Non c’è bisogno di cardiochirurgia per sostituire la valvola

Non c’è bisogno di cardiochirurgia per sostituire la valvola

Non c’è bisogno di cardiochirurgia per sostituire la valvola
La procedura per via transcatetere offre gli stessi risultati della chirurgia a cuore aperto secondo uno studio presentato nel corso del VII Congresso europeo di geriatria. È un’ulteriore conferma dell’efficacia e della sicurezza della tecnica mini-invasiva.

A un anno dall’intervento, la tecnica standard di intervento cardiochirurgico a cuore aperto per la sostituzione della valvola aortica e la procedura per via transcatetere (TAVI) offrono gli stessi risultati.
È il risutato dello studio “PARTNER-Coorte A” presentato nel corso del VII Congresso europeo di geriatria “Healthy And Active Ageing For All Europeans” conclusosi a Bologna.
Lo studio è stato condotto su 699 pazienti con stenosi aortica sintomatica e grave, considerati a rischio elevato per l’intervento tradizionale a cuore aperto e assegnati casualmente alla TAVI attraverso l’arteria femorale, alla TAVI per via intercostale tramite l’apice del cuore o alla chirurgia tradizionale a cuore aperto. I risultati hanno evidenziato che dopo 12 mesi si registra un tasso di mortalità per qualunque causa del 24,2% per la TAVI e del 26,8% per l’intervento cardochirurgico tradizionale. Stesso andamento per quanto riguarda la mortalità per qualunque causa riscontrata a 30 giorni dall’operazione: 3,4% con TAVI, 6,8% con l’intervento a cuore aperto.
Inoltre, il miglioramento dei sintomi, misurato con la scala della New York Heart Association (NYHA), è maggiore per la TAVI dopo 30 giorni e sostanzialmente identico tra i due interventi a 1 anno di distanza.
“Questi dati sono estremamente importanti e positivi per la TAVI, anche se non definitivi perché dobbiamo vedere che cosa accadrà a 2-3 anni dall’intervento”, ha dichiarato Corrado Vassanelli, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare e Toracico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. “Pensiamo che lo studio PARTNER ha messo a confronto la tecnica chirurgica, matura da più di 50 anni con una tecnologia applicata da meno di 5 anni. Esiste, peraltro, un ulteriore margine di miglioramento, soprattutto grazie al perfezionamento della tecnica di intervento, delle dimensioni del dispositivo impiantato, della terapia anticoagulante durante la procedura”, ha aggiunto.
Diversi i rischi associati all’intervento: la TAVI risulta associata a maggior rischio di complicazioni vascolari e neurologiche, mentre l’intervento standard a un più elevato rischio di sanguinamento e di fibrillazione atriale.
I risultati della prima parte dello studio, denominato “PARTNER-Coorte B”, erano già stati pubblicati nel settembre 2010 sul New England Journal of Medicine. Confrontava la TAVI con la terapia farmacologica o di valvuloplastica percutanea, ossia tecniche non chirurgiche riservate ai pazienti che non possono essere sottoposti all’intervento a cuore aperto. Dopo 12 mesi, la mortalità nei pazienti trattati tradizionalmente era stata del 50,7%, mentre con la TAVI del 30,7%, 20 punti percentuali in meno pari a una riduzione della mortalità del 39,4%. Risultati che avevano spinto i ricercatori ad affermare che “l’impianto transcatetere con valvola  espandibile con pallone è il trattamento di elezione per i pazienti con stenosi aortica che non possono essere sottoposti a intervento chirurgico”. 

19 Aprile 2011

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