Occhio. Impianto subretinale “aumenta” la vista di chi soffre di retinite pigmentosa

Occhio. Impianto subretinale “aumenta” la vista di chi soffre di retinite pigmentosa

Occhio. Impianto subretinale “aumenta” la vista di chi soffre di retinite pigmentosa
Uno studio condotto da ricercatori inglesi ha confermato che l’impianto subretinale nei pazienti con retinite pigmentosa può far guadagnare un po’ della funzione visiva almeno per 24 mesi. Adesso i ricercatori dovranno monitorare i pazienti per vedere cosa succede nel lungo periodo

(Reuters Health) – L’impianto subretinale potrebbe migliorare le prestazioni visive dei soggetti con retinite pigmentosa (RP) in fase molto avanzata, per circa due anni. Questo è quanto emerge da un piccolo studio che ha coinvolto sei pazienti. “Nel campo delle protesi elettroniche retiniche si stanno compiendo grandi progressi e registriamo un parziale ripristino della funzione visiva nei pazienti affetti da una retinite pigmentosa allo stadio finale – dice Thomas L. Edwards dell’Università di Oxford, che ha condotto il trial – Nel nostro studio sono stati arruolati pazienti gravi per i quali fino a poco tempo non si aveva a disposizione alcun trattamento efficace”.

Lo studio
Edwards e colleghi hanno valutato il Retina Implant Alpha, AMS (Retina Implant AG, Reutlingen, Germania), uno dei quattro impianti retinici che hanno ricevuto il marchio CE per uso commerciale. Il dispositivo, apparecchio di seconda generazione, risponde alla luce rilevata, stimolando la retina interna ancora sana. L’impianto è stato posto chirurgicamente nell’occhio in peggiori condizioni dei partecipanti con discreto successo e i pazienti sono stati sottoposti a numerosi test della visione nei 12 mesi successivi all’intervento.

L’impianto è riuscito in quasi tutti i partecipanti che hanno potuto riacquistare la visione temporale e localizzare la provenienza della luce. In un caso questo non è avvenuto per problemi legati a danni dello stesso impianto. Questo impianto subretinale di seconda generazione è in grado di far guadagnare un certo vantaggio visivo ai pazienti che hanno una funzione retinica residua.  Edwards e il suo team hanno trattato 21 pazienti con questo tipo di impianto. Il passo successivo sarà quello di monitorare nel tempo questi casi per vedere come funziona il dispositivo a lungo termine.

Fonte: Ophthalmology

Anne Harding

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Anne Harding

06 Novembre 2017

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