Sperimentazioni cliniche: pazienti troppo ottimisti

Sperimentazioni cliniche: pazienti troppo ottimisti

Sperimentazioni cliniche: pazienti troppo ottimisti
Uno studio americano rivela che la gran parte dei pazienti che partecipano volontariamente alle prime fasi della sperimentazione di un nuovo farmaco oncologico è troppo ottimista sulla sua efficacia.
“In tal modo il consenso informato è compromesso”, spiegano gli autori.
 

Può l’ottimismo essere un problema etico?
Sì, se questo altera la consapevolezza che deve essere alla base del consenso informato, secondo gli autori di uno studio pubblicato sulla rivista IRB: Ethics & Human Research.
I ricercatori, in un piccolo trial, hanno cercato di comprende quale fossero le aspettative che 72 pazienti oncologici riponevano nell’efficacia di un nuovo farmaco che, volontariamente, si accingevano a sperimentare sulla loro pelle.
Non si trattava tuttavia di un farmaco in fase di sviluppo avanzata, ma di un medicinale in sperimentazione di fase I o II.
Ebbene, dalle risposte ai questionari sottoposti dai ricercatori, è emerso che una buona percentuale di partecipanti riponeva nel farmaco speranze poco realistiche, in particolare risultavano esagerate le aspettative positive rispetto ai rischi. Questo avveniva nonostante quasi i tre quarti dei partecipanti dimostrassero di aver compreso a pieno che “lo scopo della sperimentazione fosse quello di offrire benefici ai pazienti futuri e non a loro stessi”, hanno spiegato gli autori dello studio.
A tal punto, secondo il tema, “migliorare il processo di raccolta del consenso potrebbe richiedere di fare qualcosa in più per colmare le lacune nella comprensione. Dovremmo prestare più attenzione a come i pazienti applicano le informazioni che ricevono a loro stessi e stare più attenti a come i fattori psicosociali influenzino le decisioni in questo contesto”. 

26 Gennaio 2011

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