Malaria. Un composto potrebbe eliminare il parassita in 48 ore

Malaria. Un composto potrebbe eliminare il parassita in 48 ore

Malaria. Un composto potrebbe eliminare il parassita in 48 ore
Nel modello murino, il composto (+)-SJ733 elimina l’80% dei parassiti in 24 ore e circa la totalità in 48 ore. Colpendo una proteina che favorisce lo sviluppo dei globuli rossi malati, questa molecola potrebbe sopprimere i globuli rossi infetti lasciando intatti quelle sane. I risultati sono ancora solo su animali e il prossimo passo sarà lo studio sull’uomo. La ricerca* su PNAS

Un nuovo composto ‘inganna’ il sistema immunitario per distruggere rapidamente le cellule rosse del sangue (globuli rossi) infettate dal parassita della malaria, senza colpire le cellule sane, che rimangono intatte. Il risultato è frutto di uno studio* su animali condotto dal St. Jude Children's Research Hospital, a Memphis negli Stati Uniti, insieme ad altri Istituti e pubblicato sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). La ricerca, condotta su modello murino, necessita di ulteriori approfondimenti; il prossimo passo, secondo gli scienziati, sarà quello di quello di sviluppare uno studio sulla sicurezza del composto in adulti sani.
 
La malaria è una malattia causata da un parassita con cui si può venire a contatto attraverso la puntura di una particolare zanzara, in regioni del mondo in cui la malattia è endemica, principalmente in Africa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel continente africano ogni minuto un bambino muoia a causa della malaria, ma in generale la malattia rappresenta ancora oggi una delle principali minacce per la salute globale per almeno metà della popolazione complessiva.
 
Il composto (+)-SJ733 è stato sviluppato a partire da una molecola identificata in uno studio precedente, sempre guidato dal St. Jude. Nello studio odierno su modello murino, una dose singola di tale composto è in grado di distruggere circa l’80% dei parassiti in 24 ore, mentre dopo 48 ore non veniva più rilevato. Nell’indagine, i ricercatori hanno osservato che la velocità e la modalità con cui agisce questo composto consentono di rallentare e sopprimere lo sviluppo di parassiti resistenti ai farmaci. In particolare, il parassita più aggressivo e mortale è il plasmodium falciparum: il sequenziamento del suo genoma ha mostrato che il composto (+)-SJ733 pone termine all’attività della proteina ATP4 all’interno del parassita. Questa proteina è come una sorta di ‘pompa’ funzionale al corretto mantenimento del giusto quantitativo di sodio e alla rimozione del sodio in eccesso. Inibendo tale proteina, dunque, si accende un interruttore che dà luogo ad una serie di cambiamenti all’interno delle cellule infettate che conducono alla loro distruzione ad opera del sistema immunitario.

Ma non è tutto. Infatti, c’è un altro composto, spiroindolone, che mostra risultati promettenti rispetto alla distruzione dei globuli rossi infettati dal parassita. Tale composto colpisce allo stesso modo la proteina ATP4 e il farmaco include il NITD246, che è già sotto studio in trial clinici per il trattamento della malaria.
"I dati suggeriscono che i composti mirati contro la ATP4 promuovono cambiamenti fisici nei globuli rossi infetti. Questi cambiamenti inducono meccanismi di controllo di qualità del sistema immunitario o degli eritrociti (globuli rossi) tali da riconoscere ed eliminare rapidamente le cellule infette", ha affermato Joseph DeRisi, Ph.D., Howard Hughes Medical Institute investigator e Presidente della University of California, San Francisco Department of Biochemistry and Biophysics. "Questa rapida eliminazione dipende dalla presenza sia del parassita sia del farmaco sperimentale. Ciò è importante perché disarma i globuli rossi, noti anche come eritrociti”. DeRisi ha guidato tra l’altro il sequenziamento del genoma del plasmodium falciparum, un’indagine in cui i ricercatori hanno studiato la struttura delle molecole di DNA in diverse catene del parassita della malaria.
 
Lo sviluppo dei farmaci è guidato da un consorzio che include I ricercatori del  St. Jude, il Medicines for Malaria Venture, fondazione no-profit con sede in Svizzera, e Eisai Co., un’azienda biofarmaceutica giapponese.
 
Viola Rita
 
*María Belén Jiménez-Díaz et al., ()-SJ733, a clinical candidate for malaria that acts through ATP4 to induce rapid host-mediated clearance ofPlasmodium. Proceedings of the National Academy of Sciences, 2014; 201414221 DOI: 10.1073/pnas.1414221111

Viola Rita

09 Dicembre 2014

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