona ogni 40 nel mondo a convivere con l’infezione cronica da virus C. In Italia è il 2-3% della popolazione ad essere venuto a contatto con l’Hcv e circa un milione e 700mila sono i pazienti portatori cronici del virus: 1000 nuovi casi ogni anno si verificano circa mille nuovi casi di epatite C. Se ben trattato i pazienti guariscono, eppure il virus ancora uccide, perché molti non sanno di essere infetti e, quindi, non si curano. Due malattie diverse, lo stesso destino: killer spietati, messi alle corde dalla Ricerca ma ignorati dalla Società.
Proprio di questo si è parlato all’interno del convegno ‘HIV & HCV : due storie parallele. Le sfide future’, tenutosi proprio ieri all’Istituto Superiore di Sanità a Roma.
 
Nonostante tutto, anche considerando l’alto numero di nuovi casi, si tratta di due storie che grazie alla ricerca possono considerarsi due storie di successo: dall’Epatite si può guarire, di Aids si può non morire. Eppure le due storie sono ancora in divenire.
Trent’anni di lotta all’HIV hanno aperto nuove sfide: quella di gestire le patologie quando si affianca il diabete, l’ipertensione, le malattie cardiache. I sieropositivi, oggi, invecchiano e quindi vanno incontro a tutte le problematiche legate all’età: una buona notizia che però apre al virus la possibilità di anticipare e amplificare queste problematiche. La nuova sfida diventa dunque imparare a gestire diversamente le terapie. Ma questa sindrome pericolosa ci ha insegnato anche altro: grazie a farmaci efficaci anche i nemici che si pensavano invincibili  si possono mettere alle corde.
Una lezione che ha imparato bene l’altra grande emergenza silenziosa, del nostro Paese: l’Epatite C. Un milione e mezzo di persone infette e la gran parte non sa di esserlo. E, di conseguenza, non sa che se inizia presto la cura con farmaci appropriati da questo virus si guarisce. Ecco perché ancora troppo spesso si arriva tardi a curare, quando ormai c’è ben poco da fare e l’unica speranza è il trapianto.
In più, oggi c’è un ulteriore problema da affrontare: la lotta alle due patologie si trova a fare i conti, è proprio il caso di dirlo, con una crisi economica che costringe tutti a rivedere le strategie. E anche questa è una nuova emergenza. Di tutto questo si è parlato a Roma alla conferenza stampa del Convegno all’Istituto Superiore di Sanità con Stefano Vella, Direttore del Dipartimento del Farmaco all’Istituto Superiore di Sanità – e recentemente nominato al vertice delle Linee Guida mondiali HIV dell’OMS; Antonio Craxì, docente di Gastroenterologia all'Università di Palermo; Pierluigi Antonelli, vicepresidente Farmindustria e Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia.

09 Maggio 2012

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