Integratori: oltre la moda, c’è la scienza

Integratori: oltre la moda, c’è la scienza

Integratori: oltre la moda, c’è la scienza
Un consumatore su due in Italia fa uso di integratori e alimenti salutistici e il settore non risente della crisi. Intanto sulla loro efficacia si accumulano evidenze scientifiche: non siamo stati progettati per vivere così a lungo e le sostanze assunte attraverso di esse possono contribuire a prevenire le malattie dell’invecchiamento e aumentare il benessere.

Negli ultimi dieci anni è cresciuta una cultura attiva della salute, che valorizza la prevenzione e punta a qualcosa che va al di là della cura: al benessere. 
È grazie a questa nuova coscienza che è aumentato anche il gradimento per alimenti salutistici e integratori, che non sono farmaci e non possono sostituirsi a un’alimentazione corretta e a un sano stile di vita, ma che hanno un ruolo oggi sempre più certificato dalla scienza, soprattutto alla luce dei nostri stili di vita e dell’invecchiamento della popolazione. 
Per illustrare le ragioni scientifiche del ruolo dell’integrazione nella società moderna si è svolto a Milano un convegno promosso da Federsalus, associazione di categoria attiva anche nella divulgazione (suo il sito www.sanostiledivita.it). 
UN SETTORE SENZA CRISI – Un consumatore su due in Italia fa uso di questi prodotti. “La salute e il prendersi cura di sé restano un bisogno primario che resiste alla crisi economica, tanto che gli integratori sono penultimi come riduzione dei consumi, appena sopra gli alimentari”, ha premesso Isabella Cecchini, direttore Dipartimento Gfk Eurisko HealthCare, riferendo su due ampie ricerche decennali. “Cinque milioni di persone sono migrate verso una cultura progettuale della salute, attenta a controlli, alimentazione, efficienza fisica. Ai segmenti tradizionali – le donne e le élite – si sono aggiunti anche gli uomini e i “nuovi” anziani. E nella dimensione benessere rientrano pratiche di salute, acquisizione d’informazioni, alimenti salutistici (come yogurt) e integratori (vitamine, sali minerali, ecc)”.
SE LA PREVENZIONE NON BASTA – Per questa nuova categoria sociale, l’attenzione alla salute, però, va oltre al benessere e le nuove abitudini tendono a rafforzare la prevenzione contro le malattie degenerative. Le pratiche consuete sono infatti insufficienti. “Questo perché probabilmente non siamo geneticamente “programmati” per vivere così a lungo”, ha osservato Andrea Poli, direttore scientifico di Nutrition Foundation Italy. L’aumento di speranza di vita è stato imponente nell’ultimo secolo ma i geni non si adattano così in fretta. “I cambiamenti alimentari e di stile di vita hanno «desincronizzato» l’adattamento evolutivo tra funzioni biologiche e apporto di alimenti”, ha spiegato. “Basti pensare alla preferenza per cibi grassi e calorici che oggi causa obesità e diabete, o per quelli ricchi di sale che si lega a ipertensione. Perciò una dieta come quella attuale può non bastare per una piena efficienza metabolica specie in età avanzata e per contribuire a prevenire le malattie degenerative. Gli alimenti che consumiamo – ha aggiunto – non sono modellati sulle nostre esigenze nutrizionali o d’invecchiamento (per esempio la disponibilità di una quantità sufficiente di antiossidanti per controllare lo stress ossidativo o di fitosteroli per ridurre il colesterolo) e più la vita si allunga più i fattori di rischio hanno tempo di fare danni. Questo, sempre facendo attenzione alla dieta, apre uno spazio all’uso di integratori con presupposti di utilità fisiopatologica ed efficacia”, ha concluso poli.
