Il cibo come farmaco. La rivoluzione dei probiotici e degli alimenti funzionali

Il cibo come farmaco. La rivoluzione dei probiotici e degli alimenti funzionali

Il cibo come farmaco. La rivoluzione dei probiotici e degli alimenti funzionali
Le conoscenze più approfondite sull’influenza del microbiota intestinale sulla salute hanno aperto il campo a nuove categorie di cibi che potrebbero rendere più efficace la prevenzione e, in alcuni casi, curare.

Probiotici, prebiotici, cibi arricchiti. Si fa sempre più labile il confine tra alimentazione e farmaco. Che la prima fosse una delle componenti del benessere e delle migliori armi di prevenzione di una pluralità di malattie non è una novità. Ma è con lo sviluppo di nuovi prodotti cuciti addosso alle nuove conoscenze sul ruolo dell’intestino e ancor più dei batteri che lo popolano che si ha un cambiamento epocale che potrebbe presto ridisegnare il rapporto tra alimentazione e salute.
Dell’argomento si è discusso ieri a Roma, al Meeting internazionale “Probiotics Prebiotics and New foods, dove sono state portate ulteriori prove a supporto dei microrganismi “utili” per la cura e la prevenzione di allergie, malattie infiammatorie dell’intestino e disordini alimentari.
Negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria rivoluzione sul ruolo e sulle funzioni riconosciute al microbiota intestinale. I cambiamenti nella composizione della flora batterica e la perdita di diversità batterica, per esempio, hanno un impatto negativo su malattie quali il Morbo di Crohn e ulcere. Intervenire sul microbiota dell’intestino con i probiotici (che Fao e Oms definiscono “microrganismi viventi che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo”) può quindi segnare una svolta nella cura ma soprattutto nella prevenzione di queste patologie.
Tuttavia, le alterazioni della flora batterica non riguardano soltanto le persone colpite da malattie croniche dell’intestino, ma anche negli obesi. È dunque emerso nel corso del Meeting che la somministrazione di bifidobatteri a partire dall’infanzia o addirittura in fase prenatale può rivelarsi un aiuto efficace per combattere lo sviluppo dell'obesità in età adulta. “Intervenire precocemente sul microbiota attraverso i probiotici può avere effetti positivi sul sistema immunitario e sul peso corporeo”, ha dichiarato Alfredo Guarino, del Dipartimento di Pediatria Università Federico II di Napoli. “In Italia la percentuale degli obesi a 8-9 anni è pari al 12,3 per cento, con punte nelle regioni del Sud Italia del 36 per cento. Ci sono buone possibilità che la somministrazione di integratori a base di probiotici durante l'infanzia protegga dall’obesità in età adulta. L’assunzione di batteri favorevoli ”educa” il sistema immunitario e previene stati infiammatori e anomalie del metabolismo, due condizioni strettamente legate al peso corporeo”.
Ma i benefici non finiscono qui.
Diversi studi hanno messo in luce il legame tra alimentazione e pelle. In tal caso i benefici verrebbero dai “functional foods”: la pasta arricchita di inulina e gli estratti di germi di grano sono le ultime novità presentate al Congresso. La pasta arricchita di inulina, una fibra presente nelle cicorie e nei carciofi, offre una bassa risposta glicemica e aiuta a controllare l’assorbimento degli zuccheri. L'estratto di germoglio di grano invece, contiene un potente cocktail di composti antiossidanti capaci di spazzare i radicali liberi neutralizzandoli in radicali stabili ABTS e DPPH. Il seme germogliato, infatti, continua a sintetizzare i principi attivi anche in vitro e dopo 5 giorni di germinazione mostra un incremento del 30-40 per cento di antiossidanti rispetto al secondo giorno.
Ancora, l'assunzione regolare di probiotici pare abbia effetti benefici anche sugli sportivi. In un recente studio pubblicato sull’International Journal of Sport Nutrition and Exercise Metabolism e richiamato nel corso dell’incontro è stato dimostrato che l’assunzione di Lactobacillus casei Shirota per 4 mesi di intenso allenamento ha ridotto del 36% l’incidenza di infezioni del tratto respiratorio superiore. L’assunzione quotidiana di L. casei Shirota pare possa anche modificare le risposte del sistema immunitario al contatto con i pollini, causa frequente della febbre da fieno, secondo uno studio presentato da Claudio Nicoletti, dell’Institute of Food Research di Norwich.
Mentre uno studio condotto da un team dell’IRCCS “Saverio De Bellis” di Bari ha dimostrato che la pasta con inulina riduce i livelli di grasso nel sangue e i livelli di glucosio a digiuno. “ I prebiotici – ha spiegato il ricercatore Francesco Russo – rafforzano la barriera intestinale riducendone la permeabilità, attraverso un meccanismo che coinvolge la chiave che apre le porte fra una cellula e l'altra della parete intestinale: la zenulina. È molto probabile che tale meccanismo spieghi il ridotto assorbimento degli zuccheri in seguito al consumo della pasta con inulina”. 

13 Settembre 2011

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