Sostituzione valvola aortica. La TAVI funziona. Ma in Italia c’è disparità di accesso

Sostituzione valvola aortica. La TAVI funziona. Ma in Italia c’è disparità di accesso

Sostituzione valvola aortica. La TAVI funziona. Ma in Italia c’è disparità di accesso
I risultati di sopravvivenza dopo dodici mesi dall’intervento sono ancora migliori di quanto si potesse immaginare, tuttavia in Italia la procedura TAVI fa fatica a decollare. La denuncia di Paolo Rubino: “non tutti i pazienti nei quali la procedura TAVI è clinicamente indicata sono uguali di fronte al servizio sanitario”.

 “Source XT rappresenta una nuova conferma della validità della procedura TAVI per la sostituzione della valvola aortica danneggiata, attraverso l’intervento per via transcatetere. La sopravvivenza dopo dodici mesi dall’intervento risulta persino migliore di quanto emerso dallo studio PARTNER, pietra miliare nella storia della TAVI, studio che ha contribuito alla sua definitiva affermazione come valida alternativa all’intervento cardiochirurgico tradizionale, nelle persone che soffrono di stenosi aortica grave e sintomatica e che per diverse ragioni non sono operabili”. Queste le parole di Paolo Rubino, Direttore del laboratorio di Cardiologia invasiva, Clinica Montevergine di Mercogliano (Avellino), che ha presentato al Congresso europeo di cardiologia interventistica percutanea EUROPCR 2013 di Parigi, i risultati a un anno dello studio europeo post-approvazione sulla valvola aortica transcatetere Sapien XT di Edwards Lifesciences: il Registro SOURCE XT. 
 
I dati del Registro SOURCE XT documentano i risultati di 2.688 pazienti sottoposti a TAVI tra luglio 2010 e ottobre 2011, arruolati in 93 centri di 17 paesi – tra i principali centri che partecipano al Registro, 5 sono italiani e hanno contribuito con più di 450 pazienti. I pazienti sono stati trattati con TAVI transfemorale (62,7%), transapicale (33,3%), transaortico (3,7%) o succlavico (0,3%) e verranno seguiti per cinque anni. In sintesi, la sopravvivenza a un anno post-TAVI è risultata pari all'80,5 per cento, con poche complicazioni di rilievo: lo studio, infatti, e sempre dopo 12 mesi, ha osservato una prevalenza di ictus del 6,3 per cento e di rigurgito aortico paravalvolare in circa il 7% dei casi.
“I risultati a 12 mesi ottenuti dallo studio PARTNER evidenziavano una sopravvivenza inferiore, pari a circa il 75%. Sicuramente hanno influito su questo miglioramento del dato sia l’affinamento tecnologico delle valvole utilizzate sia le capacità operative delle equipe impiegate che rendono sempre più efficace e sicuro l’intervento, anche su pazienti particolarmente in gravi condizioni. Questi dati confermano definitivamente la validità della procedura TAVI, che tuttavia, nonostante le ottime capacità operative dei team italiani, nel nostro Paese fatica a decollare per ragioni più economiche che cliniche”, ha commentato Rubino. Che poi ha denunciato: “Esiste ancora una seria questione di equità tra cittadini appartenenti a diverse Regioni. Infatti, non tutti i pazienti nei quali la procedura TAVI è clinicamente indicata sono uguali di fronte al servizio sanitario. Diversamente da quanto avviene negli Stati Uniti, o nei principali Paesi Europei,  non esiste una tariffa di rimborso, un DRG, e solo alcune Regioni hanno messo in atto un’adeguata pianificazione, definendo anche una tariffa per la prestazione, producendo importanti fenomeni di mobilità interregionale e costringendo malati già debilitati a dover intraprendere viaggi della speranza. Non si può che auspicare un rapido intervento dei decisori, che possa garantire anche in Italia un accesso equo ed appropriato, in sicurezza, a questa cura salvavita”.

06 Giugno 2013

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