L’ALIMENTAZIONE INCONTRA LA GENETICA – Intanto ci si avvicina alla nutrigenomica. “Singoli componenti alimentari possono influenzare l’attività di geni”, ha spiegato Giovanni Scapagnini, professore associato di biochimica clinica dell’Università del Molise. “Gli studi hanno mostrato che la restrizione calorica allunga la vita in animali da esperimento e si sono trovati geni che condizionano la longevità, come le sirtuine: un attivatore delle sirtuine è il resveratrolo, un polifenolo che ha un’azione protettiva rispetto a patologie metaboliche e cardiovascolari; sono in fase di sviluppo alcuni sirtuin activators. Alimenti ricchi di acidi grassi polinsaturi, poi, riducono lo stress ossidativo attraverso il fattore Nrf 2 che attiva meccanismi di difesa delle cellule, sui quali agiscono anche i polifenoli del tè verde. Analoghi meccanismi per un derivato di un omega-3 assunto con l’alimentazione e abbondante nel curry che contrasta processi infiammatori e neurodegenerativi. Si può affermare – ha concluso Scapagnini – che la genomica nutrizionale avrà probabilmente un futuro importante”.
LA NATURA CHE CURA – Approdando dalla ricerca alla clinica, un campo nel quale ci sono svariate evidenze per gli integratori vegetali è la ginecologia. “Tra i fitoterapici, a vari livelli di evidenza, in età adolescenziale sono utilizzati per esempio ribes nigrum e rubus per l’amenorrea, angelica o pappa reale per disturbi alimentari, ferro e vitamina B12 per anemia e basso peso, igname selvatico per infezioni vaginali, detergenti con propoli e gel con aloe vera”, ha illustrato Vincenzo De Leo, del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico Le Scotte di Siena. “In età riproduttiva – ha proseguito – i noti agnocasto o magnesio per la sindrome premestruale, vitamina B6 o calendula per la dismennorea, Maca o carnitina per l’infertilità. Capitolo importante è poi il climaterio, dalla sindrome post-menopausale alla prevenzione dell’osteoporosi: con i fitoestrogeni dei quali solo isoflavoni e lignani hanno dimostrata attività nella specie umana e gli isoflavoni attività più elevata (i fitoestrogeni sono comunque cento volte meno potenti dell’estradiolo); soia e trifoglio rosso, salvia officinalis, angelica contro le vampate; soia, calcio, vitamina D contro le vampate; acido folico contro iperomocisteinemia; mirtillo anti-infezione urinarie”, ha concluso.
SUPPORTARE LE PERFORMANCE – Un settore di sicuro interesse per gli integratori è la pratica sportiva. “Se è dubbio che l’alimentazione normale copra sempre tutte le esigenze, questo mi sembra valga a maggior ragione nello sportivo”, ha commentato Marco De Angelis, della Facoltà di Scienze Motorie dell’Università dell’Aquila. “È difficile che ci siano delle carenze nello sportivo, ma l’obiettivo è mettere l’organismo nelle migliori condizioni possibili per lo sforzo, considerando tutte le differenze rispetto alla condizione di sedentarietà, in termini di intensità del metabolismo, lavoro muscolare, nervoso o articolare. L’integrazione ha sicuramente un ruolo nell’attività sportiva, senza per questo arrivare agli eccessi come l’abuso di bevande fortemente ipertoniche contro la disidratazione”.  
NON CONFONDERLI CON I FARMACI – L’uso oculato di integratori di provata efficacia, dunque, può essere la via maestra per un invecchiamento in salute e per sopperire ai limiti dell’alimentazione in condizioni particolari. Un aspetto su cui però però ci sono forti contrasti con l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). “Le sue valutazioni –  dice FederSalus – non possono basarsi sugli stessi criteri di evidence based medicine usati per i farmaci, ma dovrebbe fare riferimento ai dati scientifici disponibili e alle evidenze della tradizione d’uso, in assenza di strumenti idonei a stimare gli effetti fisiologici di un costituente alimentare sulla popolazione sana”.
 
Elettra Vecchia

15 Aprile 2011

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