Il sotto-finanziamento dell’assistenza farmaceutica rischia di pregiudicarne qualità ed equità

Il sotto-finanziamento dell’assistenza farmaceutica rischia di pregiudicarne qualità ed equità

Il sotto-finanziamento dell’assistenza farmaceutica rischia di pregiudicarne qualità ed equità
Mantenendo nel 2019 lo stesso finanziamento del 2018, già mancano al reale fabbisogno per l’assistenza farmaceutica quasi 2 miliardi. Non solo. Il fabbisogno crescerà ulteriormente. Non tanto per l’aumento fisiologico della domanda (1-2%) quanto per la nuova offerta di terapie innovative migliori e più costose, approvate da EMA

Nessun pasto è gratis, ammoniva il Nobel Friedman, spiegando che in economia ogni costo prima o poi è ineluttabilmente pagato da qualcuno. Il principio è più rilevante quando in ballo c’è la salute.
 
Ecco allora la finanziaria 2019 approvata a fine anno, che alloca al farma SSN 17 miliardi (16,994), il 14,85% del FSN 2019 da 114,439 miliardi, le stesse cifre del 2018.
 
Ma la reale spesa farma è stata ampiamente superiore, secondo le ultime stime, di almeno 1,8 miliardi.
 
In sintesi, mantenendo nel 2019 lo stesso finanziamento del 2018, già mancano al reale fabbisogno per l’assistenza farmaceutica quasi 2 miliardi
 
Non solo. Il fabbisogno crescerà ulteriormente. Non tanto per l’aumento fisiologico della domanda (1-2%) quanto per la nuova offerta di terapie innovative migliori e più costose, approvate da EMA. Geniche e cellulari, nuovi biologici, nuove indicazioni, anche nelle cronicità, utilizzo in linee più precoci di trattamento, anche adiuvanti o neo adiuvanti, o in associazione/combinazione tra loro.
 
Ne risulta che il finanziamento 2019 della legge di bilancio sarà almeno 2,5-3 miliardi inferiore al reale fabbisogno. Gap mitigato solo in parte da payback industriali (sempre critici da applicare) e fondi speciali per gli innovativi (mal sfruttati)
 
Le recenti proposte AIFA di “governance” potranno poco in merito, essendo solo in parte realizzabili a breve, esigendo nella maggior parte dei casi cambi di normative nazionali e regionali.
 
La scorciatoia per limitare quel gap tra finanziamento previsto e fabbisogno reale rischia di essere il ritardare l’accesso di nuove terapie, indicazioni, linee precoci di trattamento, combinazioni, ecc., irrigidendo in AIFA la negoziazione sul livello di prezzi e condizioni di rimborsabilità, richiedendo di fatto alle Industrie più dati ed evidenze a supporto, specialmente dal lato economico (BIA, CE, MEAs, ecc.) essendo quelli clinici già esaustivamente disponibili e già valutati da EMA.
 
Col risultato finale che se già oggi siamo tra i Paesi EU ed OCSE più lenti a rimborsare i farmaci approvati da EMA, che significa renderli equamente disponibili a pazienti e specialisti curanti, probabilmente quei tempi di accesso si allungheranno ancora di più, con i relativi processi resi ancora più difficoltosi alle industrie. Incluso l’ulteriore filtro regionale, così difforme tra Regioni.
 
Così mentre, che so, in Germania o in Svezia Herr Otto o Dam Frida si cureranno la loro grave patologia con la terapia appena approvata da EMA, il nostro dr. Rossi dovrà faticosamente spiegare al Sig. Antonio e ai suoi familiari, che hanno visto su internet che è da mesi che quella terapia è approvata in EU ed altrove è rimborsata, che da noi purtroppo non lo è ancora.
 
Perché serve risparmiare. Un risultato che magari qualcuno nel Palazzo o nelle sue dependance poi si appunterà come una medaglia al merito, foriera di consensi o bonus e promozioni. Un pasto pagato dai tanti Sig. Antonio.
 
Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria

Fabrizio Gianfrate

07 Gennaio 2019

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