Se si ha un arresto cardiaco, meglio trovarsi in pubblico

Se si ha un arresto cardiaco, meglio trovarsi in pubblico

Se si ha un arresto cardiaco, meglio trovarsi in pubblico
Sopravvive una persona su tre tra quanti sono colpiti da arresto cardiaco in pubblico e sono soccorsi con un defibrillatore automatico. Se l’arresto avviene a casa, soltanto uno su dieci si salva.Secondo gli autori, un’ulteriore dimostrazione, della necessità di diffondere su ampia scala la cultura della rianimazione cardiopolmonare.

Se l’arresto cardiaco avviene in pubblico, ci sono più probabilità che sia dovuto ad anomalie del ritmo su cui è efficace la defibrillazione. È questo il risultato di uno studio pubblicato ieri sul New England Journal of Medicine.
Lo studio ha passato in rassegna i dati del più ampio registro al mondo sugli arresti cardiaci extraospedalieri (quello Resuscitation Outcomes Consortium). 14 mila gli arresti registrati tra il dicembre 2005 e l’aprile 2007, a ciascuno di essi era associato il luogo in cui si era verificato.
I dati appaiono lampanti: per esempio ben il 79 per cento degli arresti che si verificano un posto pubblico a elevato traffico (come un aeroporto) in cui fosse disponibile un defibrillatore automatico esterno era riconducibile a una fibrillazione o tachicardia ventricolare (i due ritmi su cui lo strumento è efficace). Anomalie riscontrate soltanto nel 36 per cento di quelli verificatisi a casa.
Perché simili differenze? “Una spiegazione – scrivono gli autori – potrebbe essere che le persone che hanno un arresto cardiaco in casa sono tipicamente anziani e hanno più probabilità di avere una o più malattie croniche che limitano o precludono la partecipazione ad attività extradomestiche. Così, la localizzazione di un arresto cardiaco extraospedaliero potrebbe essere una variabile surrogata della presenza di malattie e di un corrispondente rischio di fibrillazione ventricolare o tachicardia ventricolare”.
Tuttavia, secondo un editoriale pubblicato a corredo dell’articolo, la motivazione potrebbe essere diversa: potrebbe essere la maggiore tempestività dell’intervento nel luogo pubblico a far sì che l’arresto sia ancora “defibrillabile”.
In ogni caso lo studio conferma l’utilità della massima diffusione della cultura della rianimazione cardiovascolare e della presenza nei luoghi pubblici di defibrillatori automatici esterni (Dae).
I dati dello studio hanno infatti dimostrato come più di un terzo delle persone che hanno avuto un arresto cardiaco in un luogo pubblico dotato di DAE sia sopravvissuto. Una percentuale quasi 4 volte più alta rispetto alla media nazionale Usa dell’8 per cento, e 3 volte più alta rispetto agli interventi effettuati a casa (12%). 

28 Gennaio 2011

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