L’angioplastica preventiva non migliora la prognosi per chi ha avuto un infarto

L’angioplastica preventiva non migliora la prognosi per chi ha avuto un infarto

L’angioplastica preventiva non migliora la prognosi per chi ha avuto un infarto
Secondo uno studio condotto dal Karolinska Intsitutet di Stoccolma, Il trattamento della sola arteria coronarica che ha causato l’infarto avrebbe pari efficacia dell’angioplastica preventiva in caso di infarto. Questa strategia sarebbe da preferire per i pazienti che possono andare incontro a complicazioni nel caso di una  rivascolarizzazione completa. Il lavoro è stato pubblicato dal New England of Medicine 2024.

Nei pazienti con infarto, il solo trattamento dell’arteria coronarica causa dell’evento è efficace quando la dilatazione preventiva con palloncino delle altre coronarie (angioplastica). È la conclusione cui è arrivato uno studio pubblicato dal New England of Medicine e condotto da ricercatori del Karolinska Intsitutet, guidati da Felix Böhm.

Per lo studio sono stati considerati dati relativi a 1542 pazienti provenienti da 32 ospedali di 7 Paesi diversi. Per quanto riguarda i pazienti svedesi, i dati sono stati raccolti dati dal registro SWEDEHEART. I pazienti sono stati seguiti per cinque anni dopo la procedura di angioplastica e i risultati non hanno mostrato differenze tra i gruppi in termini di nuovi infarti, nuove dilatazioni non pianificate con palloncini o numero totale di decessi per tutte le cause.

“È stato un po’ sorprendente. Eravamo convinti dell’utilità dell’angioplastica preventiva”, afferma Felix Böhm, medico senior presso il Dipartimento di Scienze Cliniche del Danderyd Hospital del Karolinska Institutet, che ha guidato lo studio. Secondo Böhm si dovrebbe puntare al trattamento di rivascolarizzazione completa nei pazienti idonei. Tuttavia “per quei pazienti in cui vi sono circostanze che rendono complicata una rivascolarizzazione completa, si potrebbe scegliere di aspettare, dal momento che non vi è alcuna differenza nelle complicanze più gravi quali un nuovo infarto o morte”.

Fonte: New England of Medicine 2024

09 Aprile 2024

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