Infezioni ospedaliere. All’Irccs di Reggio Emilia isolato gene che provoca resistenza ad antibiotico

Infezioni ospedaliere. All’Irccs di Reggio Emilia isolato gene che provoca resistenza ad antibiotico

Infezioni ospedaliere. All’Irccs di Reggio Emilia isolato gene che provoca resistenza ad antibiotico
Il risultato ottenuto nel Laboratorio di Microbiologia del Santa Maria Nuova presso l’Irccs di Reggio Emilia. È la prima volta che il gene viene isolato. Fino a ora questo gene era stato descritto solo in batteri di origine animale. La ricerca pubblicata su “Eurosurveillance”, rivista scientifica del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Un’equipe multidisciplinare composta da medici, biologi e veterinari appartenenti a diverse strutture sanitarie pubbliche e coordinata dal dottor Edoardo Carretto, direttore del Laboratorio di Microbiologia del Santa Maria Nuova, ha riscontrato per la prima volta in ceppi batterici di origine umana il gene mcr-4, che comporta la resistenza alla colistina, antibiotico utilizzato in ambito ospedaliero per curare pazienti affetti da infezioni gravi. La ricerca è stata pubblicata su “Eurosurveillance”, rivista scientifica del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.
 
“Il gene mcr-4 – spiega una nota dell’Ausl di Reggio Emilia – è stato descritto per la prima volta nel 2017 in Salmonella ed Escherichia coli di origine suina da un gruppo di biologi e veterinari dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche Togo Rosati’ e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità. La colistina è uno degli ultimi antibiotici con una potenziale attività nei confronti di microrganismi Gram negativi multiresistenti. Il gene mcr-4 oggetto dello studio era presente in due ceppi del batterio Salmonella, causa principalmente di infezi’oni gastrointestinali, in genere a risoluzione spontanea. I batteri sono stati isolati da campioni fecali di due pazienti con gastroenterite, raccolti nel 2016 e sono stati analizzati per la presenza di geni di resistenza alla colistina nell’ambito di un’indagine epidemiologica. Fino a pochi anni fa la resistenza alla colistina era estremamente rara, soprattutto dovuta a mutazioni cromosomiche. Oggi invece questo tipo di resistenza appare veicolata da piccoli elementi mobili, i plasmidi”.
 
La scoperta si colloca nell’ambito del preoccupante aumento della diffusione a livello globale delle resistenze agli antibiotici, dovuto al loro eccessivo e a volte inappropriato utilizzo sia negli animali che negli esseri umani, come sottolineato dalle frequenti campagne informative dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

“Tutto ciò non deve spaventare – spiega nella nota Carretto -. Sistemi di sorveglianza sono preordinati e in grado di rilevare resistenze anche di tipo inusuale, rendendo possibili misure per il controllo della diffusione della resistenza agli antibiotici, come peraltro suggerito dal Piano nazionale di contrasto all’antibiotico resistenza (PNCAR). Non c’è al momento nessun tipo di allarme clinico, ma questo riscontro, frutto della capacità di fare rete tra professionisti di più istituti, indica la necessità di aumentare il livello di guardia per evitare che la resistenza antibiotica possa diffondersi in ambiti dove la circolazione di germi multiresistenti è già elevata, come negli ospedali. Un uso consapevole e ragionato degli antibiotici è certamente il primo comportamento auspicabile sia in ambito umano che veterinario”.

14 Febbraio 2018

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