Nuove terapie geniche e cellulari. Per la spesa sarà uno tsunami

Nuove terapie geniche e cellulari. Per la spesa sarà uno tsunami

Nuove terapie geniche e cellulari. Per la spesa sarà uno tsunami
Arrivano terapie straordinarie e molto care: il primo CAR-T è stato approvato ieri l’altro dal NICE inglese a circa 300 mila euro a paziente. Chi e come pagarle? La soluzione è semplice da individuare quanto difficile da attuare: aumentare le risorse per i farmaci, riallocandole o dall’intera spesa pubblica, o da dentro la sanità, o dallo stesso farmaceutico (es.: delisting dalla rimborsabilità dei vecchi farmaci da 10 cent al giorno, nell’insieme valgono almeno 3 mld l’anno)

A un tale mentre precipita dal centesimo piano di un grattacielo, da una finestra del cinquantesimo chiedono: “ehi, come va?” Lui risponde sorridente: “per adesso tutto bene, grazie!”. Così per l’assistenza farmaceutica specialmente quella ospedaliera, dei farmaci più innovativi e quindi costosi.
 
È la voce di spesa SSN che da anni sfonda regolarmente il proprio budget, di un terzo e oltre, strutturalmente sotto finanziata rispetto alla domanda e inferiore alle medie EU e OCSE. Ora arrivano terapie straordinarie e molto più care (terapie geniche e cellulari: il primo CAR-T è stato approvato ieri l’altro dal NICE inglese a circa 300 mila euro a paziente). Chi e come pagarle?
 
I rari esempi finora approvati sono stati gestibili grazie all’indicazione per un limitatissimo numero di pazienti. Vanno ricordati, meritoriamente, i primati nella rimborsabilità in Europa sia del Glybera, prima terapia genica EU e pure sviluppato da una bella azienda italiana (Chiesi), dalle vicende poi sfortunate, sia dello Strimvelis, altro orgoglio nazionale targato Telethon, San Raffaele e GSK). Ma come pagare le terapie che arriveranno per patologie con alta prevalenza e incidenza?
 
Già, perché se la salute non ha prezzo la sanità costa. Quando i miglioramenti clinici sono straordinari, quindi irrinunciabili. Trattare un paziente oncologico una dozzina di anni fa costava di farmaci al SSN qualche centinaio di euro, oggi diverse decine di migliaia, domani alcune centinaia di migliaia.
 
Solo che prima si moriva ora si campa, e a lungo. E vale anche per altre patologie: arriveranno i farmaci per malattie neurodegenerative e metaboliche, o altre cronicità di elevate epidemiolgia e unmet needs. Farmaci sempre di matrice biologica. E dal costo moltiplicato rispetto ai vecchi farmaci
 
Questo per l’offerta. Va anche peggio per la domanda. Col record mondiale di anziani per il deflagrante combinato disposto tra longevità e denatalità. Alla fine degli anni ’50 c’era un over 65 ogni tre under 15. Oggi è il contrario. Detto cinicamente: una società demograficamente sempre meno produttiva e più malata. Sempre di più quelli che consumano sanità, sempre meno quelli che la sostengono.
 
Addio al vecchio equilibrio tra demografia, crescita economica e redistribuzione che aveva permesso l’espansione dei servizi sociali nei modelli di welfare, quello di stampo inglese (Beveridge) o tedesco (ordoliberalismo). E poi proprio il concetto di redistribuzione oggi non piace più (ne ho qui già scritto)
 
Una combinazione esplosiva di domanda crescente e offerta più costosa. Uno tsunami tale da far sembrare i già pur sensibili sfondamenti di spesa odierni morbide increspature da laghetto montano. Che dovrebbe scuotere la declamata “hybris” riformatrice del Governo del Cambiamento.
 
Che fare? La soluzione è semplice da individuare quanto difficile da attuare, il proverbiale “Rasoio di Occam”: aumentare le risorse per i farmaci, riallocandole o dall’intera spesa pubblica, o da dentro la sanità, o dallo stesso farmaceutico (es.: delisting dalla rimborsabilità dei vecchi farmaci da 10 cent al giorno, nell’insieme valgono almeno 3 miliardi l’anno)
 
L’aspetto positivo è che il problema è (era) affrontabile per tempo. È prevedibile la domanda, leggendo le curve demografiche ed epidemiologiche, così come l’offerta: i farmaci di domani sono già ben noti in anticipo essendone i tempi di sviluppo superiori ai dieci anni (horizon scanning).
 
Insomma, della sostenibilità dei farmaci prodigiosi di domani urge inderogabilmente ed ineluttabilmente occuparsi oggi. Criminale rimandare oltre. Perché anche se siamo ancora al cinquantesimo piano, il marciapiede arriva di sicuro.
 
Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria 

Fabrizio Gianfrate

12 Ottobre 2018

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