Patologie cardiovascolari. Dagli USA il pacemaker alimentato dal battito cardiaco
Non servirà più cambiare l’apparecchio ogni 5 anni, poiché questo si autoalimenterà con le stesse vibrazioni del cuore. Il nuovo strumento in uno studio presentato a Los Angeles durante le Scientific Sessions 2012 dell’American Heart Association. Pronto un prototipo che funziona anche in condizioni estreme.
Per alcune persone, l’impianto di un pacemaker può essere l’unica soluzione per tenere sotto controllo il ritmo cardiaco. Il problema di questi dispositivi però è che le batterie al litio di cui sono dotati hanno un’autonomia limitata nel tempo, e a 5-8 anni vanno cambiati. Oggi questo problema potrebbe però essere stato risolto: secondo uno studio dell’Università del Michigan, presentato nel corso delle Scientific Sessions 2012 dell’American Heart Association in corso a Los Angeles, sarebbe infatti possibile recuperare l’energia necessaria a ricaricare l’apparecchio direttamente dallo stesso battito cardiaco.
Si tratta per ora solo di uno studio preliminare, ma che potrebbe aprire la strada per una rivoluzione in questo campo. Gli scienziati hanno infatti costruito un prototipo di dispositivo piezoelettrico, capace cioè di trasformare i movimenti meccanici dell’organismo in carica elettrica per alimentare sé stesso, limitando così quasi del tutto l’energia esterna necessaria al funzionamento del pacemaker.
Lo strumento è stato realizzato dal dipartimento di Ingegneria aerospaziale dell’ateneo statunitense. Per costruirlo, gli scienziati hanno prima dovuto misurare le vibrazioni indotte dal ritmo cardiaco nel petto e poi hanno usato un vibratore per riprodurle in laboratorio. Così hanno potuto misurare i risultati del prototipo, sulla base di set di 100 battiti cardiaci simulati a diversi ritmi, scoprendo che l’apparecchio da loro progettato poteva generare un’energia 10 volte superiore a quella necessaria per far funzionare i moderni pacemaker, e che dunque poteva alimentarli senza rischi.
Il dispositivo aveva inoltre la capacità di lavorare a tutti i ritmi cardiaci studiati, a differenza di alcuni dei pacemaker che sono oggi in commercio. “Abbiamo testato il prototipo a partire dai 20 battiti al minuto, fino ai 600, quindi ben oltre il range necessario all’organismo umano per funzionare correttamente”, ha spiegato Amin Karami, primo autore dello studio. Specificando poi anche che l’apparecchio non subiva interferenze con l’uso di cellulari o forni a microonde.
Ora il punto è solo integrare il meccanismo in tutti i pacemaker in commercio, ma non solo: che il meccanismo potrebbe essere utile non solo per i pacemaker ma anche per altri dispositivi impiantabili che necessitano poca energia, come i defibrillatori.
Questo nuovo dispositivo – dicono gli scienziati – potrebbe dunque ridurre non solo i costi, ma anche eliminare rischi e fastidi che ripetute operazioni al cuore possono causare. “A volte capita che i pazienti cui impiantiamo un pacemaker o altri dispositivi siano dei bambini o comunque persone giovani, che hanno ancora una lunga vita davanti”, ha concluso il ricercatore. “Se pensiamo a queste persone possiamo facilmente immaginare a quanti interventi sono condannati a sottoporsi, se non riusciamo a trovare un’alternativa. Questo apparecchio che abbiamo sviluppato potrebbe essere la soluzione definitiva”.
Kenneth Ellenbogen, portavoce dell’American Heart Association parla del dispositivo:
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