Mpox. Per l’Oms non è più un’emergenza di sanità pubblica

Mpox. Per l’Oms non è più un’emergenza di sanità pubblica

Mpox. Per l’Oms non è più un’emergenza di sanità pubblica
Dopo il Covid, l'Oms ha dichiarto conclusa anche la fase emergenziale legata a mpox, si ritiene che si tratti di sfide a lungo termine che potrebbero essere affrontate meglio attraverso strategie di lungo respiro per gestire i rischi per la salute pubblica, piuttosto che con misure emergenziali. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus: "Tuttavia, come per il Covid, non significa che il lavoro sia finito. Mpox continua a porre sfide significative per la salute pubblica che richiedono una risposta solida, proattiva e sostenibile".

Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, nella giornata di ieri ha ufficialmente dichiarato che l’epidemia di mpox iniziata circa un anno fa non è più un’emergenza di salute pubblica di interesse internazionale. Dopo il Covid così anche l’epidemia di mpox viene declassata.

Il Comitato di emergenza dell’Oms ha riconosciuto i progressi compiuti nella risposta globale all’epidemia e l’ulteriore calo del numero di casi segnalati dall’ultima riunione. Il comitato Ha inoltre rilevato un calo significativo del numero di casi segnalati rispetto al precedente periodo di riferimento e nessun cambiamento nella gravità e nella manifestazione clinica della malattia. Il Comitato ha poi riconosciuto le incertezze residue sulla malattia, per quanto riguarda le modalità di trasmissione in alcuni paesi, la scarsa qualità di alcuni dati riportati e la continua mancanza di contromisure efficaci nei paesi africani, dove l’mpox si verifica regolarmente. Si è ritenuto, tuttavia, che si tratti di sfide a lungo termine che potrebbero essere affrontate meglio attraverso strategie di lungo respiro per gestire i rischi per la salute pubblica posti da mpox, piuttosto che con misure emergenziali.

“Tuttavia, come per Covid – ha spiegato Ghebreyesus – ciò non significa che il lavoro sia finito. Mpox continua a porre sfide significative per la salute pubblica che richiedono una risposta solida, proattiva e sostenibile”. Ci sono stati più di 87.000 casi e 140 morti in tutto il mondo segnalati all’Oms, da 111 paesi diversi. Il virus, originariamente noto come Monkey Pox, si diffonde attraverso il contatto diretto con fluidi corporei e provoca sintomi simil-influenzali, e anche lesioni piene di pus sulla pelle.

Lo stigma è stato una preoccupazione nella gestione dell’epidemia di mpox e continua a ostacolare l’accesso alle cure, “la temuta reazione contro le comunità più colpite non si è in gran parte materializzata. Per questo, siamo grati”, ha aggiunto Ghebreyesus. C’è un rischio particolare associato a coloro che vivono con infezioni da Hiv non trattate, ha aggiunto, esortando i paesi a mantenere la capacità di test ed essere pronti a rispondere se i casi dovessero aumentare di nuovo. “Si raccomanda l’integrazione della prevenzione e della cura dell’mpox nei programmi sanitari esistenti, per consentire l’accesso continuo alle cure e una risposta rapida per affrontare future epidemie”.

L’Oms continuerà a lavorare per sostenere l’accesso alle contromisure man mano che saranno disponibili maggiori informazioni sull’efficacia degli interventi. Il vicepresidente del comitato di emergenza, Nicola Low, ha affermato che è necessario passare ora dalle misure di emergenza alla gestione dei rischi a lungo termine per la salute pubblica di mpox, simili ai programmi di sorveglianza nazionali che esistono per infezioni come l’Hiv.

E mentre due emergenze di salute pubblica si sono concluse nell’ultima settimana, ogni giorno l’Oms continua a rispondere a più di 50 emergenze a livello globale.

12 Maggio 2023

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