Psicosi. L’uso continuato di cannabis può provocare recidive

Psicosi. L’uso continuato di cannabis può provocare recidive

Psicosi. L’uso continuato di cannabis può provocare recidive
È quanto sostengono alcuni ricercatori britannici in uno studio pubblicata da JAMA Psychiatry. “Da tempo siamo al corrente che l’uso di cannabis, soprattutto in dosi massicce, risulta associato a un maggior rischio di sviluppare psicosi in individui altrimenti sani e che il suo utilizzo continuativo si lega a un rischio più elevato di recidiva psicotica in chi è già affetto dal disturbo", ha commentato Sagnik Bhattacharyya del Kings College di Londra.

(Reuters Health) – L’uso continuativo di cannabis, dopo un primo episodio di psicosi, è associato a un maggior rischio di recidiva. È quanto sostengono alcuni ricercatori britannici in uno studio pubblicata da JAMA Psychiatry. “Da tempo siamo al corrente che l’uso di cannabis, soprattutto in dosi massicce, risulta associato a un maggior rischio di sviluppare psicosi in individui altrimenti sani e che il suo utilizzo continuativo si lega a un rischio più elevato di recidiva psicotica in chi è già affetto dal disturbo – ha commentato Sagnik Bhattacharyya del Kings College di Londra, principale autore dello studio Tuttavia, si discute ancora sulla possibilità o meno che questa associazione sia causale in natura, cioè se l’uso di cannabis provochi psicosi o una sua recidiva”.
 
Un’altra causa presa in ipotesi è quella di un fattore genetico comune che predisponga a entrambe le manifestazioni patologiche. “In questo studio abbiamo cercato di affrontare la questione della causalità esaminando il cambiamento nel tempo nell’uso di cannabis in pazienti psicotici e il suo legame con la recidiva della psicosi durante lo stesso periodo di tempo”, ha aggiunto Bhattacharyya.

Lo studio
Bhattacharyya e colleghi hanno analizzato i dati relativi a 220 individui con un’età media di 29 anni, che si sono rivolti ai servizi psichiatrici dal 2002 al 2013 per un primo episodio di psicosi. I ricercatori hanno valutato i pattern d’uso della cannabis nei due anni successivi all’episodio e hanno classificato i pazienti come non utilizzatori, utilizzatori intermittenti o utilizzatori continuativi. Il rischio di recidiva era molto diverso tra i gruppi: 28,5% per chi non ne faceva uso, 36,0% per quelli con un uso intermittente e 59,1% per chi la usava regolarmente. I gruppi si sono distinti chiaramente anche in termini di adesione alla terapia antipsicotica: aderiva totalmente il 47,7% dei non utilizzatori, il 32% degli intermittenti e il 20,5% di quelli continuativi.
 
Ulteriori analisi hanno rivelato un incremento nelle probabilità di una recidiva psicotica durante i periodi di uso di cannabis rispetto a quelli di non uso (odds ratio, 1.13). Un cambiamento nel pattern di continuazione ha aumentato notevolmente il rischio (odds ratio, 1.07), suggerendo un’associazione dose-dipendente tra modifica nell’uso della cannabis e recidiva psicotica. Ulteriori ricerche “hanno confermato che tale associazione rifletteva un effetto dell’uso della cannabis sul successivo rischio di recidiva, piuttosto che un effetto della recidiva sul successivo uso di cannabis”, scrivono gli autori.

I commenti
“Questi risultati suggeriscono che l’uso di cannabis è un potente fattore di rischio di recidiva nei pazienti con psicosi”, ha commentato Bhattacharyya “Le nuove scoperte dimostrano chiaramente che i medici dovrebbero essere in grado di usare queste evidenze per spiegare ai pazienti e alle loro famiglie che l’uso continuativo della cannabis, soprattutto l’uso frequente delle forme più potenti, può provocare una recidiva della psicosi”. “Questa nuova ricerca fornisce forti evidenze del fatto che questa sostanza pone rischi reali per gli adulti con un primo episodio di psicosi”, ha aggiunto Mark Olfson, professore di psichiatria presso il Columbia University Medical Center.”I nuovi risultati sottolineano la fondamentale importanza di lavorare per prevenire o minimizzare l’uso di marijuana da parte di questi adulti vulnerabili”, ha concluso il clinico americano
 
Fonte: JAMA Psychiatry 2016

Marilynn Larkin

(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Marilynn Larkin

04 Ottobre 2016

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