La “Radiomica”: applicare l’intelligenza artificiale nella diagnostica per immagini

La “Radiomica”: applicare l’intelligenza artificiale nella diagnostica per immagini

La “Radiomica”: applicare l’intelligenza artificiale nella diagnostica per immagini
Il progetto, promosso da alcune équipe di ricerca in Emilia Romagna, punta ad applicare i principi della Radiomica alla pratica clinica sfruttando le capacità dell’IA, affiancando il medico radiologo nella sua analisi delle radiografie. L’intelligenza artificiale della Radiomica permette l’analisi approfondita di migliaia di immagini diagnostiche e consente di individuare dettagli di ridotte dimensioni.

Applicare l’intelligenza artificiale all'analisi delle immagini radiologiche, per rendere più precisa ed efficace la diagnosi. È questa la nuova frontiera della diagnostica per immagini: si chiama “Radiomica” e si sta sviluppando fra Ravenna, Ferrara e Meldola grazie al progetto “Ciò che l’occhio non vede” ideato e nato nell’aprile del 2017 e coordinato dal professor Gian Carlo Parenti dell’Unità operativa di Radiodiagnostica dell’Ospedale “Santa Maria delle Croci” di Ravenna e che vede la collaborazione fra medici e fisici della Scuola di specializzazione in Radiodiagnostica dell’Università di Ferrara e dell’unità operativa di Fisica sanitaria dell'Irst -Istituto Scientifico Romagnolo Irccs di Meldola.

Nel dettaglio il progetto punta ad applicare i principi della Radiomica alla pratica clinica sfruttando le capacità dell’Intelligenza Artificiale, affiancando il medico radiologo nella sua analisi delle radiografie. L’intelligenza artificiale della Radiomica, infatti, permette l’analisi approfondita di migliaia di immagini diagnostiche e consente di individuare dettagli di ridotte dimensioni che possono risultare utili nel percorso diagnostico e terapeutico del paziente, spesso invisibili all’occhio umano.
 

19 Febbraio 2021

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