Ricerca. Come scegliere i progetti migliori da finanziare. E se li estraessimo a sorte?

Ricerca. Come scegliere i progetti migliori da finanziare. E se li estraessimo a sorte?

Ricerca. Come scegliere i progetti migliori da finanziare. E se li estraessimo a sorte?
Mentre ci chiediamo  se la petizione Parisi (allocare fondi alla ricerca per il 3% del PIL; ad oggi oltre 70.000 firme) avrà una qualche positiva ricaduta, la penuria di fondi per la ricerca scientifica spinge alcuni ricercatori americani a proporre vere e proprie lotterie per assegnare i fondi

Credo che chiunque oggi abbia familiarità con i ricercatori, in particolare quelli delle aree scientifiche sperimentali, li  abbia spesso sentiti  esclamare  “è una lotteria” o frasi del genere, a proposito della possibilità di veder finanziate le loro ricerche, anche quando questo avviene  attraverso la valutazione di  merito  da parte di  colleghi “pari” competenti (il noto sistema della “peer-review”).
 
E che questo sia diventato un leit-motif anche di ricercatori di un Paese, come gli Stati Uniti, di solito preso a modello di una  selettiva e corretta valutazione, non sorprende.  Più sorprendente è che alcuni opinion-leader della ricerca biomedica americana facciano di queste difficoltà una ragione per proporre qualcosa di alquanto inusuale  se non del tutto stravagante.
 
In una pubblicazione apparsa qualche giorno fa sulla rivista “mBio” dell’ American Academy of Microbiology  due noti microbiologi statunitensi propongono che sia una vera e propria lotteria a decidere quali fra i molti progetti meritevoli di ricevere un finanziamento, siano di fatto finanziati (vedi Research Funding: the Case for a Modified Lottery Ferric C. Fang and Arturo Casadevall, doi:10.1128/mBio.00422-16).
 
Proposte simili sono  state avanzate  da altri ricercatori che occupano posizioni importanti  nella  politica del finanziamento della ricerca. Ma quali sono le ragioni che giustificherebbero queste proposte? 
 
Tutto nasce dalla difficoltà di finanziare tutti i progetti di ricerca meritevoli, quelli cioè che dal sistema di peer review hanno l’avallo di una buona probabilità di ottenere nuove e possibilmente utili conoscenze. La carenza di risorse, da tempo avvertita anche negli Stati Uniti, che pure dedicano una discreta fetta del PIL alla ricerca (variabile negli anni ma sempre sopra il 3%) fa sì che la spada mannaia di chi giudica debba tagliare a livello alto, sacrificando anche ottimi progetti.
 
In questa situazione, le ben note imperfezioni del processo di peer-review e cioè, solo per elencarne alcune, la competizione scientifica fra proponente ed esaminatore, la  preferenza per un dato approccio  o metodologia scientifica rispetto ad altre pur efficaci, il disaccordo fra esaminatori dello stesso progetto,  o  l’errore di una valutazione che rimane comunque soggettiva, compromettono la qualità e l’affidabilità dell’intero processo.
 
In realtà, il sistema di peer review è  pienamente affidabile  solo quando ci sono soldi sufficienti  a finanziare almeno la  maggioranza dei progetti di qualità,  lo è assai meno quando il finanziamento è riservato comunque a pochissimi, come accade oggi ,in  particolare nelle aree come quella biomedica in cui la diversificazione e complessità delle proposte è molto ampia. Il fattore di casualità del finanziamento diventa non trascurabile, trattandosi peraltro di una  casualità “malevola” dovuta di fatto a fattori soggettivi e arbitrari.
 
Perché allora, sostengono Feng e Casadevall,  non far lavorare la pura e semplice casualità,  fare cioè una lotteria in piena regola, che sarà  pure casuale ma  “giusta” in quanto neutra. In sostanza, si propone di fare una prima selezione dei progetti comunque meritevoli attraverso la peer-review, ed estrarre poi con la lotteria  i progetti finanziabili con il budget disponibile.
 
Far intervenire la dea bendata in questa materia mi sembra più un gioco al paradosso  che una vera, fattibile proposta che possa mai essere accettata da chi fa questo mestiere.  Tuttavia è vero che nei Paesi in cui le risorse pubbliche assegnate al finanziamento della ricerca sono particolarmente scarse  la correttezza  della valutazione   è più a rischio che altrove.
 
In questo, l’Italia eccelle al ribasso, essendo le risorse pubbliche appena sopra  l’1% del PIL e quelle private quasi irrilevanti. Accogliere la petizione Parisi è molto importante anche per questi aspetti: alzare il budget per la ricerca  migliora sostanzialmente anche la qualità e l’esito del processo di assegnazione dei fondi. E mette, forse, nel dimenticatoio l’idea della lotteria.
 
Prof. Antonio Cassone  (@pologgb.com)
“mBio” Editor, Membro dell’American Academy of Microbiology

Antonio Cassone

22 Aprile 2016

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