Ictus. Una proteina riduce i danni e allunga i tempi di intervento

Ictus. Una proteina riduce i danni e allunga i tempi di intervento

Ictus. Una proteina riduce i danni e allunga i tempi di intervento
Inibire una proteina endogena del sangue, chiamata Mannose Binding Lectin (MBL), ridurrebbe il danno cerebrale causato da ictus, consentendo di allungare utilmente il tempo di intervento fino a quasi 24 ore. Una ricerca internazionale cui hanno partecipato anche il Mario Negri e l'Università di Milano. 

Quando si presenta un ictus, esiste una sola parola d’ordine: velocità. Durante un attacco ischemico infatti, la finestra di tempo nella quale se si agisce non ci saranno ripercussioni sulla salute cerebrale dei pazienti è abbastanza breve. E se fosse possibile invece allungare questo tempo di azione? Questo è proprio il risultato ottenuto in una ricerca anche italiana, condotta dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’: inibire una proteina endogena del sangue appartenente al sistema del complemento, chiamata Mannose Binding Lectin (MBL), ridurrebbe – secondo lo studio pubblicato su Circulation – il danno cerebrale causato da ictus, consentendo di allungare utilmente il tempo di intervento fino a quasi 24 ore.
 
Nonostante i recenti progressi nella gestione dei pazienti ischemici(diagnosi precoce, trombolisi, creazione di stroke unit e riabilitazione), l'ictus continua ad avere una prognosi estremamente sfavorevole,rappresentando una delle principali cause di morte e la prima causa di disabilità grave nei paesi industrializzati. A tutt'oggi l'unica terapia disponibile per l'ischemia cerebrale è l'attivatore tissutale del plasminogeno (tPA). Purtroppo però meno del 5-7% dei pazienti può essere sottoposto a questo trattamento in quanto questo farmaco può avere gravi effetti collaterali e non può essere somministrato oltre le 4.5 ore dall'evento ischemico.
 
Utilizzando modelli animali sperimentali clinicamente rilevantidi ischemia cerebrale, i ricercatori hanno infatti ottenuto una forte riduzione del danno ischemico sia mediante la somministrazione di un anticorpo che blocca MBL – sviluppato da un team dell’Harvard Institutes of Medicine di Boston – sia mediante la somministrazione di una nuova molecola ideata e sintetizzata da un gruppo di ricerca dell’Università di Milano in collaborazione il CSIC Siviglia. “Si possono identificare due aspetti importanti nel nostro studio”, ha spiegato Maria Grazia De Simoni, Responsabile del Laboratorio infiammazione e malattie del sistema nervoso dell’Istituto Mario Negri. “La nostra ricerca innanzi tutto svela un meccanismo completamente nuovo responsabile del danno cerebrale indotto da ictus, molto precoce e caratterizzato dalla deposizione della proteina MBL sui microvasi cerebrali ischemici. In secondo luogo dimostra che interferire con questo meccanismo bloccando MBL con diverse strategie farmacologiche consente di ridurre il danno cerebrale con una finestra terapeutica d’intervento di 18-24 ore”. Che ha poi aggiunto: “La scoperta che inibire MBL in maniera specifica conferisce protezione anche quando si interviene molte ore dopo l’evento ischemico consentirà di sviluppare una nuova e promettente terapia per i pazienti colpiti da ictus”.
 
“L’attività di MBL a seguito di un evento ischemico – ha infine concluso Anna Bernardi, del Dipartimento di Chimica dell’Università di Milano – dipende dall’interazione con specifici carboidrati nel cervello. La nuova molecola mima con successo la struttura di questi zuccheri e inibisce MBL in modo specifico. Questo è un altro eccellente esempio di come i recenti sviluppi della chimica dei carboidrati stiano portando a nuovi importanti risultati nel campo delle scienze mediche”.

18 Settembre 2012

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