Influenza. Congresso pneumologi: “Tra assenze dal lavoro, spesa per farmaci e assistenza, ogni anno spendiamo circa 10,7 miliardi di euro”

Influenza. Congresso pneumologi: “Tra assenze dal lavoro, spesa per farmaci e assistenza, ogni anno spendiamo circa 10,7 miliardi di euro”

Influenza. Congresso pneumologi: “Tra assenze dal lavoro, spesa per farmaci e assistenza, ogni anno spendiamo circa 10,7 miliardi di euro”
Lo sostiene uno studio che sarà presentato domani al Congresso della Società italiana di pneumologia. "La maggioranza dei costi deriva dall'assenteismo lavorativo e/o scolastico, oltre che dalla spesa per farmaci sintomatici di fascia C e quindi a totale carico del cittadino: per antitosse, mucolitici, antinfiammatori e aerosol si spendono circa 27 euro l'anno pro capite, mentre per il vaccino antinfluenzale, che potrebbe evitare molti dei casi appena 2,40 euro".

La stagione influenzale è alle porte. Ma quanto ci costa ogni anno? La cifra è monstre: ben 10 miliardi di euro. A dirlo è una ricerca, condotta da Roberto Dal Negro, responsabile del Centro nazionale studi di farmacoeconomia e farmacoepidemiologia respiratoria (Cesfar) di Verona, in collaborazione con Research & Clinical Governance di Verona e AdRes Health Economics and Outcome Research di Torino, ha coinvolto un campione di 1.200 italiani rappresentativo della popolazione generale.
 
I risultati dello studio, verranno presentati durante il XIX Congresso nazionale della Società italiana di pneumologia, a Venezia dal 13 al 15 ottobre, dimostrano che la maggioranza (tre quarti) dei costi deriva dall'assenteismo lavorativo e/o scolastico indotto dall'infezione influenzale o simil-influenzale, oltre che dalla spesa per farmaci sintomatici di fascia C e quindi a totale carico del cittadino: per antitosse, mucolitici, antinfiammatori e aerosol si spendono circa 27 euro l'anno, mentre per il vaccino antinfluenzale, che potrebbe evitare molti dei casi di infezione respiratoria da virus influenzali, appena 2,40 euro. 

Secondo lo studio, che ha valutato i costi di queste patologie per le famiglie e la società in generale, confrontandoli con quelli sostenuti dal Ssn, la prossima stagione influenzale è stata definita "di intensità media" dagli esperti, che si aspettano circa 5 milioni di italiani contagiati. A questi si aggiungeranno gli italiani colpiti dalle infezioni respiratorie simil-influenzali di origine virale, che colpiscono durante tutti i 12 mesi, a differenza dell'influenza vera e propria che incide in un preciso e preventivabile periodo dell'anno”.
 
Ebbene, come dicevamo i costi non saranno pochi. Nello specifico “per la società e per le famiglie l'aggravio maggiore è causato dalla perdita di denaro connessa alle assenze sul lavoro: l'88% del costo annuo di influenza e sindromi simil-influenzali deriva infatti dalla perdita dei giorni lavorativi, una spesa 'silenziosa' che passa quasi inosservata, ma che pesa sui bilanci del Paese per quasi mezzo punto di Pil, ovvero 8,6 miliardi di euro". Mentre per il Ssn la cifra è di 2,1 miliardi, per un totale di ben 10,7 miliardi: quasi quanto una manovra economica.
 
"Le famiglie, quasi senza accorgersene, spenderanno in media 250 euro per influenza e sindromi parainfluenzali. Tenuto conto che ogni famiglia ha 2,3 componenti di media, l'esborso per i cittadini sarà il doppio rispetto a quello del Servizio sanitario nazionale, che per ogni malato dovrà sborsare 62 euro l'anno”.
 
"La spesa relativa alle giornate lavorative perse per influenza e sindromi simil-influenzali non è percepita dai cittadini, ma ha un impatto molto rilevante per la società – interviene Stefano Nardini, presidente della Società italiana di pneumologia – I costi diretti e indiretti di queste patologie sono molto elevati per le famiglie italiane e questi dati sono molto importanti perché costringono a confrontarci con la necessità della prevenzione. Influenza e sindromi parainfluenzali consumano le risorse del Ssn per i costi diretti dovuti all'assistenza dei soggetti ad alto rischio, ma drenano un enorme quantità di denaro fra i più giovani per i costi indiretti dovuti alla perdita di produttività. Complessivamente, si tratta di un esborso enorme per il Paese: è perciò senz'altro opportuno rivalutare le strategie di prevenzione per le diverse fasce d’età".
 
"I nostri dati – riferisce – mostrano innanzitutto che queste patologie riguardano circa il 60% della popolazione e sono molto frequenti: il 52% fa un episodio all'anno, ma il 44% ne fa da 2 a 3 all'anno, e circa il 4% più di 3: per una media di 1,8 episodi/anno. Il costo dei farmaci acquistati per gestirli è ripartito però molto diversamente fra Stato e cittadini: il Ssn spende circa 16 euro, soprattutto per antibiotici e corticosteroidi, mentre le famiglie spendono 27 euro in medicinali di fascia C a totale carico del cittadino, per automedicazione e gestione dei sintomi", osserva Dal Negro.
 
"Per il Ssn – precisa Nardini – la maggioranza dei costi deriva dalla gestione dei pazienti più gravi: il 39% della spesa è imputabile ai ricoveri, il 15% agli accessi in pronto soccorso. Per la società e per le famiglie l'aggravio maggiore è invece causato dalla perdita di denaro connessa alle assenze sul lavoro: l'88% del costo annuo di influenza e sindromi simil-influenzali deriva infatti dalla perdita dei giorni lavorativi, una spesa 'silenziosa' che passa quasi inosservata, ma che pesa sui bilanci del Paese per quasi mezzo punto di Pil", ribadisce.
 
"I dati dello studio – riprende Dal Negro – mostrano inoltre che un quarto dei soggetti intervistati spenderebbe di tasca propria oltre 20 euro per prevenire un episodio di influenza o una sindrome simil-influenzale, anche se nel caso dell'influenza la pratica della vaccinazione, pur a basso costo per la famiglia e per il Ssn, risulta ancora sottoutilizzata. Di fatto, nonostante il 70% degli intervistati consideri essenziale la vaccinazione, solo il 14% si vaccina ogni anno e circa il 60% non lo ha mai fatto".
 
"La discrepanza fra ciò che affermano i cittadini e le effettive azioni sanitarie – conclude l'esperto – può riflettere una ancora scarsa conoscenza del problema da parte dell'opinione pubblica, ma anche la necessità di un sostanziale miglioramento delle azioni istituzionali in termini di capillarità del messaggio e di efficienza".

12 Ottobre 2018

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